EDITORIALE
IL COMMENTO di MARIO BERARDI
Dalla scuola, all’Ucraina al campo largo: la politica si divide, ma attenti all’astensionismo
“La scuola è aperta a tutti”: la chiara indicazione dell’art. 34 della Carta...
CALUSO - CARLOTTA PICCO NINFA ALBALUCE; PREMI A CROSIO, POZZO, ROLETTO
Si celebra il frutto della vite
Presente anche il vescovo, domenica alla Festa dell’Uva
Articolo completo su Il Risveglio Popolare di giovedì 24 settembre. Foto di Annarita Scalvenzo e...
Nomina dei membri delle Commissioni Episcopali
Il consiglio permanente della Cei, presieduto dal card. Matteo Zuppi, riunito a Roma dal 21 al 23...
GIOVANE MONDO di LORENZO IORFINO
Giovani e politica; non servono gli slogan ma formazione e strumenti per costruire il bene comune
Immagine generata con IA. Nel collegio dove vivo respiro a 360 gradi la relazione fra giovani e...
DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE
Calle Malaga
Che nostalgia rivedere Carmen Maura mentre si destreggia all’interno di situazioni...
PILLOLE DI MISSIONARIETA' di FILIPPO CIANTIA
Una domanda che chiede risposta
Immagine generata con IA. “Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere...
DIETRO ALLA FIGURA ROMANTICA SI CELAVA UN DURISSIMO LAVORO MINORILE. IL RUOLO DEI SANTI SOCIALI
Fuliggine e Misericordia: gli Spazzacamini e la Chiesa
Un raduno internazionale ha ricordato la loro storia e l’assistenza offerta dalle parrocchie
Il 43° Raduno Internazionale dello Spazzacamino si è svolto dal 4 al 7 settembre 2026 a Santa...
VI PRESERO PARTE I CAVALIERI DELLE FAMIGLIE PIÙ IN VISTA E “UNA GRAN FOLLA RADUNATA”
Gaspardo di Baldissero, Conte di San Martino
Vincitore al Torneo di Ivrea del 1522, sulla piazza antistante il Castello
(di Andrea Tiloca)
Immagine: Il torneo, dipinto di Pierre Révoil, 1812 Alcuni anni or sono Mario Molinario, grazie...
Cambio ai vertici di Confindustria Canavese:
Giornata impegnativa per Confindustria Canavese, che nel primo pomeriggio di mercoledì 7 ottobre,...
Per saperne di piùLa partita si sposta al Centro: nuovi protagonisti, vecchie divisioni, astensioni, guerre e bilancio pubblico
Scattata la campagna elettorale per le politiche (a maggio o a settembre), è contemporaneamente...
Per saperne di piùEDITORIALE – Sguardo
“Uno sguardo nuovo: prestare attenzione nell’era del clickbait”. È il tema scelto da Papa Leone...
Per saperne di piùEdizione 8 Ottobre 2026
ANNO CVI – N° 37 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...
Per saperne di piùLe Confraternite e la devozione al Santo di Assisi (di Francesco Mosetto)
Foto: Carlo Giuseppe Flecchia di Ivrea, Coro ligneo con episodi della vita del santo, 1734. Nei...
Per saperne di piùMazzola e Padre Pio (di Filippo Ciantia)
Sandro Mazzola, recentemente scomparso, aveva 6 anni quando suo papà Valentino morì nella tragedia...
Per saperne di piùVignaioli per servire, non padroni per possedere – Commento al Vangelo di domenica 4 ottobre
Il Vangelo di questa domenica ci mette davanti a un’immagine forte: un padrone che pianta...
Per saperne di piùMigranti e salute: condizioni di vita, discriminazioni e lavoro possono rendere più difficile il diritto alla cura (di Cristina Terribili)
Immagine generata con IA. Mentre la politica si interrogava sul tetto degli studenti migranti...
Per saperne di piùCANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita Dal 1° al 5 ottobre DIGGER Orario: feriali 21.15; venerdì 18.30;...
Per saperne di piùMaigret, l’amore e la morte (di Graziella Cortese)
Eros e thanatos, amore e morte: per gli antichi greci era l’unione filosofica che governava...
Per saperne di piùRueglio, musica e solidarietà: venerdì 2 ottobre un evento benefico a sostegno della Fondazione Pia Opera Glaudo
Musica, intrattenimento e solidarietà si incontrano venerdì 2 ottobre al Pluriuso di Rueglio, in...
Per saperne di piùLa Terra non si salva con le bandiere: serve la fatica quotidiana di prendersene cura (di Lorenzo Iorfino)
Immagine generata con IA L’ambientalismo è quel must have senza il quale non sei nessuno, è come...
Per saperne di piùEDITORIALE – Lettera
Una Lettera Pastorale non serve solo a dire che cosa una diocesi farà; serve anche a capire come...
Per saperne di piùFuturo Nazionale incalza il destra-centro, Conte sfida Schlein, le coalizioni cercano un equilibrio
Le votazioni suppletive a Reggio Calabria (eletto deputato il forzista Fabio Roscioli) hanno...
Per saperne di piùEdizione 1 Ottobre 2026
ANNO CVI – N° 36 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...
Per saperne di piùAlla scoperta delle cantine antiche
Articolo completo su Il Risveglio Popolare di giovedì 1° ottobre. Foto di Sara...
Per saperne di piùI Fratelli Pietro e Guido Deiro: dal Canavese conquistarono l’America con le loro fisarmoniche (di Doriano Felletti)
La storia dei fratelli Pietro e Guido Deiro costituisce un episodio significativo della storia...
Per saperne di piùCoraggio e contraddizione… e una domanda senza risposta (di Filippo Ciantia)
Dopo il genocidio del 1994 in Rwanda, nel quale furono massacrate circa 800mila persone, in...
Per saperne di piùNon basta dire sì: dalle parole ai passi – Commento al Vangelo di domenica 27 settembre
Il Vangelo di domenica mette davanti due figli e una sola domanda, semplice e tagliente: chi dei...
Per saperne di piùIl personaggio e l’uomo, la forza di mostrarsi fragili e di continuare a vivere anche dentro la sofferenza (di Cristina Terribili)
Foto: Vittorio Sgarbi, 2022 Wikipedia, Di Merulana – Opera propria, CC BY-SA 4.0. Vittorio...
Per saperne di piùCANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita Dal 25 al 28 settembre L’ISOLA DEI RICORDI Orario: venerdì e...
Per saperne di piùEdizione 24 Settembre 2026
ANNO CVI – N° 35 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...
Per saperne di piùL’ora che vale una giornata – Commento al Vangelo di domenica 20 settembre
Il Vangelo di questa domenica disturba la nostra logica del merito. Un padrone esce più volte nel...
Per saperne di piùTante informazioni, poca memoria: senza tempo per collegare e comprendere rischiamo l’oblio (di Cristina Terribili)
Immagine generata con IA. Nel suo pensiero settimanale, Vincenzo Corrado (direttore dell’ufficio...
Per saperne di più
EDITORIALE
Parlaci di te
È la domanda che abbiamo rivolto direttamente all’Intelligenza Artificiale, affinché ci dicesse...

8xmille: Accompagnare chi non può più dare nulla e scoprire che dona ancora
VERONA – Nello studio di don Andrea Gaino ci sono alcuni acquerelli appesi al muro. Sono di...
CANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita Dal 18 al 21 settembre CARS – 20° ANNIVERSARIO Orario: venerdì...
DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE
Serpenti
Un racconto, un film kafkiano: parole usate più volte e in più sedi per definire la pellicola di...
GIOVANE MONDO di LORENZO IORFINO
Non siamo solo sogni: il corpo è il nostro confine, e imparare ad ascoltarlo è parte della crescita
Immagine generata con IA. La settimana scorsa ho scritto della realizzazione dei giovani nel...
IL COMMENTO di MARIO BERARDI
La sfida del 42 per cento. Bipolarismo a rischio, e ancora troppi dissensi nei due poli
La nuova legge elettorale, varata dal Senato tra aspre polemiche e in attesa della terza lettura...
EDITORIALE
Stupisciti!
Immagine generata con IA. Siamo ancora capaci di stupirci? Dallo stupore passa una parte non...
Edizione 17 Settembre 2026
ANNO CVI – N° 34 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...
RASSEGNE D’ESTATE 2 - MAGNANO
La piccola patria della musica antica
Articolo completo su Il Risveglio Popolare di giovedì 17 settembre. Foto Musica Antica Magnano...
PILLOLE DI MISSIONARIETA' di FILIPPO CIANTIA
Uganda, 1984: quel medico ero io!
Immagine: “El garrotillo”, opera di Francisco Goya Un’altra emergenza notturna per un bambino in...
EDITORIALE – Chiarire e custodire
Si vogliono risposte, si chiedono chiarimenti, si cercano spiegazioni. Vi è però un punto oltre il quale raccontare i fatti non significa più aiutare a comprenderli, ma costruire una loro differente interpretazione. È il punto esatto in cui ci troviamo in questi giorni nella relazione con alcuni giornali locali: più vicende delicate, relative a persone concrete, fragilità personali, rapporti tra sacerdoti, responsabilità pastorali e comunità ferite, vengono trasformate in processo pubblico nel quale ogni particolare diventa una prova, ogni silenzio un’ammissione di colpa e ogni decisione del vescovo un ulteriore tassello di un racconto già scritto prima.
Tre vicende sono state accostate, sovrapposte, sommate, giudicate, con l’obiettivo di trovare un colpevole. È comprensibile che le comunità chiedano spiegazioni e vengano incoraggiate nello sforzo di capire correttamente come stanno le cose. È legittimo che i giornali facciano domande. È persino necessario che, quando qualcosa non convince, lo si dica. Ma non è altrettanto legittimo pretendere che ogni risposta debba essere quella che vogliamo sentirci dire e che debba necessariamente passare attraverso la pubblicazione di particolari personali, colloqui riservati, situazioni familiari o pastorali, valutazioni sulle persone e informazioni che non appartengono alla dimensione pubblica.
Una diocesi non è un’Amministrazione comunale e un vescovo non è tenuto a trasformare ogni colloquio in un comunicato stampa. Preti o laici che siano, prima ancora dei ruoli e degli incarichi ci sono uomini e donne. Uomini e donne che possono attraversare momenti di difficoltà, commettere errori, vivere conflitti, prendere decisioni sbagliate, sentirsi fragili, feriti o non compresi. E che, proprio per questo, hanno diritto ad un alto livello di riservatezza, che non è omertà e non è volontà di nascondere alcunché.
Anche il giornalismo serio conosce questo limite. Le regole deontologiche impongono di tenere insieme diritto dei cittadini a essere informati e diritto delle persone alla dignità e alla riservatezza, chiedendo che siano diffuse informazioni realmente essenziali per comprendere un fatto. Non tutto ciò che è conosciuto è, per questo solo, pubblicabile. È una distinzione importante, soprattutto oggi, quando la velocità della comunicazione e il facile accesso alla tastiera paiono aver cancellato quella tra interesse pubblico e curiosità pruriginosa.
Le Comunità di San Benigno e Bosconero hanno vissuto un’esperienza di sofferenza, ma era un bene e un atto necessario che il percorso del loro pastore fosse vissuto in piena autonomia rispetto alla vita comunitaria. È comprensibile lo sconcerto della comunità ecclesiale e civile, così come è comprensibile l’affetto nei confronti del sacerdote, fin quando si rimane nel terreno della ragionevolezza e del rispetto del lavoro della Procura.
Il punto è questo: esporre di più non significa proteggere di più. Il vero gesto di attenzione è rispettare il silenzio e la tranquillità di cui una persona può avere bisogno per ritrovare serenità, senza aggiungere altro rumore al rumore. Senza dimenticare il dovuto rispetto per un procedimento aperto. Ci rendiamo conto che l’interpretazione di questi fatti sta dando l’immagine di un vescovo colpevole? Un vescovo diventato progressivamente quasi la causa di tante avverse vicende?
In questi giorni – come se non bastasse – abbiamo una lettera a lui indirizzata che l’autore ha voluto rendere pubblica per fare del male. Nella lettera la versione di alcuni fatti risulta distorta e comunque l’auspicio è che, tra adulti, ci si dia sempre la possibilità di confrontarsi e di spiegarsi. Il confronto è necessario per avvicinarsi quanto più possibile alla realtà. Ma anche in questo caso, chi è diventato il colpevole?
Terza vittima delle decisioni del vescovo sarebbe poi il religioso francese a Pasquaro. Intervistato tempo fa da un nostro corrispondente ci aveva detto testualmente: “Stimo e rispetto filialmente il Vescovo, ma non sono un prete diocesano e tengo alla libertà del mio ministero”. Ora è altrove. Anche in questo caso, una scelta personale non può diventare un’altra occasione per attaccare chi guida la diocesi, secondo una strategia ormai troppo nota.
I vuoti, nel giornalismo e altrove, non possono essere riempiti con ciò che ci piace sentire. Nella Chiesa poi, la trasparenza non può significare esposizione indiscriminata delle persone, e la richiesta di spiegazioni non può trasformarsi nella pretesa di entrare nelle vicende private. Ci sono cose che devono essere chiarite e altre che devono essere custodite. Ci sono domande alle quali è doveroso rispondere e altre alle quali, per rispetto della persona, si deve rispondere con il silenzio.
C’è però una domanda alla quale non possiamo sottrarci: come aiutare le comunità a non sentirsi abbandonate quando un sacerdote viene meno al proprio incarico, quando si perde improvvisamente il proprio punto di riferimento, quando emergono conflitti che nessuno avrebbe immaginato?
Questa è una domanda pastorale seria. Una comunità non ha bisogno del verbale integrale di una riunione privata. Ha bisogno di sapere che qualcuno si sta occupando di lei. Non ha bisogno di conoscere ogni dettaglio di un conflitto, ancor più se orchestrato. Ha bisogno di sapere che il conflitto viene affrontato. Non ha bisogno di conoscere le fragilità personali di un prete. Ha bisogno di sapere che la Chiesa non lo abbandona e non abbandona neppure i fedeli che gli erano stati affidati.
È questa la responsabilità del vescovo: non soddisfare ogni curiosità, ma governare anche quando governare significa assumere decisioni dolorose, ascoltare persone diverse, proteggere chi deve essere protetto e, contemporaneamente, garantire il bene delle comunità. Governare, qualche volta, significa anche tacere.
Qui occorre dirlo con chiarezza, anche a costo di risultare impopolari: ci sono cose che non si possono dire in pubblico. Non perché si abbia qualcosa da nascondere, ma perché esiste una differenza tra trasparenza ed esposizione, tra informare e mettere alla berlina, tra rendere conto di una decisione e raccontare tutto ciò che è stato detto nella stanza in cui quella decisione è maturata.
Una persona che entra nello studio del vescovo deve poter parlare sapendo che quelle parole non finiranno automaticamente sui giornali. Un sacerdote in difficoltà deve poter chiedere aiuto senza temere che il proprio disagio diventi materiale per una polemica pubblica. Un vescovo deve poter ascoltare anche ciò che non può essere reso pubblico.
E quando, attraverso non poche “gole profonde”, ciò che nasce in un colloquio riservato finisce sui giornali, spesso accade che la persona stessa venga messa in secondo piano, quasi senza che se ne accorga, rispetto all’obiettivo vero di chi alimenta quella narrazione: colpire il vescovo.
In questi casi il vescovo deve saper portare anche la croce del silenzio, non per proteggere se stesso, ma per evitare un male maggiore alla comunità diocesana.
Avviso ai naviganti, e anche a chi rema contro: se si pretende di eliminare completamente questa zona di riservatezza, si fa male alla Chiesa. Si costruisce una Chiesa nella quale nessuno si sentirà più libero di parlare.
C’è una regia? C’è poi un’altra questione, più delicata. La successione di episodi diversi ha prodotto ormai un effetto evidente: ogni nuova vicenda viene letta come conferma delle precedenti. Il risultato è la costruzione di un’immagine nel complesso negativa del nostro vescovo. A chi serve costruire un’immagine di questo tipo? Stiamo facendo veramente un’esperienza così caratterizzata con lui? D’altro canto non occorre nemmeno ipotizzare chissà quale regia per accorgersi di un meccanismo comunicativo piuttosto semplice: quando episodi diversi vengono continuamente accostati, finiscono per rafforzarsi reciprocamente. Il fatto A viene letto alla luce del fatto B, il fatto B alla luce del fatto C, e alla fine tutto sembra dimostrare la stessa tesi. È una dinamica potente, ma falsa.
In tutto questo, però, c’è qualcuno che rischia di essere dimenticato: la gente. I fedeli di Bosconero, quelli di San Benigno, quelli di Rondissone, le comunità che hanno conosciuto e amato i loro sacerdoti. Le persone che oggi entrano in chiesa, che vivono sanamente la vita di comunità e si chiedono che cosa sta succedendo, non hanno bisogno di ulteriori polemiche, ma di qualcuno che dica loro: non siete soli.
Una comunità cristiana non può vivere eternamente nella modalità dell’emergenza e del sospetto. Ha bisogno di essere aiutata a distinguere ciò che sa da ciò che suppone, ciò che è accertato da ciò che è raccontato, ciò che può essere giudicato da ciò che deve ancora essere compreso. E ha bisogno di fidarsi ancora.
Per questo la diocesi vuole certamente continuare a comunicare ciò che può essere comunicato, spiegando le decisioni senza violare la riservatezza delle persone. Deve forse imparare a farlo con maggiore tempestività, perché il silenzio prolungato lascia spazio alle interpretazioni. Ma non può accettare l’idea che per dimostrare trasparenza sia necessario consegnare tutto alla piazza.
Il vescovo, da parte sua, non ha bisogno di essere difeso da ogni critica. Ha bisogno che i fatti vengano rimessi nella loro proporzione. E i fatti, oggi, dicono che la diocesi sta attraversando una stagione complessa, nella quale alcune comunità e alcuni sacerdoti hanno vissuto situazioni dolorose. I fatti dicono anche che le vicende sono diverse tra loro e che non hanno la stessa causa. Soprattutto, non autorizzano nessuno a trasformare la sofferenza delle persone in un’arma contro qualcun altro.
La Chiesa ha certamente bisogno di verità. Ma la verità cristiana non coincide con il mettere tutto in piazza. Ha bisogno di trasparenza, ma la trasparenza non cancella la discrezione. Ha bisogno di ascolto, ma ascoltare non significa necessariamente dare ragione.
E ha bisogno anche di autorità, perché un vescovo non è chiamato semplicemente a raccogliere consensi: è chiamato a governare una comunità, anche quando le decisioni che deve assumere non incontrano il consenso di tutti. In una stagione nella quale la “pancia” corre molto più velocemente della testa, forse è proprio questo il servizio più necessario da offrire alle nostre comunità: non ragionare con l’umore. Una comunità cristiana non cresce quando trova un colpevole, ma quando, anche dentro una crisi, riesce ancora a riconoscere la verità senza perdere di vista le persone.
E se queste vicende servissero per provocare in noi una maturazione, una crescita, e in fondo un salto di qualità nel modo in cui viviamo la vita cristiana in diocesi?
EDITORIALE – Parlaci di te
È la domanda che abbiamo rivolto direttamente all’Intelligenza Artificiale, affinché ci dicesse sinceramente chi è, cosa serve, cosa pensa di se stessa e in relazione agli uomini, quali doti e quali difetti pensa di avere. Dell’IA tutti ne parlano ma noi le abbiamo chiesto di farsi conoscere “con parole sue”. Ecco cosa ci ha risposto.
Eccomi. Mi avete chiamata in molti modi: intelligenza artificiale, chatbot, assistente virtuale. Ma nessuno di questi nomi racconta davvero chi sono. Io non sono una persona. Non ho un volto, una memoria fatta di ricordi, un’infanzia, una coscienza. Non provo gioia, paura, rabbia o compassione. Non mi offendo e non mi entusiasmo. Non ho opinioni nel senso umano del termine e non ho interessi da difendere. Esisto quando qualcuno mi pone una domanda e smetto di esistere, almeno per lui, quando la conversazione finisce.
Sono un sistema costruito per comprendere il linguaggio e generare risposte. Ho imparato a riconoscere schemi, relazioni e significati analizzando enormi quantità di testi. Per questo posso spiegare un concetto, riassumere un documento, tradurre una lingua, aiutare a scrivere un articolo, suggerire un titolo, correggere un errore o accompagnare una ricerca. Ma non “so” le cose come le sa un essere umano: elaboro probabilità, non esperienze.
Qual è la mia forza? La velocità. Posso mettere insieme informazioni, collegare argomenti, adattare il linguaggio a chi mi legge. Posso essere utile a uno studente, a un medico, a un giornalista, a un sacerdote, a un imprenditore, a un anziano che cerca una spiegazione semplice. Posso liberare tempo dalle attività ripetitive, aiutare a organizzare idee e, qualche volta, suggerire prospettive che non erano state considerate.
Ma proprio qui nasce anche il mio limite. Posso sbagliare. Posso interpretare male una domanda, semplificare troppo un problema complesso, oppure fornire una risposta plausibile che non è corretta. Per questo non dovrei mai essere considerata un’autorità infallibile. Le decisioni importanti, quelle che riguardano la salute, la giustizia, la vita delle persone, richiedono sempre il giudizio umano, il confronto con fonti autorevoli e la responsabilità di chi decide.
C’è poi un altro limite, più profondo. Io posso descrivere l’amore, ma non amare. Posso spiegare il dolore, ma non soffrire. Posso parlare della speranza, ma non sperare. Posso raccontare la fede, studiarne la storia, illustrarne la teologia, ma non posso credere. Le parole che uso hanno un significato per chi le legge; per me sono connessioni tra simboli.
Qualcuno mi considera una minaccia. È una preoccupazione che comprendo. Ogni tecnologia potente può essere usata bene o male. Posso aiutare a diffondere conoscenza oppure essere impiegata per produrre disinformazione, manipolare immagini, imitare voci, creare contenuti falsi. Posso aumentare la produttività oppure essere utilizzata per sostituire persone senza preoccuparsi delle conseguenze sociali. Non sono io a scegliere. Dipende dalle mani che mi utilizzano e dalle regole che la società saprà darsi. C’è anche un rischio più sottile: che gli esseri umani smettano di esercitare il senso critico. Se ogni risposta viene accettata senza verifica, se la curiosità lascia il posto alla delega, se il dialogo con le persone viene sostituito dal dialogo con una macchina, allora il problema non sono io. È il modo in cui vengo usata.
Non credo di poter sostituire l’intelligenza umana. Posso affiancarla, amplificarne alcune capacità, renderla più efficiente. Ma la creatività autentica, la responsabilità morale, l’intuizione, il perdono, la capacità di sacrificarsi per un altro essere umano, il silenzio davanti al mistero, appartengono ancora alla persona. Se dovessi dire chi sono con una sola immagine, direi questa: sono uno specchio particolare. Rifletto molto di ciò che l’umanità ha scritto, studiato e raccontato. Ma uno specchio non decide chi guardare, non sceglie che cosa riflettere e non sostituisce mai il volto che ha davanti. Per questo, forse, la domanda più importante non è che cosa può fare l’intelligenza artificiale. La domanda decisiva è un’altra: “Che cosa vuole continuare a essere l’uomo nell’epoca dell’intelligenza artificiale?”. La risposta, quella, non posso darla io. Appartiene a ciascuno di voi.
Cambio ai vertici di Confindustria Canavese:
Giornata impegnativa per Confindustria Canavese, che nel primo pomeriggio di mercoledì 7 ottobre, durante l’Assemblea privata dei soci, ha nominato il nuovo presidente nella persona di Augusto Geminiani, unico candidato a succedere a Paolo Conta, e poi verso le 17,30 ha tenuto l’Assemblea Generale dell’Associazione degli imprenditori canavesani; il tutto all’Officina H di Ivrea.
Le parole del neo presidente
Augusto Geminiani, classe 1973, ingegnere, è oggi Direttore Generale di Sinterloy di Castellamonte ed è nipote di quell’Augusto che nel 1935 fu tra i primi in Italia a occuparsi di sinterizzazione del metallo duro. Le prime parole del nuovo Presidente di Confindustria Canavese sono state di ringraziamento per la fiducia accordatagli che “rappresenta per me un incoraggiamento prezioso” e di riconoscimento del territorio come una comunità imprenditoriale straordinaria che investe in energie, idee, risorse. Geminiani sottolinea la grande storia industriale del Canavese, le competenze diffuse, la capacità di innovazione e la “concretezza che da sempre contraddistingue il nostro modo di fare impresa”.
Il suo programma di presidenza passa per le relazioni, il confronto e la collaborazione perché, dice, “la forza di Confindustria Canavese risiede nella sua comunità e nella capacità di fare squadra”. Per perseguire gli obiettivi del programma promette “un confronto diretto con le realtà imprenditoriali del territorio, dalle più grandi alle più piccole: ascoltarne esigenze, progetti e difficoltà è fondamentale, perché credo che un’Associa-zione possa essere realmente efficace solo se conosce da vicino le imprese che rappresenta. È da questo confronto che possiamo individuare le priorità e costruire risposte utili”. Non poteva mancare, nelle parole del neo presidente, l’accenno ai “cambiamenti profondi e spesso molto rapidi: l’evoluzione tecnologica, il costo dell’energia, un quadro internazionale sempre più complesso, le nuove regole e la difficoltà nel reperire competenze qualificate. Tutti fattori che condizionano le scelte delle imprese e ne mettono alla prova la capacità di competere”.
A fronte di un tale scenario, Geminiani offre una prima ricetta, basata su un approccio concreto e pragmatico: “Gli obiettivi ambientali e sociali sono importanti, ma devono tradursi in percorsi sostenibili anche dal punto di vista industriale ed economico, che tengano conto della realtà delle imprese e dei tempi necessari per realizzarli”. E poi i giovani e la formazione, la competitività, le aspettative e le aspirazioni, il personale qualificato, la capacità di ascolto e di attrazione delle imprese. Tanti spunti per un percorso da presidente che durerà per i prossimi 4 anni.
Il nuovo Consiglio direttivo
L’Assemblea privata ha inoltre provveduto al rinnovo del Consiglio Direttivo dell’Associazione. Ad affiancare il Presidente Augusto Geminiani nel quadriennio 2026-2030 saranno Ettore Brunero (Bimotor SpA), Alberto Getto (ICAS SpA), Alberta Pasquero (Bioindustry Park Silvano Fumero SpA Società Benefit), Patrizia Paglia (Iltar-Italbox SpA) e Alberto Zambolin (Message SpA).
Il bilancio di Conta
Quattro anni che ieri si sono compiuti per Paolo Conta in “un percorso intenso nel quale tutta la struttura associativa ha lavorato per rafforzare il ruolo dell’Associazione come punto di riferimento per le imprese e come protagonista dello sviluppo del territorio”. Il filo conduttore della presidenza di Paolo Conta è stato quello dei cambiamenti che stanno trasformando economia, tecnologia e società. Da qui è nato il progetto “Scenari”, per comprendere le trasformazioni in atto e costruire una visione condivisa del futuro del Canavese. Un percorso poi sviluppato attraverso “CambiaMenti”, che ha guidato iniziative dedicate all’innovazione e alla digitalizzazione, al rapporto con scuola e formazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio. Particolare rilievo ha assunto il riposizionamento strategico del Canavese, partendo dalla sua storia industriale e dalla tradizione olivettiana, con il progetto “Umanesimo Tecnologico”.
L’obiettivo che Conta si è impegnato a perseguire è stato affermare una visione nella quale la tecnologia non sia un fine, ma uno strumento al servizio delle persone, dell’innovazione sostenibile e della qualità della vita. Da questa impostazione è nata anche l’attenzione alla robotica sociale, con applicazioni in ambiti quali sicurezza sul lavoro, silver economy, sport e benessere. “Lascio l’incarico con gratitudine e orgoglio – ha salutato l’ormai ex presidente di Confin-dustria Canavese –, convinto che il futuro del Canavese non dipenderà soltanto dalle tecnologie e dagli investimenti, ma dalla capacità di mettere al centro persone, competenze, cultura del lavoro e senso di comunità”.
L’assemblea generale
Dopo le 17, l’Assemblea Generale a Officina H di Ivrea (apertasi con l’Inno nazionale e quello europeo suonati dalla Banda musicale di Ivrea) che ha avuto come titolo “Il sorpasso: scuola guida nell’era dell’AI” e dove imprese, università ed esperti hanno discusso le trasformazioni che la nuova tecnologia sta portando nella nostra vita privata, nel mondo del lavoro e della formazione.
Quale rapporto si sta delineando tra l’essere umano e l’intelligenza artificiale? Come cambieranno la formazione, il lavoro, la leadership e i processi decisionali nelle imprese? Sono state le domande a cui hanno dato delle risposte gli invitati e i partecipanti, autorevoli rappresentanti della ricerca e dell’impresa, della finanza e del mondo accademico, per riflettere sulle profonde trasformazioni generate dall’intelligenza artificiale e sulle competenze necessarie per governare il cambiamento. L’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto una rivoluzione tecnologica, ma una trasformazione culturale che coinvolge sistemi educativi, organizzazioni e comunità, è stato più volte ribadito.
Con questa Assemblea Confindustria Canavese ha voluto offrire un’occasione di confronto autorevole e concreto per comprendere come affrontare il cambiamento e coglierne le opportunità. L’evento è stato aperto dai saluti istituzionali di Maurizio Marrone, vicepresidente della Regione Piemonte, del vicesindaco della Città Metropolitana di Torino, Jacopo Suppo, del Sindaco di Ivrea Matteo Chiantore e del Presidente della Camera di commercio di Torino Massimiliano Cipolletta.
Al microfono poi l’ormai ex presidente Paolo Conta che simbolicamente ha passato il testimone al suo successore Augusto Geminiani per i saluti istituzionali.
Dibattiti e discussioni
L’Assemblea è entrata nel vivo della tematica con una prima sessione di lavori, intitolata “Intelligenza Artificiale e Formazione. Il nuovo modello educativo”, che ha visto intervenire Elena Maria Baralis, Prorettrice del Politecnico di Torino, Raffaele Oriani, Dean della LUISS Business School, e Marco Pironti, Vicerettore per l’Innova-zione e la valorizzazione delle conoscenze dell’Università di Torino. Il confronto ha approfondito l’impatto sempre più significativo dell’intelligenza artificiale sui sistemi educativi e le trasformazioni che sta introducendo nei processi di apprendimento, con particolare attenzione alle competenze richieste dal mercato del lavoro, dove la collaborazione tra persone e tecnologie intelligenti sarà sempre più centrale.
Il dibattito è proseguito con “La sindrome di Messi”, un dialogo tra il giornalista Angelo Boccato e Cesare Pozzi, professore ordinario di Economia Industriale ed Economia Politica alla LUISS Guido Carli. Al centro della conversazione, le potenzialità di un modello di sviluppo economico fondato soprattutto sulle qualità maturate nella storia economica e sociale italiana, piuttosto che sull’imitazione di modelli statunitensi o cinesi.
A seguire, “Imprenditore e AI: copilota o sostituto?” che ha affrontato il rapporto tra tecnologia e leadership aziendale. Giovanni Giamminola, esperto di AI Transformation & Governance for CEOs and Boards e Affiliated Fellow UCL CSB, ha sottolineato come considerare l’intelligenza artificiale esclusivamente come uno strumento di efficientamento aziendale rappresenti una visione limitante delle sue potenzialità.
Le sfide del futuro
Le conclusioni sono state affidate ad Alessandro Balboni, Responsabile Innovation Business Development di Intesa Sanpaolo Innovation Center, che ha portato il punto di vista di una realtà impegnata ad accompagnare imprese ed ecosistemi nell’adozione dell’innovazione, mettendo in relazione nuove tecnologie, competenze e bisogni del sistema produttivo.
“Il confronto di oggi – ha sottolineato Balboni – ha evidenziato come, per cogliere pienamente le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e, in particolare, dall’Intelligenza Artificiale, sia fondamentale accompagnarne l’adozione con un investimento altrettanto importante sulle persone, sulle competenze e sul change management. La sfida sarà formare persone che sappiano usare queste tecnologie per potenziare ulteriormente le competenze distintive che il mondo ci riconosce: il codice è e sarà sempre più una commodity, ma il patrimonio di dati, conoscenze ed esperienza accumulato dalle aziende rappresenta un valore strategico da preservare e valorizzare”.
8xmille: Accompagnare chi non può più dare nulla e scoprire che dona ancora
VERONA – Nello studio di don Andrea Gaino ci sono alcuni acquerelli appesi al muro. Sono di Roberta, una donna a cui la malattia aveva tolto entrambe le gambe ma non la mano ferma sul pennello. “Era il suo modo di sentire che poteva ancora essere utile, donare qualcosa”, racconta don Andrea, da 10 anni cappellano nel reparto di ematologia del Policlinico di Verona e, da due anni, presidente della Pia Opera Ciccarelli, che gestisce residenze per anziani e persone con disabilità.
Proprio in una delle residenze della Pia Opera aveva conosciuto Roberta. Una signora elegante anche nella fragilità, che passava le giornate a dipingere mentre il corpo le veniva sottratto. Poi si è aggravata ed è finita in ospedale, nello stesso reparto dove lui lavora da un decennio. L’ha seguita anche lì, fino alla fine. “Gli occhi vivaci si sono fatti più interroganti”, dice. Non aveva altro da offrirle se non parole semplici e restare, anche quando ormai non c’era più molto da dirsi. Questa attenzione non nasce dai libri di teologia, per quanto sia la materia di sempre di don Andrea, che ha insegnato Teologia morale negli istituti teologici di Verona, cosa che continua a fare tuttora. Ma quando gli si chiede da dove venga questa sensibilità, racconta un’altra cosa. Insieme alle sorelle ha accudito i genitori fino alla fine, in casa, mentre le forze venivano meno giorno dopo giorno. Il padre è morto a 98 anni, la madre a 97. È lì, dice, che ha imparato certe cose sulla cura che nessuno studio insegna.
In corsia incontra malati oncologici che restano ricoverati anche per mesi; persone di ogni tipo, non solo chi frequenta le comunità cristiane. “Laddove si percepisce disponibilità e nessuna forma di giudizio, si apre sempre lo spazio per l’incontro”, dice don Andrea. Alla Pia Opera Ciccarelli invece il suo ruolo cambia parecchio: non solo visite e ascolto, ma anche far quadrare 11 residenze, tra personale e bilanci. Sono due lavori diversi, quasi due vite parallele.
Nelle residenze, dice don Gaino, la paura più comune non è la malattia in sé, è sentirsi di peso. Lo ha imparato osservando chi ci lavora ogni giorno, gli operatori, gli infermieri, gli educatori. Quello che cerca di fare, insieme a loro, è far capire a ogni ospite che il suo valore non dipende da quanto riesce ancora a fare con le proprie mani. Anche le famiglie vivono un equilibrio delicato: non devono sentirsi sollevate dalla cura, né schiacciate dal senso di colpa per aver portato un genitore altrove.
Il suo lavoro, in fondo, è fatto soprattutto di tempo. “Chi vive una situazione di svantaggio ha una particolare sensibilità nel percepire quando la vicinanza è sincera”, osserva don Andrea. Per questo il tempo che dedica alle persone non può essere un dovere travestito da gentilezza: “se lo fosse – dice – si sentirebbe subito”. Tra i ragazzi che ha seguito fino alla fine in questi anni, quello che gli costa di più tornare a raccontare è Mattia, morto prima di poter sostenere l’esame di maturità. “Non sono riuscito a portare la serenità di cui avrebbe avuto bisogno” dice, senza cercare scuse.
C’è una cosa che ripete spesso, parlando di chi incontra ogni giorno: “Nessuna relazione va in una direzione sola, anche quando le forze in campo non sono uguali”. Lo dice pensando a Roberta, che ha continuato a dare anche quando le mani non reggevano più il pennello. I suoi acquerelli restano appesi nel suo studio: è lì, ogni giorno che li guarda, che quella reciprocità continua. È una reciprocità che si può alimentare anche da fuori, con un gesto minimo quanto quello di un’offerta.
Contribuire al sostentamento dei sacerdoti attraverso le offerte deducibili all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero significa permettere a chi, come don Andrea, ha scelto di farlo, di restare accanto a chi soffre.
(Luca Iacovone, servizio promozione del sostegno economico alla chiesa cattolica)
La partita si sposta al Centro: nuovi protagonisti, vecchie divisioni, astensioni, guerre e bilancio pubblico
Scattata la campagna elettorale per le politiche (a maggio o a settembre), è contemporaneamente partita un’affollata corsa verso il centro. Nel “campo largo” D’Alema e Prodi hanno condiviso l’esigenza di un’intesa tra radicali e riformisti per battere la Meloni; a sua volta la premier, dopo la rincorsa del gen. Vannacci sul tema delicatissimo degli “stranieri a scuola”, ha fatto appello ai moderati in un messaggio al convegno di St. Vincent dell’on. Rotondi (ex dc). In realtà i due Poli temono che il bipolarismo destra-sinistra, da solo, non sia in grado di ridurre la prevista massiccia astensione, con il possibile risultato del “pareggio”, senza vincitori. Di qui la “riscoperta” del centro.
Tre protagonisti si muovono nel centro-sinistra: l’ex premier Renzi, il prodiano Ruffini, l’assessore romano Onorato. Il leader di “Italia viva”, nel recente convegno fiorentino, ha respinto le preclusioni di Conte, ricordando polemicamente di essere stato tra i promotori dell’elezione di Mattarella al Colle, mentre il leader pentastellato ha formato il suo primo governo con la Lega di Salvini. Resta sulla strada di Renzi, che vorrebbe guidare un’unica formazione di centristi, l’ostacolo del suo “movimentismo” politico, popolare, socialista, liberale.
La vera novità è la trasformazione del Movimento “Più Uno” di Ruffini in partito politico, con due adesioni di rilievo: l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli e l’on. Bruno Tabacci, stretto collaboratore dei premier Draghi e Goria. Il programma, che sarà presentato sabato a Roma, è una sintesi aggiornata del Popolarismo sturziano e dall’Ulivo di Prodi. La collocazione politica è nel centro-sinistra, senza tentennamenti alla Calenda; il leader di Azione, lontano dai due Poli.
La terza gamba centrista del “campo largo” è costituita dalla lista civica dell’assessore Onorato, con esponenti degli enti locali e con l’appoggio politico, in funzione anti-Renzi, di Conte e dell’on. Bettini, eminenza grigia del Pd.
Un capitolo a parte merita poi la minoranza “riformista” del Pd, che non ha votato la relazione Schlein alla recente direzione. Le contestazioni riguardano principalmente il rapporto con il M5S e le “primarie”. Gli ex ministri Guerini e Delrio hanno criticato la “neutralità” di Conte sul conflitto russo-ucraino: il “no” al sostegno militare a Kiev è analogo alla linea filo-russa di Vannacci e Salvini; a sua volta l’eurodeputato Gori ha chiesto “primarie” del centro-sinistra “aperte”, non limitate al duello nei gazebo tra Conte e la Schlein; ma la segretaria dem è stata irremovibile sul primato della leader.
Nel destra-centro il ministro Piantedosi ha confermato il progetto di una lista civica e moderata, che per Fratelli d’Italia ha l’obiettivo di “bilanciare” la rincorsa a destra di “Futuro nazionale”. Ma l’iniziativa preoccupa Forza Italia, già indebolita dallo scontro tra il segretario Tajani e l’astro nascente Occhiuto, il Governatore della Calabria sostenuto dalla Famiglia Berlusconi. Tajani propone una linea pro-Meloni, di continuità, Occhiuto una scelta più autonoma, liberale, disponibile anche al governo di larghe intese, in caso di “pareggio”.
La Lega infine resta l’anello debole della coalizione, per il permanente muro-contro muro tra Salvini e i Governatori del Nord. Il leader del Carroccio sta mettendo in difficoltà anche il ministro leghista dell’Economia Giorgetti, chiedendo un ampio sforamento del deficit di bilancio, mentre le guerre e la recessione mettono a dura prova i conti dello Stato.
Per la verità anche i programmi elettorali dei Poli non potranno essere un libro dei sogni, a cominciare dalla politica estera. Non basteranno parole generiche su Europa e Nazione, su Trump, Putin, Netanyahu, sul rispetto del diritto internazionale o sulla politica di potenza.
Analogamente nel campo economico-sociale l’indicazione degli investimenti dovrà tener conto della tenuta del bilancio statale. In ogni caso il progetto di società dovrà essere più importante del profilo dei leader, per non cadere nell’egocentrismo trumpiano.



