Venti (e incubi) di guerra

(Fabrizio Dassano)

Preoccupato dai venti di guerra che tirano nell’Est-Europa, il mio ex vicino ha circondato il suo amato pollaio con un muro di sacchetti di sabbia, trincerandolo e proteggendolo con un caposaldo adiacente. Ha poi steso una linea telefonica da campo per collegare il pollaio, sorta di ridotto avanzato, alla propria abitazione. Le contromisure sono state assunte, insieme alla decisione di tenere un memoriale, non appena l’ex-vicino ha avuto notizia del viaggio del nostro ministro degli esteri a Kiev e forse a Mosca, proprio nei giorni in cui – secondo l’intelligence americano – Vladimir Putin scatenerà la sua invasione per strappare l’Ucraina dalle grinfie del becero occidente.

Nel memoriale del mio ex vicino c’è di tutto. Si comincia con una storia dei grandi errori militari che hanno destinato alla fine quei regimi decisi a far fuori la Russia: l’impero di Napoleone Bonaparte e, 129 anni dopo, il Terzo Reich di Adolfo Hitler. Poi argomenta che i russi nel 1945 hanno invece raggiunto Berlino e inseguito Adolfo fin dentro la cancelleria.

Poi il documento contiene una divagazione in cui parla dei grandi comici, in quei tempi in cui ognuno faceva il proprio mestiere: gli idraulici facevano gli idraulici, i comici facevano i comici, i giornalisti facevano i giornalisti, i giudici facevano i giudici e così via. Scrive che Charlie Chaplin e Roberto Benigni hanno saputo narrare la tragedia della persecuzione razziale al cinematografo nell’era dei grandi cataclismi che va dal 1914 al 1991.

Quella di cambiare mestiere – secondo il pensiero dell’ex vicino – non sarebbe foriero di buone risultanze: ad esempio, quella del comico al potere è il pensiero ricorrente non solo a Kiev, ma in tutta l’Ucraina e non solo. Il premier, il comico Volodymyr Zelensky, è ai minimi storici per non aver saputo realizzare le sue promesse elettorali: combattere la corruzione interna e assorbire gli ucraini filorussi con una politica empatica. Il mio ex vicino gli ha scritto addirittura una lettera di pace proponendogli di aprire un circo sulla linea del fronte, per far sorridere le truppe d’assalto russe al di là del confine e difendere la propria patria filo occidentale.

Poi, però, si è lamentato che la Penny-cane anziché collaborare a fare da guardia, consona al livello di pericolo nella garitta elevata del pollaio, preferisce gli agi della stufa accesa. Con la neve caduta lunedì sera ha distribuito mantelline mimetiche bianche, che Penny-cane non ha voluto saperne di indossare, mentre il gallo Fiume e le galline hanno vestito prontamente.

I segni premonitori sono molteplici, argomenta sconsolato l’ex vicino, che riferisce di aver addirittura sognato… i cosacchi: erano a Ivrea e abbeveravano i loro cavalli alla fontana di Camillo sul Lungodora. Poi ha sognato che un comico italiano era stato eletto presidente del consiglio: la notizia gliela stava dando il fantasma di Alessandro Ferrero La Marmora, mancato ai vivi il 7 giugno 1855 a Balaklava in Crimea, che lo stava svegliando bruscamente afferrandolo per il bavero della giacca del pigiama gridando “Allarmi! Allarmi!”.

Dopo il delirio pandemico, la primavera che ci aspetta sarà foriera di novità o di calamità? È presto per dirlo.

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