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A marzo sono stati pubblicati i primi risultati sulla rilevazione delle persone senza fissa dimora residenti nei 14 Comuni Centro di Area Metropolitana promossa dall’Istat ed in collaborazione con la Federazione italiana organismi per le persone senza fissa dimora.

I dati fanno riferimento al numero delle persone che, nella notte del 26 gennaio 2026, vivevano in strada, in sistemazioni di fortuna o erano ospiti delle strutture di accoglienza notturna. Nella città di Torino sono state censite mille036 persone senza fissa dimora, di cui 372 in strada e nei 14 Comuni ne risultano 10mila037 con età superiore ai 18 anni; i giovani (tra i 18 e i 30 anni) rappresentano il 15,3% (851 persone) degli ospiti delle strutture, quelli tra i 31 ai 60 anni il 61,3% (3mila413), mentre gli ultrasessantenni il 23,4% (mille299). Tra i conteggiati in strada, la quota di chi ha oltre 60 anni è significativamente più bassa, pari al 10,6% dei casi con età rilevata, a vantaggio di una maggiore concentrazione nella fascia d’età compresa tra i 31 e i 60 anni (73,2%).

Le persone senza fissa dimora sono in un grave stato di povertà materiale ed immateriale, portatori di un disagio complesso, dinamico e multiforme, che non si esaurisce ai soli bisogni primari ma che investe l’intera sfera delle necessità e delle aspettative della persona, specie sotto il profilo relazionale, emotivo ed affettivo. Nella complessa lettura che le persona senza fissa dimora ci impone, emerge una riflessione dell’AGD – Agenzia Giornali Diocesani – in cui si evidenzia come lo smartphone sia un vero e proprio strumento di sopravvivenza ed anche un ultimo baluardo per salvaguardare la propria dignità.

La fragilità delle relazioni sociali di chi vive in strada sono appese a quei numeri, a quella rubrica telefonica nello smartphone, alla connessione con il mondo degli aiuti, dei servizi di assistenza ma anche alla pubblica sicurezza. Il progetto Helpinet attraverso una piattaforma facilita le connessioni tra le persone senza fissa dimora e i servizi disponibili, ma va garantita la possibilità di connessioni stabili, stazioni di ricarica e interlocutori competenti per favorire l’accesso ai servizi digitali delle Amministrazioni e la semplificazione delle procedure di accesso ai servizi in cui è ormai necessario lo smartphone.

Potrebbe che ogni piccolo esercizio commerciale, ogni cittadino si metta a disposizione per far ricaricare il telefono, concedere un po’ di connessione, rigenerare lo smartphone dismesso… Perché anche in questi casi una telefonata… può allungare una vita.