Il volontariato è sempre stato per me una dimensione centrale: ogni volta che intuivo un’occasione di crescita o incontravo realtà in cui credevo, donare tempo e competenze diventava un onore.
Vivo in un collegio universitario immerso in una parrocchia, luogo di passaggio e formazione dove la vita scorre quasi invisibile. Poi arrivano i centri estivi: bambini, preadolescenti, famiglie riempiono cortili e palestre, e i collegiali smettono di essere ospiti per diventare animatori, educatori, adulti in formazione. Guidano, sorvegliano, giocano, accompagnano; a volte pregano con il cappellano, a volte ascoltano un bambino imbronciato, sempre tra responsabilità e fragilità.

Le storie di crescita sono molte. C’è chi arriva timido, quasi per dovere, e a luglio si scopre capace di coordinare gruppi, mediare piccoli conflitti, custodire relazioni. C’è chi ha perfino trovato l’amore.

Si comprende che quel tempo donato vale più di un compenso: ridere con un bambino diventa impegno serio, ascoltare un ragazzo esperienza di servizio, condividere la stanchezza serale con altri volontari anticipazione di una comunità adulta. Nel 2023 in Italia circa 9 persone su 100 sopra i 15 anni hanno fatto volontariato: quasi 5 milioni di italiani, con una lieve flessione rispetto al recente passato ma una comunque forte presenza nei settori sociale, ambientale e ricreativo-culturale. Il volontariato organizzato cresce soprattutto nel sociale e nella protezione civile, oltre che in ambiente e cultura, mentre gli under 35 sono circa un volontario su quattro.

Nel mondo Caritas oltre 80 mila volontari sono impegnati stabilmente: più di 60mila in parrocchia e circa 20mila a livello diocesano. Quasi quattro su cinque lo fanno per essere utili agli altri, circa la metà per coerenza con la fede, mentre le motivazioni legate a carriera o crediti restano minoritarie.

Tra i giovani fra i 14 e i 35 anni è per fortuna ancora vivo questo splendido desiderio di utilità sociale; per circa un quarto di loro è decisiva la fede, mentre molti cercano crescita, relazioni e appartenenza, con attenzione a ambiente, pace e diritti umani. Insomma, quel che conta è non stare con le mani in mano. Che poi siano contesti parrocchiali o meno, questi spazi restano luoghi in cui la gratuità può far germogliare profonda ricchezza del cuore. E e se poi lo si fa per essere strumenti operativi nelle mani di Dio, tanto meglio.