Foto generata con IA
Tra il 9 ed il 15 marzo prossimo a Torino, l’Associazione Terra di Libertà OdV, organizza una serie di eventi dal tema “Psichiatria, diritti violati e discriminazioni”. Tra le altre cose un convegno dal titolo “Il TSO in psichiatria: un problema di diritto e discriminazione”. Il tema risulta essere interessante perché pone l’attenzione sull’etica della cura e sull’adesione e la consapevolezza della persona che presenta un disturbo psichiatrico.
Ma che cos’è il TSO? Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è un intervento considerato eccezionale che, in seguito alla coraggiosa legge Basaglia (la 180 del 1978), può essere previsto come misura ultima quando la persona, in evidente alterazione psichica, rifiuta le cure necessarie o misure alternative a trattamenti che si rendono obbligatori.
Prima della legge Basaglia si faceva riferimento al “ricovero coatto” che aveva il solo scopo di contenere la persona ritenuta “alienata di mente” e non si riferiva né al bisogno di cura, laddove necessario, né al rispetto della persona (spesso il ricovero coatto era un mezzo usato strumentalmente per togliere diritti e dignità a persone fragili o invise alla famiglia o alla società). Mentre dal 1978 per istituire un ricovero obbligatorio sono necessari dei presupposti come l’alterazione psichica tale da richiedere un intervento terapeutico urgente, il rifiuto delle cure da parte del paziente e l’impossibilità di curare la persona sul territorio o attraverso interventi terapeutici non ospedalieri.
Con la legge 180 il TSO aveva una durata massima di 48 ore, doveva essere proposto da un medico, convalidato dal medico della struttura sanitaria competente, ordinato dal Sindaco e convalidato dal giudice tutelare entro 48 ore.
Nel 2025, la Corte Costituzionale, a seguito del ricorso istituito da una donna siciliana che ha denunciato gli abusi procedurali a cui era stata sottoposta a seguito della disposizione di TSO da parte del sindaco, con la sentenza 76, ha dichiarato illegittimo, secondo la costituzione italiana, l’articolo 35 della legge 833/1978 che fa riferimento al TSO.
La Corte Costituzionale basa la sua decisione sulla necessità di tutelare il paziente da ogni forma di violenza durante le procedure di ricovero nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura. Quella sentenza serve a ricordare che i TSO devono essere svolti “nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura”, e che i trattamenti “devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato”.
Inoltre deve garantire il diritto della persona ad essere informato sul provvedimento restrittivo, di poter comunicare con chi ritenga opportuno, di chiedere al sindaco la revoca o la modifica del provvedimento, fino alla possibilità da parte di chiunque abbia interesse di proporre ricorso contro il provvedimento presso il tribunale competente per territorio.


