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Le querele avviate dalla sindaca di Genova contro chi l’ha insultata sui social indicano il rifiuto netto di considerare “normale” una violenza che da troppo tempo si traveste da opinione. Il risarcimento di 5mila euro da parte di uno degli autori degli attacchi a Silvia Salis non è solo un fatto giudiziario. È un segnale culturale. Ancora di più lo è la decisione della sindaca di destinare quella somma a tre associazioni antiviolenza: un gesto che ribalta il senso stesso dell’offesa subita, trasformandola in azione concreta a favore della collettività. “Trasformerò l’odio in bene” aveva dichiarato, aggiungendo che si tratta solo del primo risarcimento, e che altre somme arriveranno.

Chi usa parole violente non compie un atto neutro. Il linguaggio costruisce realtà, orienta comportamenti, legittima atteggiamenti. Pensare che l’insulto on-line sia meno grave perché digitale è un’illusione comoda, ma pericolosa. Dietro uno schermo si sedimenta una forma di aggressività che poi tracima nella vita reale, alimentando un clima di ostilità diffusa. Chiedere che chi usa violenza, anche verbale, sia punito e debba risponderne non significa comprimere la libertà di espressione, ma difenderla. Senza regole, infatti, la libertà si trasforma in sopraffazione: vincono i più aggressivi, non i più argomentati.

C’è poi un altro elemento che merita attenzione: l’esempio. In un contesto in cui troppo spesso le offese sono archiviate con un’alzata di spalle, scegliere di non lasciar correre rompe un meccanismo consolidato. Non è sete di rivalsa, ma responsabilità istituzionale. È il messaggio che chi rappresenta i cittadini non può accettare di essere bersaglio di un linguaggio degradante, perché così si degrada l’intero spazio pubblico.

Fermare l’emorragia di violenza non sarà immediato. Ma ogni decisione come questa contribuisce a tracciare un confine più chiaro tra critica e insulto, tra dissenso e odio. E in un tempo in cui le parole pesano sempre meno, ricordare che possono avere conseguenze è forse il primo, indispensabile, passo per restituire dignità al confronto civile.