Per la prima volta, dopo le politiche del 2022, i sondaggi più autorevoli registrano una piccola svolta: il destra-centro scende sotto il “campo largo”, sia nella formazione attuale (FdI, Forza Italia, Lega, Moderati al 42% contro il 46.6% del centro-sinistra), sia con l’ultra-destra del gen. Vannacci (46.1%, ma con l’incognita dei berlusconiani che non accettano l’intesa con i filo-Putin).
L’autorevole sondaggista del “Corriere” Nando Pagnoncelli sottolinea la novità, che conferma il segnale del referendum, e non esclude ulteriori cambiamenti prima delle politiche del 2027. Le guerre interminabili, le drammatiche crisi umanitarie, il caos mondiale con gravi ripercussioni economiche e sociali hanno mutato il contesto politico, sociale, religioso (pensiamo alle incredibili ingiurie della Casa Bianca contro il Papa, apostolo della pace). Il destra-centro paga l’iniziale sostegno a Trump: il più colpito è Salvini, ridotto al 5.8%, la Meloni è tornata al 26% delle Politiche 2022 (aveva raggiunto il 30%), nonostante le recenti prese di distanza dal Tycoon; fa eccezione Tajani, europeista con il PPE, che regge sul 9%.
Potremmo dire che la vicinanza politica con Trump fa danni: in Canada, nell’Ungheria dello sconfitto sovranista Orban, ora nei sondaggi romani. Peraltro l’opinione pubblica italiana critica in misura schiacciante l’autoritarismo della Casa Bianca e la linea “prima l’America”. Questo è il vero problema della Meloni: non basta distinguersi da Trump dopo gli elogi sperticati del recente passato; occorre mettere in discussione l’ideologia Maga, la pretesa della Casa Bianca di dominare il mondo in nome del primato americano, rifiutando il diritto internazionale e la Carta dell’ONU, mettendo sempre in alto gli interessi economici, come se migliaia e migliaia di vittime non valessero più del petrolio.
Fallito il disegno di mediare tra USA e UE, la premier non può oggi pensare ad un’altra operazione analoga tra sovranismo ed europeismo, stretta tra la spinta isolazionista della Lega (come fanno Salvini e Giorgetti sul patto di stabilità) e la tendenza europeista pro-Bruxelles di Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi (parzialmente). La sfida degli Autocrati (Trump, Putin, Xi), l’intransigenza di Netanyahu e degli Ayatollah non si affronta con 27 nazioni europee isolate e autonome, ma con un rilancio politico, economico, sociale del Governo di Bruxelles, cominciando ad abolire il diritto di veto di ogni Paese, come chiedono da tempo Draghi e Prodi, inascoltati.
Incoraggiato dai sondaggi (ma Nando Pagnoncelli ricorda che il 41% di elettori non si pronuncia), il “campo largo” punta sulle difficoltà del governo, sul rischio di recessione economica, sull’inadeguatezza di vari ministri… Ancora manca un’elaborazione programmatica unitaria, essendo in corso le diverse iniziative di Pd e M5S. Il nodo gordiano da sciogliere resta lo scontro per la leadership tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, ma sta crescendo la candidatura della sindaca di Genova Silvia Salis, area riformista, particolarmente sostenuta dall’elettorato esterno ai partiti del campo largo.
Nell’area riformista c’è molto movimento, interno ed esterno, a partire dall’ex premier Renzi, che punta a costruire la quarta gamba del centro-sinistra (dopo Pd, M5S, AVS) con la progettata “Casa riformista”, che potrebbe inglobare anche la neonata formazione “Più Uno” del professor Ruffini. Contestualmente la componente cattolico-democratica del Pd, guidata dall’ex ministro Delrio, si riunirà la prossima settimana, presente Prodi, per decidere le scelte del 2027: ancora nel Pd, con un programma condiviso e pluralista, o una nuova formazione di centro-sinistra, laica e cattolica, come la Margherita guidata da Rutelli? I nodi da sciogliere con Schlein e Conte sono diversi: europeismo (con la difesa dell’Ucraina dalla permanente aggressione russa), bipolarismo presidenziale o sistema parlamentare pluralista, ruolo dello Stato nell’economia (contro l’iper-capitalismo), difesa dei corpi intermedi, questione giovanile, e, dulcis in fundo, linee etiche condivise su eutanasia, maternità surrogata, tutela della vita, contrasto alla decrescita demografica …
Nel complesso c’è movimento politico nei due Poli, mentre prevale la rigidità nel confronto parlamentare, con il ripetersi di toni da campagna elettorale. Sarebbe auspicabile, soprattutto in politica estera, su pace e guerra, un dibattito costruttivo, pensando agli interessi del Paese, lasciando ai margini le tentazioni dei comizi elettorali.


