Tenuta Roletto
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venerdì 6 Marzo 2026

Reale mutua
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ERA IL 1979, IL VESCOVO RICONOSCE LE CAPACITA’ DI CHI DIRIGE MA ANCHE L’IMPEGNO DI CHI PRODUCE

Nel lavoro la centralità della persona umana

Le tre lettere di Mons. Bettazzi sulla crisi dell’Olivetti; il suo ruolo di pastore

(di Doriano Felletti)

Foto: Manifestanti ad Ivrea, foto da Il Risveglio Popolare del 1° novembre 1979. L’esordio in...

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Esercitazioni con nebbia e neve per il soccorso in caso di valanghe

Oltre 40 volontari hanno preso parte a tre giorni di formazione dedicati alla ricerca e al soccorso in valanga, insieme ai Vigili del Fuoco e al Soccorso Alpino, in uno scenario operativo reso ancora più realistico da nebbia, neve e prove notturne.
In un periodo caratterizzato da una frequenza particolarmente elevata di valanghe sull’arco alpino, esercitazioni di questo tipo assumono un valore concreto: rafforzano il coordinamento tra realtà diverse, migliorano la capacità di intervento in ambiente ostile e ribadiscono quanto la preparazione e l’autosoccorso possano fare la differenza nei primi minuti decisivi.

Rental family (di Graziella Cortese)

Vent’anni fa il regista tedesco Von Donnersmarck raccontò ne “Le vite degli altri” l’oppressiva convivenza con la Stasi, la polizia segreta tedesca della Germania Est nel dopoguerra. Oggi la regista giapponese Hikari, con quasi il medesimo (sotto)titolo (“Nelle vite degli altri”), ci racconta una storia differente, figlia della solitudine di oggi.
Hikari è uno pseudonimo: il vero nome è Mitsuyo Miyazaki, ma non è parente del celebre disegnatore, anche se ne condivide una certa atmosfera sognante e rarefatta. La regista intende narrare le contraddizioni della vita contemporanea e per farlo si è trasferita negli Stati Uniti, a Los Angeles, dove si è laureata in teatro.
Questa la storia: per dare un’occhiata alle vite degli altri e di conseguenza alla propria.
Philip Vandarploeug è un attore americano che, affascinato dai Paesi orientali, si è trasferito in Giappone, ma ora ha qualche difficoltà finanziaria: è difficile trovare lavoro e, anche se in passato ha riscosso un certo successo con la pubblicità di un dentifricio, ora non riesce a sbarcare il lunario. Gli annunci sul giornale non offrono grandi soluzioni, finchè un giorno la sua agente gli propone di fare la comparsa a un funerale, di interpretare cioè il parente addolorato di un morto che neppure conosce.
Philip viene così a conoscenza di un mondo piuttosto frequentato: c’è chi ha bisogno di un finto marito, o di un padre che vada a parlare con i professori a scuola, oppure c’è un uomo costantemente osservato dalla figlia. Tutto andrebbe liscio, se per il nostro protagonista non fosse così difficile non affezionarsi alle persone: è difficile abbandonare la bambina a cui si è legato, anche se solo per contratto.
In questo modo si finisce comunque per essere coinvolti emotivamente. Ma queste “finte famiglie” raccontano molto anche della società moderna, divisa tra solitudine e bisogno di affetto (anche non reale).
Rental family
di Hikari
paese: Giappone 2025
genere: drammatico
interpreti: Brendan Fraser, Takeiro Hira, Mari Yamamoto, Shannon Mahina Gorman, Akira Emoto
durata: 1 ora e 50 minuti
giudizio Cei: consigliabile, problematico-poetico, adatto per dibattiti

Al via il bando BeSt per il restauro del patrimonio artistico di Piemonte e Valle d’Aosta

È aperta la prima sessione di BeST – Beni Senza Tempo, il bando della Fondazione CRT dedicato agli interventi di recupero e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del Piemonte e della Valle d’Aosta e riservato a enti pubblici, enti religiosi e organizzazioni senza scopo di lucro. Il bando finanzia con un contributo massimo di 50.000 euro per cantiere, il restauro di beni immobili, di organi, statue, affreschi, decorazioni, parchi e giardini storici di interesse culturale (artistico, storico, botanico, paesaggistico).
L’obiettivo del bando è far rivivere il patrimonio storico-artistico rendendolo parte attiva dei percorsi turistici e culturali, coinvolgendo le comunità locali e rafforzando il senso di appartenenza. Particolare attenzione sarà riservata alla sostenibilità economica dei progetti e alla capacità delle organizzazioni di strutturare una rete di partner per favorire le occasioni di fruizione del bene nonché di definire un piano di valorizzazione replicabile nel tempo.
La scadenza per la prima sessione è fissata al 31 marzo 2026.
La seconda sessione sarà aperta dal 1° al 31 luglio 2026.
Il bando è consultabile sul sito: www.fondazionecrt.it

Il castello di Ivrea fa il pieno di visitatori. Prolungate le aperture

Il Castello di Ivrea ha ricevuto ben 5.421 visitatori che hanno varcato la soglia del maniero in sole otto giornate di apertura. La giornata di maggior affluenza è stata domenica 7 dicembre, con ben 1.100 ingressi, seguita da vicino da domenica 1° febbraio con 1.011 visitatori. Oltre 2.800 visitatori con età compresa tra i 0 e i 45 anni. 1.080 visitatori dal Piemonte e 691 dalla Lombardia, 352 i visitatori stranieri.
Proseguono le aperture straordinarie e gratuite: Domenica 5 aprile, Sabato 25 aprile, Venerdì 1 maggio, Domenica 3 maggio con orario 10-13 e 14-17.

Che cosa sognano i giovani e che cosa è loro concesso sognare (di Lorenzo Iorfino)

In questi giorni mi accompagna una canzone che torna spesso nei miei shuffles di Spotify: “Sogni” dei Patagarri. È un brano che respira largo. Dentro c’è un sogno che attraversa le distanze, dove romanticamente la distanza non è importante, “solamente sognami”. Mi colpisce questa libertà: il sogno come spazio in cui si può volare, come luogo in cui l’assenza si accorcia e la fame di vita trova voce.
Da qui nasce una domanda che pure mi riguarda da vicino: i giovani sognano? E io, cosa sogno? Per una volta resto dentro la mia età. Sogno una famiglia, un futuro condiviso con le persone che amo. Sogno una realizzazione professionale che abbia un senso, sogno una felicità concreta, quotidiana. Forse è proprio questa parola a tenere insieme tutto. La felicità come pienezza, come coerenza tra ciò che si è e ciò che si vive.
I ragazzi sognano con fame. Cercano un posto nel mondo, cercano di capire chi sono, desiderano vedere fiorire ciò che portano dentro. Nei sogni c’è la voglia di correre, di scrivere e riscrivere la propria storia, di salire sul palco della vita con il fiato corto e il cuore acceso. C’è il timore di perdere tempo, e insieme la speranza che il panorama ripaghi la fatica della salita.
Tuttavia le relazioni e le dinamiche del mondo possono diventare un ostacolo. Si offrono immagini perfette, strumenti potenti, possibilità infinite. Si costruiscono bolle luminose che seducono e poi si sgonfiano. Resta addosso quella sensazione di sogni incrinati che attraversa la Roma de “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino: desideri eleganti, malinconie trattenute, promesse rimaste a metà. E oggi fa strano il ragazzo che realizza i propri sogni, ed è un caso unico, questo fa riflettere molto.
In questo scenario risuona come un passaggio di consegne “Sogna, ragazzo, sogna” di Roberto Vecchioni, riportata alla luce anche con Alfa. “Manca solo un verso a quella poesia / Puoi finirla tu?”. È l’immagine di una generazione che affida la penna a chi viene dopo, che lascia spazio, che si fida. Non sempre accade. Spesso chi detiene responsabilità continua a occupare il centro, a decidere i confini, a indirizzare desideri e linguaggi.
Ai giovani serve spazio vero. Spazio per sbagliare, per scegliere, per cercarsi. Sognare resta un atto serio, quasi necessario. È il modo con cui si tiene aperto il futuro. E forse la richiesta più semplice resta questa: sognare un mondo in cui ai ragazzi sia dato il tempo e il respiro per diventare ciò che sono.

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