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La Messa tradotta nella Lingua dei Segni Italiana (LIS) diventa realtà per favorire la piena partecipazione delle persone non udenti all’Eucaristia domenicale. Normalmente infatti quando si affronta il tema dell’inclusione per i disabili siamo abituati a riferirci all’ambito scolastico, alle infrastrutture, al trasporto…

Molto meno pensiamo alla traduzione nella lingua dei segni che è un modo essenziale per riconoscere i diritti alle persone con disabilità uditiva offrendo loro ampie opportunità di integrazione e partecipazione attiva. E per partecipare attivamente è necessario poter comunicare, comprendere cosa viene detto per formarsi un’idea (in seno, per esempio, ad un dibattito dal vivo o in televisione). Il problema maggiore della traduzione nella lingua dei segni sembra ancora essere presente negli eventi “dal vivo” o laddove non vi sono mediatori linguistici; eppure essa non è soltanto un servizio tecnico, ma un segno concreto di civiltà.

Per molte persone non udenti, la lingua dei segni non è un semplice supporto alla comunicazione: è la loro lingua naturale, il modo più pieno e diretto con cui accedono alle informazioni, alle emozioni e al dibattito pubblico. Quando una conferenza, una cerimonia, un evento culturale o religioso viene tradotto nella lingua dei segni, si compie un gesto di giustizia prima ancora che di cortesia. Si afferma che tutti hanno il diritto di comprendere e di essere presenti, non come spettatori marginali, ma come membri effettivi della comunità.

L’assenza di traduzione, al contrario, rischia di produrre una forma silenziosa di esclusione. Le persone non udenti possono (anche) essere fisicamente presenti, ma restare di fatto escluse dal contenuto dell’incontro. In questo senso, l’accessibilità linguistica diventa una questione di dignità: non riguarda soltanto l’efficienza organizzativa, ma il modo in cui una società riconosce il valore di ciascuno.

La presenza degli interpreti di lingua dei segni ha anche un significato culturale più ampio. Rende visibile una minoranza spesso poco considerata e contribuisce a creare una maggiore consapevolezza collettiva. Chi partecipa a un evento tradotto scopre che esistono diversi modi di comunicare e che la pluralità delle forme espressive arricchisce l’intera comunità. In questa prospettiva, la traduzione nella lingua dei segni non dovrebbe essere percepita come un’aggiunta occasionale, ma come una pratica ordinaria negli spazi pubblici più rilevanti.

È un piccolo investimento che produce un grande risultato: trasformare la semplice presenza in autentica partecipazione.

Una società davvero inclusiva si riconosce proprio da questo: dalla capacità di rendere la parola accessibile a tutti. Quando la comunicazione diventa condivisa, la comunità diventa più giusta, più aperta e più umana.