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Il 26 maggio è uscita una raccolta delle lettere tra Primo Levi e gli studenti incontrati nelle scuole dopo le sue testimonianze. Il titolo è semplice e potentissimo: “Mi interessa la gente perché ne faccio parte”.

Mi ha colpito che pochi giorni fa il sindaco di Milano Giuseppe Sala abbia detto che “….trenta o quarant’anni fa tutti sentivano la responsabilità di fare sentire la propria voce per il bene della collettività: oggi non è più così”. La metropoli efficiente e internazionale appare sempre più fragile: si producono innovazione e ricchezza, eventi e grande moda, ma si sfalda quella trama di rapporti che l’ha resa davvero grande.

Due storie sportive lontane e ricche di rivalità, diventano così molto attuali.
Giuseppe Peruchetti, la “Pantera Nera” dell’Inter, era uno dei portieri più amati negli anni Trenta e Quaranta. Volava tra i pali con un coraggio tale da meritare quel soprannome. Ma il gesto più importante della sua vita non avvenne in uno stadio. Dopo l’8 settembre 1943 scelse la Resistenza nelle Langhe piemontesi. Arrestato, torturato e condannato a morte dai fascisti, si salvò rocambolescamente grazie all’intervento di Eraldo Monzeglio, grande difensore campione del mondo, amico personale del Duce e certamente ammiratore dello spettacolare portiere nerazzurro. Dopo la Liberazione, Peruchetti tornò a una vita semplice, senza cercare gloria né medaglie. Difese con lo stesso coraggio la sua porta e la libertà di tutti.

Anche Nereo Rocco, pur con una storia diversa, appartiene a questa stessa umanità nata dalle ferite della guerra. Triestino, cresciuto in una terra di confine segnata da occupazioni, nazionalismi e vendette, Rocco portò nel calcio italiano una novità profonda. Il suo Milan non era soltanto una macchina vincente: era una comunità. “El Paròn” sapeva proteggere gli uomini prima ancora dei campioni, convinto che il talento senza umanità sia inutile e che una squadra esista davvero soltanto quando ciascuno si sente responsabile dell’altro.

Peruchetti e Rocco ci ricordano la tradizione di uomini concreti e capaci di stare dentro la storia senza smettere di sentirsi parte del destino comune.

Oggi, più che di nuovi eroi, Milano ha bisogno di persone capaci di proteggere la libertà, la dignità e la speranza della gente. Persone che si interessano della gente perché ne fanno parte.