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Sarà stato il caldo tropicale di questi giorni, o forse qualche preoccupazione familiare che si è insinuata nel sonno, ma mi è capitato di fare uno strano sogno. Mi sono ritrovato in una biblioteca immensa: scaffali senza fine, ricolmi di volumi di ogni epoca e di ogni disciplina, dai manoscritti antichi e codici miniati alla saggistica e narrativa contemporanea. Ho cercato i miei libri. Invano. Anche nei sogni bisogna fare i conti con la realtà!

Il suono di due voci che dialogavano con calma attirò la mia attenzione. Mi avvicinai in punta di piedi. Seduti uno di fronte all’altro, come se il tempo non esistesse, c’erano Giovanni Pico della Mirandola e Aldo Cazzullo, piacevolmente immersi in una di quelle conversazioni sapienti che sembrano appartenere a un’altra epoca.

Pico stava osservando gli scaffali dedicati ai libri di Cazzullo. Ne estraeva uno dopo l’altro, leggendone i titoli con un sorriso sempre più divertito. “Dante… la Bibbia… la storia d’Italia… Francesco d’Assisi … il calcio… la Resistenza… il Risorgimento… l’Impero romano… le grandi donne della storia… la famiglia… la televisione… gli italiani…” Poi la domanda a bruciapelo: “Ma Aldo, di che cosa non hai ancora scritto?”

Cazzullo non sembrò affatto sorpreso dalla domanda. Anzi: “Mi stupisce sentirglielo dire, conte. Lei ha attraversato Platone e Aristotele, la Bibbia e la Cabala, i filosofi arabi e i Padri della Chiesa, la teologia e la magia naturale. Ha cercato di mettere in dialogo mondi che tutti consideravano inconciliabili e poi ha consegnato ai secoli il suo ‘Discorso sulla dignità dell’uomo’”. Una breve pausa: “Eppure, mi sembra che anche lei abbia scritto sempre dello stesso argomento”.

Pico, incuriosito, sollevò lo sguardo. “Davvero?”, chiese. “L’unico suo argomento alla fine è stato l’uomo – disse Cazzullo –: perché Platone, Aristotele, la Bibbia, la Cabala, la storia, la politica, la poesia… non sono che sentieri diversi. La meta è sempre la stessa: comprendere chi siamo, da dove veniamo e quale sia il significato della nostra esistenza”.

Mi svegliai. Poco più tardi trovai sulle pagine sportive del Corriere l’articolo di Aldo Cazzullo dedicato a Luka Modrić ai Mondiali. Mancava un particolare, piccolo solo in apparenza. Raccontava il campione, il leader, il fuoriclasse, ma aveva dimenticato ciò che Modrić porta sempre con sé, nascosto nei parastinchi: una fotografia della sua famiglia e un’immagine del Sacro Cuore di Gesù. Il tocco di classe del “campione umile”!