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Referendum: Sì o No. Vivere nell’immensa Roma mi concede un respiro più ampio. Qui percepisco meglio le correnti di pensiero della gente, con un campione di confronto vastissimo. A ciò si aggiunge l’abitare in un collegio, dove i dibattiti infuriano quotidianamente.
Parto da due premesse personali. Ero partito pervaso da un certo distacco verso il referendum sulla giustizia: mi pareva complicato da decifrare, e sapevo di non poter tornare a casa a votare per impegni assunti e lezioni improrogabili. Così, avevo accantonato il tema. Eppure, da cittadino quasi bravino, ho deciso di immergermi nei materiali, arrivando a immaginare cosa avrei scelto – resta il condizionale – se avessi potuto votare. Ho aperto allora al confronto coi coetanei.
Mi ha spaventato, forse per la mia giovane carriera di elettore, l’approccio di molti. Diversi ripetevano di voler votare a fiducia o sfiducia: “Poiché me l’hai proposto tu, mi fido. O viceversa”. È un qualcosa che davvero non capisco; resta un mistero. Chi invece articola una posizione si barrica in schemi comunicativi preconfezionati, frasi fatte pronte all’uso. Basta un piccolo pungolo, un’uscita dal copione, e affiora il vuoto. Vale per l’una e l’altra parte, senza distinzioni. A onor del vero, ho incontrato anche chi rifletteva sul serio, informandosi con cura: li ho apprezzati profondamente. Il mio piccolo campione, però, mi ha lasciato un retrogusto amaro.
Una volta certa la vittoria del No, ho voluto testare se conservo ancora l’istinto del fotogiornalista. Mi sono infilato nel corteo verso Piazza del Popolo, dove ho quasi perso un orecchio sotto le casse acustiche. Ho rincontrato conoscenti, colleghi fotografi: il mercoledì immortalano il Papa all’udienza, poi all’occorrenza si perdono tra fumogeni rossi e striscioni. Che miscela imprevedibile, il mondo dell’informazione. Giovani ce n’erano, certo; ma anche tanti anziani.
Di riflessioni ne ho accolte diverse in questi giorni: da “Con questi giovani c’è speranza” a “Ha trionfato la tifoseria”. I dati, però, parlano chiaro: i giovani hanno deciso questo referendum. Lo confermano in ogni declinazione. Nel suo complesso la cosiddetta Gen Z (fino ai 28 anni e pari al 13,1% dell’elettorato) ha espresso il No al 58,5%. I laureati, il 16,2% dell’elettorato, lo hanno confermato al 67,9%. Gli studenti (appena il 5,3%, soprattutto a causa del voto impossibilitato ai fuorisede) hanno scelto il No al 63,6%. Perfino chi non si colloca politicamente (oltre un terzo del totale) ha optato per il No al 63,2%.
Tra i cattolici invece – non c’entra l’età ma è il dato che sono andato a vedere per primo – prevale il Sì: 52,8% tra i praticanti assidui, 54,6% tra i saltuari, 50,9% tra i non praticanti.
Fra tutti, riporto integrale un commento che riassume: “L’importante è che non si voti per seguire una moda. La politica è una cosa seria”.


