Farisei ed erodiani, nemici giurati, si siedono allo stesso tavolo: li unisce soltanto l’odio per Gesù. Il nemico comune fa alleati anche i più lontani. Non accade anche a noi, quando ci si stringe attorno a qualcuno per escluderlo?
Poi arriva l’adulazione: “Maestro, sappiamo che sei veritiero”. Parole dolci, veleno dentro. Chi ci loda troppo chiede sempre qualcosa. Quante volte ci siamo lasciati incantare da un complimento? E quante volte abbiamo lisciato qualcuno per ottenere un favore?
La domanda è una tagliola: sì o no alle tasse? Se Gesù dice sì, tradisce Dio; se dice no, si mette contro Roma. Vince chi cambia livello. Gesù non risponde con un sì o con un no, ma ci porta più in alto. Li chiama ipocriti: la parola greca per dire colui che interpreta (attore) o risponde. Sapremmo dire con onestà quante maschere indossiamo in una sola giornata? Chi siamo davvero quando nessuno ci guarda?
Poi chiede una moneta. Notate: lui non la possiede, loro sì. Sono i suoi accusatori ad avere in tasca l’immagine di Cesare! E domanda: “Di chi è questa immagine?”. “Di Cesare”. Allora rendete: non “date”, ma “restituite”. Ciò che porta il suo volto, tornerà a lui. Gesù non fa di Cesare un rivale di Dio: distingue, e così libera. Lo Stato non è un nemico: pagare le tasse, vivere onestamente, servire il bene comune è parte del nostro essere cristiani.
Ma Gesù non si ferma. “E a Dio quello che è di Dio”. E di Dio cos’è? Di chi è il volto impresso su di noi? La moneta porta l’immagine di Cesare; noi portiamo l’immagine di Dio. Siamo noi la moneta di Dio, coniata con amore, uscita dalla sua zecca. Nessuna tassa e nessun potere possono toccare questo sigillo. Allora la domanda cambia: non più “quanto devo a Cesare?”, ma “a chi appartengo?”. Stiamo restituendo a Dio la vita, il tempo, gli affetti, o li teniamo nascosti in tasca come un tesoro che crediamo nostro? Rendiamo a Cesare il denaro, e a Dio il cuore.
Mt 22,15-21
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli:
«Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere:
è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo».
Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare
quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».


