Senza pace e senza tregua la martoriata Ucraina resiste da quattro anni all’aggressione di Mosca che ha provocato sinora un milione di vittime, tra morti e feriti (con molti bambini coinvolti). La tragedia di Kiev è oggi finita in secondo piano nei media mondiali, travolta dal conflitto medio-orientale. Ma c’è una voce autorevolissima, quella del Papa, che non dimentica la tragedia nel cuore dell’Europa: dall’Africa, dall’Angola, Leone XIV ha espresso nel Regina Coeli parole inequivocabili: “Mi addolora profondamente il recente intensificarsi degli attacchi contro l’Ucraina, che continuano a colpire anche i civili. Esprimo la mia vicinanza a quanti soffrono e assicuro la mia preghiera per tutto il popolo ucraino. Rinnovo l’appello perché tacciano le armi e si persegua la via del dialogo”.
In precedenza il Papa aveva fatto appello per una tregua duratura, respinta dal Cremlino. La scelta di Mosca è analoga a quella di Trump e Netanyahu su Teheran: fuori dal diritto internazionale e dalla Carta dell’ONU, ispirata dalla logica del più forte.
In Italia la questione ucraina spacca i poli: con Kiev la Meloni e Tajani nel destra-centro, il Pd e i Centristi nel “campo largo”, con i verdi a metà strada (senza aiuti); ma la vera sorpresa è la sintonia, di segno contrario, di Lega e M5S: Salvini è per l’acquisto del gas russo, Conte è d’accordo ma in un tempo successivo all’auspicata conclusione del conflitto medio-orientale. Si può rinunciare alla difesa della libertà e della sovranità del popolo ucraino per il primato degli interessi economici? Non è questa la linea di Trump con il Venezuela (petrolio in cambio dello status-quo per il regime di Caracas), Cuba, la Groenlandia, la Striscia di Gaza …?
Queste fratture in politica estera rafforzano l’invito di Romano Prodi alle coalizioni a privilegiare la coerenza programmatica sulla ricerca del successo elettorale (intervista a La Stampa), perché non basta vincere, occorre governare efficacemente (l’ex premier, vincitore nel ’96 e nel 2006 con l’Ulivo, cadde presto per contrasti tra i partiti della coalizione).
Proprio in questi giorni a Milano abbiamo avuto conferma dei timori di Prodi: nel destra-centro la Lega ha svolto un raduno con l’estrema destra europea, con slogan contro gli immigrati che si vorrebbe rimpatriare; contestualmente Forza Italia, sostenuta dalla Moratti, ha manifestato in favore dell’immigrazione e dell’accoglienza; nel centro-sinistra il sindaco Sala, che aveva rinnovato il gemellaggio Milano-Tel Aviv, è stato duramente contestato dai Verdi e dal Pd, solidali con i Palestinesi.
Ancora in Forza Italia cresce la spinta della famiglia Berlusconi per uno spostamento neo-centrista del partito; secondo il “Corriere” l’obiettivo sarebbe quello di bloccare la proposta di riforma elettorale del Governo, mantenendo le norme attuali che, secondo i sondaggi, porterebbero ad un pareggio tra i due Poli, con la scelta del futuro Governo affidata al Quirinale.
A sua volta la Meloni, dopo lo “sfratto” subìto da Trump, ha cercato una svolta europeista partecipando a Parigi alla riunione dei “volenterosi” sulla missione di pace nel Golfo Persico. Dopo il tramonto di Orban (sostituito da un nuovo filo-russo, il bulgaro Radev) la premier cerca una intesa con il PPE, senza abbandonare l’alleanza con la Destra. Ma la mediazione appare difficile come quella tentata tra l’Europa e Trump.
Nel centro-sinistra M5S e Pd hanno dato avvio alla consultazione dell’elettorato, ognuno per proprio conto. Il lavoro collegiale è previsto per l’autunno, mentre le discusse primarie potrebbero addirittura non svolgersi, qualora restasse l’attuale legge elettorale. Sì alla coalizione, ma ogni partito con la sua lista, lasciando le scelte finali a Mattarella. Intanto il Quirinale non manca di far sentire il suo rigore istituzionale: inflessibile in politica estera la ricerca di spiragli di pace (con un rinnovato sostegno al Vescovo di Roma); fermo, sui diritti, ad esigere dal Governo la correzione del decreto sulla sicurezza e sui migranti, evitando il premio agli avvocati “proni” all’Esecutivo.


