Avevo poco più di un anno di vita quando lo scrittore islandese Halldór Laxness fu insignito del premio Nobel per la letteratura. Ignoravo fino a pochi giorni fa la sua celebrità, quando ha attirato la mia attenzione l’acceso dibattito nel paese dei ghiacciai e dei vulcani circa la trascuratezza che ha portato il sistema scolastico alla quasi totale dimenticanza di Laxness nelle scuole. Narrazione troppo impegnativa, riferita ad un preciso e lontano contesto storico e di lotte ideologiche. Eppure in gioco ci sono temi “caldi” e genuini: l’identità nazionale, la giustizia sociale, la dignità e la libertà individuale.
Tra le righe del dibattito mi ha incuriosito l’itinerario personale dello scrittore islandese che incontrò il cattolicesimo da giovane e vi aderì con passione e dedizione, abbandonandolo per l’impegno politico comunista, fino a diventare un ammiratore dell’Unione Sovietica. Poi ritornò alla fede e, quando Giovanni Paolo II visitò l’Islanda volle incontrarlo. Fu assistito negli ultimi sofferti anni da una suora irlandese che gli regalò una Madonnina di plastica, oggetto di nessun valore artistico e materiale. Eppure monsignor Jakob Rolland che gli impartì l’estrema unzione ricorda lo sguardo pieno di affidamento che il grande scrittore portava su quella povera statuetta, segno per lui del grande Mistero.
Quella Madonnina mi ha ricordato un altro oggetto di plastica di nessun valore materiale, eppure così prezioso per me, anche oggi.
L’amico Emilio è stato ricoverato in una grande RSA per molti anni. Alla domenica mi faceva tanto bene andare a trovarlo e finché è stato possibile discutevamo anche animatamente di molti argomenti che Emilio sapeva rendere sapidi e interessanti, grazie a una buona dose di ironia. Poi la malattia lo costrinse ad un lungo silenzio e ad una sofferta immobilità. Fino a prima della pandemia, nella “bella” stagione, andavamo spesso alla grotta della Madonna di Lourdes per la Messa o una preghiera. Usavamo un rosario di plastica blu che Emilio teneva in camera. Quando gli divenne impossibile pregare davanti alla grotta, mi chiese di appendere quel suo rosario alle mani di Maria.
L’anno scorso Emilio ha smesso di soffrire e dopo il lungo silenzio è entrato in un silenzio più grande. Oggi sono tornato a quella grotta e il rosario di plastica blu era ancora lì, segno di un’amicizia bella e ancora piena di senso e commozione.


