Nella foto: ubicazione della casa padronale nel tessuto urbano

“Leggere i muri per vedere la storia”: questa è la tesi del gruppo storico-culturale Laberianum che porta alla luce, osservando i muri di una singola abitazione e poi del quartiere che si è venuto a creare intorno ad essa nell’arco di tre secoli, lo stile di vita dei nostri antenati che ancora qui danno la loro presenza, permettendoci di sapere come pensavano, lavoravano e come convivevano con gli avvenimenti epocali che hanno riguardato la loro esistenza.

Prima di entrare nei dettagli, occorre fare una premessa: in alcune zone del Piemonte vi era l’usanza contadina di dormire nella stalla durante l’inverno, per sfruttare il calore degli animali. Nei racconti dei “vecchi laurianesi” questa peculiarità era presente, così come a Balme (Valle di Lanzo) e nell’albese, al Pian dei Biglini. Invece, nei paesi vicini a Balme gli animali erano sempre tenuti separati dall’ambiente umano. Abbiamo inoltre scoperto che le notizie, i racconti popolari e alcuni usi e costumi di Balme, erano ben conosciuti anche nell’albese. A questo si aggiunga che fino agli anni ’50 dello scorso secolo i pastori in inverno davano in affidamento gli agnellini ai bambini di Lauriano; in primavera tornavano a recuperarli, pagando le famiglie ospitanti con lana e formaggio.

La storia di Lauriano è molto antica, in epoca Antico Romana era detta Bodincomagus, un villaggio fortificato di origine celto-ligure (vedi Christian Parolo e Sergio Sapetti, tesi Lauriano-Bodincomagus coincidenza dei due insediamenti, prodotta da Laberianum) già citato da Plinio il Vecchio nei pressi dell’insediamento romano di Industria.

Una importante e nobile famiglia bodincomagese di venti secoli fa era quella degli Oviconi, nome che trae origine da “ovis-ovino”. Bodin-comagus permetteva il collegamento con la sponda nord del Po perché in quel punto il fiume era navigabile (da qui la radice del nome Bodinco che significa “profondo” riferito al Po, come scrisse Plinio il Vecchio), inoltre era un mercato (magus). Gli ovini in questo luogo potevano essere traghettati verso le zone alpine e viceversa, creando delle lunghe vie di transumanza che sono rimaste pressoché immutate per millenni.

La linea che univa le tre suddette località era quindi basata sui pastori che si trasferivano dall’una all’altra zona a seconda della stagione. Alcuni pastori originari di un luogo si accasarono in quello opposto e in alcuni casi i loro cognomi sono ora presenti soprattutto ai due apici del percorso.

Per il nostro attuale studio si è scelto di partire dal XVII secolo perché nel 1625, da luglio a novembre, un centinaio di cavalleggeri polacchi, facenti parte delle truppe che ponevano sotto assedio la fortezza di Verrua, si insediò a Lauriano, bruciando la nuova chiesa, devastando le case e i raccolti e provocando con violenza la fuga nei boschi degli abitanti. Negli archivi di Lauriano non si hanno documenti scritti precedenti a quest’epoca, essendo andati tutti distrutti.

A Lauriano, al Bricco Basso, abbiamo guardato le pietre, i mattoni, le mappe, le strutture del borgo, andando ad ipotizzare la vita dei suoi abitanti nel corso dei secoli, a partire dall’antica casa padronale del XVII secolo, costituita da una grande stanza al pian terreno e una grande stanza al primo piano, entrambe dotate di camino. I muri di questa prima struttura sono fatti in pietra di fiume alternata a pietre lavorate probabilmente in epoca romana. Le domus e le ville romane furono utilizzate come cava per costruire la fortificazione medievale che svettava in cima al colle del Romitorio. Nel XVI secolo, ormai in disuso, anche la fortificazione è a sua volta utilizzata come fonte di materiale edilizio per le nuove abitazioni, compresa quella che stiamo analizzando.

Nella casa originaria, la stanza al pian terreno, sul lato nord, ha un grosso portone d’ingresso, il che fa presumere che il cavallo, mulo o asino che fosse, è direttamente ospitato all’interno dell’abitazione. Mentre invece la stalla per i bovini è a poche decine di metri verso sud. Unendo queste peculiarità, la casa originaria assume l’aspetto di una abitazione padronale, costruita con fondamenta solide, ambienti grandi, dove un facoltoso proprietario in inverno dorme in casa, non nella stalla come i contadini più poveri, forse tenendo presso di sé il cavallo.

Nel 1705 la fortezza di Verrua è di nuovo posta sotto assedio. L’esercito francese, per costruire le miniere e mettere l’esplosivo sotto le difese sabaude, depreda del legname i tetti di tutte le case dei paesi limitrofi. Anche qui al Bricco Basso con ogni probabilità sono violentemente sottratti i travi dei tetti, facendo crollare i voltini sottostanti. Oggi, andando in solaio, si vede che un pezzo dell’intonaco seicentesco è ancora presente: nella ristrutturazione dopo la guerra, i soffitti delle camere sono stati abbassati di una trentina di centimetri, inglobando nel solaio la parte alta dei vecchi intonaci.

L’abitazione del XVIII secolo assume una natura “contadina”, più povera di quella originaria. Le stanze del XVIII secolo sono trasformate con la costruzione di un sottile muro centrale in modo da ottenere quattro stanze lunghe, basse e strette, al posto delle precedenti due stanze più grandi. Intorno a questa casa ne sono costruite altre con le stesse caratteristiche. Tutte hanno le volte a lunetta nelle stanze al pian terreno e le stalle sono separate dall’abitazione.

Nel XIX secolo il palazzo de “La Giustizia” che è posto in cima ad una collina adiacente, viene ristrutturato in fattoria. Per riedificarlo, alle pendici della collina, è costruita una fornace di mattoni a breve distanza dal quartiere che stiamo studiando. Avendo la fornace così vicina il costo di trasporto dei mattoni è irrisorio, i prezzi di acquisto sono più convenienti e così le case del borgo si arricchiscono di nuovi muri e di nuovi locali. Nel 1800 si ampliano le strutture precedenti seicento-settecentesche e si riempiono “gli spazi vuoti” tra una e l’altra, edificando abitazioni di aspetto ancora più povero, addirittura alcuni muri sono costruiti con “mattoni crudi”.

All’angolo della casa principale vi sono oggi ancora incastonate le pietre carraie che indicano dove prima passava un viottolo, ora occupato da una casa, mentre al primo piano le antiche finestre sono diventate armadi a muro, non potendosi più affacciare all’esterno. Per lo stesso motivo nelle stalle più vecchie sono murate le piccole feritoie laterali che facevano fuoriuscire la condensa del respiro degli animali.

Nel corso di tre secoli da una prima casa isolata, con ingresso a nord e munita di stalla a sud, si è giunti ad un lungo frontone di parecchie case adiacenti, rivolte a sud, tutte dotate di stalle, fienili, cantine e ballatoi. Inoltre da un solo pozzo indicato sulla mappa del 1600 e distante duecento metri dall’abitazione principale, si sono aggiunti altri cinque pozzi, tutti situati vicino alle rispettive case.