Troppa carne al fuoco per un Paese che ha bisogno di stabilità

(Mario Berardi)

La Lega soffre la concorrenza elettorale della Meloni e ha cominciato a differenziarsi dal Governo di cui fa parte, votando gli emendamenti di FdI contrari al Green-pass, tra le proteste del centro-sinistra. Contemporaneamente Salvini insiste per l’elezione di Draghi al Quirinale e successive elezioni politiche in primavera: teme probabilmente che l’ascesa nel centro-destra della Meloni sia irresistibile, restando all’opposizione. Contrari al voto anticipato i Forzisti, sempre più spostati verso il centro e critici con i “sovranisti”.

Paradossalmente convergente sul voto in primavera e con Draghi al Quirinale si è dichiarato l’esponente della sinistra del Pd Bettini, con l’obiettivo di un’alleanza stretta tra Dem e Pentastellati. Il nuovo leader dei Grillini, Conte, è oscillante: da un lato teme le elezioni, dall’altro il foglio più vicino (Il Fatto Quotidiano) è tra i media più duri con il Presidente del Consiglio. Nettamente contrario alle urne il segretario del Pd Letta, che vorrebbe Draghi a Palazzo Chigi sino alla scadenza naturale della legislatura, nell’aprile 2023.

La crescente agitazione dei partiti, favorita dalla scadenza elettorale delle amministrative, contrasta con le esigenze di ripresa del Paese (si prevede un Pil al 6%) e con gli impegni assunti con Bruxelles: entro l’anno l’Italia deve varare la riforma del fisco e della concorrenza, completare l’iter della nuova legge sulla Giustizia, approvare il bilancio statale 2022. Ma già emergono nuovi contrasti nella larga maggioranza Draghi, dall’abolizione della “Quota 100” sulle pensioni al rifinanziamento del Reddito di cittadinanza: su questo tema, essenziale per i Grillini, si oppongono sia Salvini (che pure aveva votato la legge del primo Governo Conte) sia Renzi, “nemico” acerrimo dei Pentastellati.

Per il Governo si annucia quindi un “autunno caldo” nelle aule parlamentari.

I molti impegni legislativi hanno fatto rinviare al Senato la discussione sul ddl Zan sull’omotransfobia; d’accordo anche Letta che si trova tra due fuochi: l’intransigenza della sinistra dem (Zan, Cirinnà, Zingaretti) che non accetta emendamenti al testo votato dalla Camera; la crescente opposizione della componente cattolico-democratica, testimoniata anche dalla presa di posizione del prodiano Franco Monaco. Rallenta inoltre l’iter della legge per evitare il referendum radicale sull’eutanasia: questo potrebbe fornire un ulteriore alibi ai sostenitori del voto anticipato, perché autorevoli giuristi ritengono il quesito referendario una sovversione dell’ordinamento giuridico sulla tutela della persona.

Il premier, palesemente irritato per l’anticipata campagna elettorale sul Quirinale (anche per rispetto all’ottimo Mattarella) continua con fermezza il suo lavoro. In politica estera ha ottenuto il sì del leader cinese Xi per il G20 sull’Afghanistan; ma ora i problemi provengono dagli Stati Uniti, perché il Governo Biden non vede di buon grado il ruolo di Pechino; il neo-isolazionismo americano non è un buon viatico per la coraggiosa “mission” di Draghi. Contestualmente il presidente del Consiglio intende premere su Bruxelles per il dopo-Merkel: teme un vuoto di potere nella UE, anche sul tema del “patto di stabilità”, perché i “falchi” del Nord e i governi “sovranisti” vogliono tornare alla politica del rigore, che colpirebbe l’Italia nel pieno della ripresa economica.

Sul piano interno Draghi non deflette dalla linea sulle vaccinazioni, non escludendo l’ipotesi dell’obbligo, anche se l’operato del commissario gen. Figliuolo ha già portato oltre l’80% degli italiani over 12 ad almeno una somministrazione.

C’è molto da fare nell’agenda politica, nonostante gli evidenti ostacoli; i “centristi” (i più preoccupati dal voto anticipato) hanno avanzato con Nardella (sindaco di Firenze) l’ipotesi di un’eventuale maggioranza sostitutiva della Lega, sul modello dell’elezione della presidente della UE, Ursula von der Leyen: dai Grillini ai Forzisti, con Pd, Leu, Renzi e Calenda.

Intanto si danno da fare per la possibile candidatura al Quirinale dell’on. Casini nell’ipotesi di stallo tra Mattarella e Draghi. In alternativa la ministra Cartabia (sgradita ai Grillini). Come si vede c’è molta carne al fuoco: forse troppa, per un Paese che ha grandi esigenze di stabilità e solidarietà.

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