Un uomo in ginocchio

(Filippo Ciantia)

Durante la recente visita in Slovacchia, dopo una breve visita privata alle Suore di Madre Teresa di Calcutta, Papa Francesco ha incontrato la comunità ebraica presso il Memoriale dell’Olocausto. Prima di raccontare la sua drammatica e commovente storia di sopravvissuto, il professor Lang ha esclamato “Baruch Habàa”: “Sii benedetto, tu che vieni!”. Lang ha concluso ringraziando il Papa per la sua opera perché si comprenda che siamo “Fratelli tutti”, ricordando anche l’incaricato d’affari della Santa Sede in Slovacchia Giuseppe Burzio che, durante quegli anni bui, si oppose coraggiosamente alle leggi antisemite e alle deportazioni.

Mi è capitata tra le mani una moneta da due euro coniata nel 2020. Ho notato oltre alla data, un uomo in ginocchio e una scritta in tedesco. Si tratta della “genuflessione di Varsavia” del cancelliere tedesco Willy Brandt di fronte al monumento alla rivolta del Ghetto di Varsavia. Sorprendendo tutti, il politico tedesco scelse, spontaneamente, al di fuori di qualunque protocollo della visita ufficiale, un gesto religioso tipicamente cristiano per chiedere perdono alle vittime della strage e onorare gli eroi del Ghetto.

“Posto di fronte all’abisso della storia tedesca e al peso dei milioni di persone che furono uccise, ho fatto quello che noi uomini facciamo quando le parole ci mancano”. Molti considerarono il gesto esagerato: eravamo nel 1970.

Brandt non viene ricordato come uno dei padri dell’Europa, ma in quell’inginocchiarsi, ha ripreso con potenza gli stessi ideali europei che oggi paiono sfuggire alla nostra coscienza. Ha segnato una via per costruire e ha dato una risposta alla domanda “Che cosa vuol dire essere europei?”.

Papa Francesco dopo aver reso omaggio alla carità delle suore di Madre Teresa, fissando in questo Amore l’origine della dignità di ogni persona, ha chiesto l’impegno di tutti: “…non venga profanata l’immagine di Dio nella creatura umana”.

Nel 2016, dopo aver ricevuto il premio Carlo Magno, Papa Francesco aveva ben delineato la fisionomia vera dell’Europa. In questi tempi in cui si parla della necessità di una difesa militare europea, deve essere chiaro che cosa val la pena difendere: “Un baluardo di pace, (…) un edificio costruito da Stati che non si sono uniti per imposizione, ma per la libera scelta del bene comune, rinunciando per sempre a fronteggiarsi”.

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