Tra “congiunti” e “affetti stabili”

(Cristina Terribili)

Abbiamo tutti aspettato la Fase 2, quella della ripartenza: ossia la partenza di quanto era stato messo in sospeso. Tra i primi a uscire sono stati genitori con bambini che, approfittando anche di queste bellissime giornate primaverili, si sono concessi il lusso di attardarsi sui prati.

Sono cambiati gli sguardi negli occhi delle persone. Se prima chi usciva era visto come l’untore, il nemico della patria, oggi ricomincia ad essere il vicino, il sopravvissuto. In coda all’ufficio postale, un signore anziano, incontrando un suo conoscente, si è abbassato la mascherina come avrebbe fatto col cappello. Gesti antichi con nuovi abbigliamenti.

In questa fase si possono andare a trovare i congiunti, e su questa parola, già ci si ferma. Chi sono i parenti lo sappiamo, e che spesso siano associati ai serpenti, pure. Chi sono i congiunti?

Scopriamo che sono comunque parenti e allora ci chiediamo quale sia il bisogno di utilizzare due termini ancorché sinonimi? Che i parenti ed i congiunti abbiano gradi di familiarità diversi? Nelle FAQ viene spiegato e sono indicati i coniugi, i conviventi, i parenti fino al sesto grado (i figli dei cugini, per intenderci) e gli affini fino al quarto grado (i cugini del coniuge), gli affetti stabili.
A quel punto è stata la definizione di “affetti stabili” a risuonare nelle orecchie di molti e molti hanno riflettuto sulla stabilità di un affetto. In questo caso non è stato data una temporalità.

È stabile un affetto che dura da almeno due anni? Non viene chiesto di esibire la foto che ritrae due amici insieme dal tempo delle scuole elementari. Perché gli incontri con gli amici sono ancora vietati ma quelli con gli affetti stabili, no.

Questo è l’inizio di un dubbio. La persona che conosco da anni, a cui confido gioie e dolori, di cui conosco i gusti, quali libri ha letto e quali film ha visto… quello è un affetto stabile? Però invece di dire che vado dalla mia amica Patrizia devo dichiarare che mi reco da un affetto stabile. Ma chi mi fermerà per un controllo lo capirà quanto voglio bene a Patrizia? Quale documentazione devo avere al seguito per mostrarglielo?

Certo che se ho fatto parte delle persone che hanno messo in ordine gli album delle fotografie non avrò dubbi su dove reperire centinaia di immagini che ci ritraggono insieme!

Eppure, al di là della voglia di ironizzare sul concetto di stabilità, mi sembra utile considerare come si faccia fatica ad accettare e a definire correttamente i cambiamenti della società in merito non tanto al termine famiglia, ma quanto relativamente al mondo degli affetti, quelli stabili soprattutto.

Dentro di noi la famiglia continua ad avere il sapore e l’immagine di tante persone, di tanti zii e cugini e fratelli e sorelle riunite intorno a lunghi tavoli, alberi genealogici di ritratti con trisavoli in bianco e nero che ci osservano con sguardi seri.

Le famiglie oggi sono diventate nucleari, i figli unici abbondano e i figli unici di figli unici non sono una rarità. Ci sono poi quei parenti che sono lontani, sentiti e visti in video-chiamata ma che al momento continuano ad essere poco raggiungibili. Ma in famiglie così piccole le relazioni amicali, soprattutto per chi ha la fortuna di coltivarle da sempre, sono la vera stabilità in una società fluida, in continuo cambiamento.

Se ci sono coppie che dopo decine di anni di matrimonio si separano, ci sono amicizie che hanno superato brillantemente i cambiamenti del tempo.

Certo, ci sono persone che ritorneranno a ricongiungersi dopo due sofferti mesi, alcuni, tra i più fortunati, potranno anche sedersi ai tavolini all’aperto di un bar che servirà un cappuccino ed una brioche, ma altri si interrogheranno sulla propria solitudine.

I volontari, dal canto loro, potranno parlare a lungo di quanto siano diventati “affetti stabili” per tutte quelle persone che per mille difficoltà hanno avuto il sostegno di chi ha risposto da una linea telefonica dedicata al sostegno psicologico o da chi portava il pacco alimentare.

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