Sull’azione del Governo pesano le incertezze del Movimento 5Stelle

(Mario Berardi)

Il “fuoco amico” ha bloccato per giorni il premier Conte e il varo del decreto “Rilancio” con 55 miliardi di spesa (il valore di due leggi finanziarie).

Al centro della contesa la regolarizzazione di 600 mila braccianti, colf, badanti, fortemente osteggiata dai M5S, con posizioni vicine a Salvini-Meloni. Alla fine Conte ha retto, con l’appoggio di Pd, Italia Viva, Leu, ma i rapporti tra il premier e il partito che lo ha designato sono apparsi deteriorati.

È il risultato del grande conflitto apertosi nel Movimento per la scelta di un nuovo capo politico, dopo la rinuncia di Di Maio. Tra i grillini, ci sono almeno quattro correnti: la sinistra del presidente della Camera Roberto Fico; la linea istituzionale e governativa dei ministri Patuanelli e Azzolina, D’Incà; la corrente “di destra” guidata da Di Battista e la componente “ondivaga” dello stesso Di Maio, che ondeggia da sinistra a destra, con un aperto dissenso verso l’ex amico-premier, che lo ha scalzato nel gradimento popolare (secondo i sondaggi è al 59%).

Nonostante tutto, la proposta coraggiosa delle ministre Bellanova e Lamorgese (Agricoltura e Interni) merita di essere segnalata come un obiettivo passo avanti nel riconoscimento, sia pure temporaneo, dei diritti degli irregolari e degli sfruttati, extracomunitari o italiani; 600 mila persone escono dal buio del disconoscimento sociale e diventano persone di serie A.

Il problema sarà quello di continuare il loro riconoscimento, ma il muro della segregazione è stato infranto, con una prima vittoria della linea umanitaria, da sempre sostenuta da Papa Francesco e dal volontariato laico e cattolico. Tenerli ancora nascosti avrebbe significato premiare il lavoro nero e il caporalato.

Oltre alla questione della regolarizzazione di braccianti, colf, badanti, il decreto “Rilancio” contiene importanti misure in tre direzioni: sostegni alle imprese e alle famiglie, reddito di emergenza per chi – nella pandemia – è senza risorse e soffre la fame, interventi strutturali per la sanità (nuove assunzioni di medici e infermieri, fondi per le strutture ospedaliere, maggiore presenza delle attività domiciliari).

La Confindustria avrebbe voluto tutte le risorse per le imprese, ma si può chiudere gli occhi davanti all’esistenza, oggi, di migliaia e migliaia di senza-salario o pensione?

Per il Governo si apre ora un altro fronte: l’accettazione degli aiuti di Bruxelles. Il premier Conte punta sul “Recovery fund”, che secondo il commissario europeo Gentiloni, sarà complessivamente di mille miliardi per i 27 paesi dell’UE: ma questi fondi, legati al bilancio dell’Unione, potrebbero decorrere dal primo gennaio 2021. Nel frattempo l’Italia dovrebbe ricorrere agli altri stanziamenti già in vigore dal primo giugno: circa 100 miliardi tra la Sure (cassa-integrazione), la Bei (Banca degli investimenti) e il famigerato Mes (Meccanismo europeo di stabilità).

Qui tornano in campo le difficoltà dei Grillini, incalzati dai sovranisti della Lega e di Fratelli d’Italia (non di Forza Italia, europeista). Il ministro dell’Economia Gualtieri preme perché questi fondi siano subito accettati dall’Italia, sin da giugno, per coprire almeno in parte i debiti assunti con i provvedimenti “Rilancio” e “Cura Italia”.

Sul necessario voto in Parlamento la scelta dei 5 Stelle sarà decisiva: molti commentatori ritengono che sarà necessario un intervento diretto del fondatore Grillo per ottenere un sofferto sì. Ma in tempi così difficili si può rinunciare ai 37 miliardi del Mes, a tasso zero, per una preclusione sovranista?

Negli stessi ambienti della Lega alcuni governatori (Lombardia, Friuli) sono perplessi sul no alle spese sanitarie consentite dal Mes; decisamente per il sì i governatori di Piemonte e Liguria.

Resta un quadro politico incerto e confuso, anche se il Governo procede con i provvedimenti d’urgenza, nonostante il no su tutto di Salvini e Meloni. Tra l’altro i due leader della destra radicale hanno anche contestato, con toni molto duri, l’accoglienza riservata dal Governo alla cooperante Silvia Romano, liberata dai nostri servizi segreti dopo 18 mesi di prigionia; hanno dimenticato che lo stesso governo Berlusconi, con tutto il centro-destra, accorse a Ciampino per accogliere la giornalista del “Manifesto” Giuliana Sgrena, liberata anch’essa dai nostri 007 in Iraq.

Sembra impossibile, ma ogni evento, anche umanitario, non sfugge alla contesa politica.

Riuscirà il nostro Paese, in un momento così difficile, a sottrarsi alla tentazione della campagna elettorale permanente? Il rapporto tra i cittadini e la politica migliorerebbe ampiamente, con un salto di qualità nella vita istituzionale.

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