Nel romanzo “L’Etranger” (Lo Straniero), Albert Camus scrive: “In fondo non c’è idea cui non si finisca per fare l’abitudine”, esprimendo così il disagio e la mancanza di motivazione che attraversano il protagonista, Arthur Mersault.
Il capolavoro dello scrittore francese apre le porte alla letteratura esistenzialista e a un personaggio che esprime anche in modo tragico le contraddizioni di una vita e la sua solitudine. Nel film diretto da Ozon e tratto dal libro, i temi descritti sono analizzati con la limpidezza del bianco e nero.
Algeri, fine anni ’30. Arthur Mersault è un giovane impiegato francese, trasferitosi ad Algeri per lavoro (allora l’Algeria era colonia francese), dal carattere chiuso e a volte impassibile di fronte ai cambiamenti della vita. Un giorno, all’improvviso, riceve la notizia della morte della madre che risiedeva in una casa di cura. All’inizio Arthur apprende la notizia con freddezza e reagisce al lutto con distacco, quasi con noia e fastidio.
Poco tempo dopo inizia una relazione con la collega Marie che lo rimprovera per la sua apatia e l’apparente indifferenza verso il mondo; Arthur stringe anche un’amicizia con Raymond, che si rivelerà un malvivente, una persona poco raccomandabile; durante una gita in spiaggia il protagonista, senza motivo apparente e agendo in modo del tutto irrazionale, uccide un uomo. Quando di fronte al tribunale dovrà rispondere delle sue azioni non sarà giudicato solo per il crimine, ma anche per lo stato di apatia e il distacco dalle norme sociali.
Il concetto che viene descritto in filosofia e psicologia è atarassia, letteralmente “assenza di agitazione”, ovvero un allontanamento, di solito volontario, da passioni, sentimenti e turbamenti (certo, potrebbe apparire comodo, per vari aspetti: ma le conseguenze sono nefaste). Luchino Vi-sconti portò in scena il romanzo di Camus, nella prima versione cinematografica, nel 1967, protagonista Marcello Mastroianni.
Lo straniero
di François Ozon
paese: Francia 2025
genere: drammatico
interpreti: Benjamin Voisin, Rebecca Marder, Denis Lavant, Pierre Lottin, Swann Arlaud
durata: 2 ore e 2 minuti
giudizio Cei: complesso, problematico, dibattiti


