IVREA – I giovani si muovono, rispondono con entusiasmo a proposte serie, che chiedono il loro impegno. Oggi si racconta di giovani smarriti, disillusi o distanti… ma ci sono storie che vanno in direzione opposta. Qui in diocesi abbiamo, ad esempio, una trentina di giovani che ad agosto saranno in Brasile insieme al Vescovo, protagonisti di un’esperienza missionaria che non è soltanto un viaggio, ma un percorso di fede, servizio e crescita umana; si mettono in gioco, decidono di attraversare un oceano per incontrare altri volti, altre povertà, altre speranze.
Dietro a questa partenza c’è una Chiesa viva, capace ancora oggi di parlare ai giovani, di accompagnarli, di educarli al dono e alla responsabilità. Una Chiesa che investe tempo, energie e risorse perché le nuove generazioni possano scoprire il valore dell’incontro, della solidarietà e della fraternità concreta. Anche grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa Cattolica, il Centro Missionario diocesano e il Servizio di Pastorale Giovanile possono trasformare desideri e intuizioni in esperienze reali, aprendo strade che aiutano i ragazzi a diventare adulti consapevoli e generosi. E c’è il vescovo Daniele che nei mesi scorsi ha lanciato l’iniziativa.

Qui di seguito raccogliamo alcune delle loro voci, voci di giovani che hanno detto “sì” a una chiamata che parla di condivisione, coraggio e speranza. Perché quando la Chiesa cammina accanto ai giovani, i giovani sanno ancora sorprendere il mondo. Oggi vivono la preparazione a quel viaggio, studiano la lingua, pregano, si incontrano e si confrontano con i “vecchi” missionari che in quelle terre hanno lavorato per anni.

Come avete saputo del Viaggio Missionario e perché avete deciso di partire?
“L’esperienza del viaggio missionario in Brasile ci è stata proposta durante l’ultimo campo invernale alla Casa Alpina Gino Pistoni – ci rispondono Dario e Giorgia –. In quel momento qualcosa si è subito smosso dentro di noi e negli sguardi di chi avevamo intorno. I racconti di chi aveva visto nascere e crescere le missioni diocesane in Brasile e le aveva vissute in prima persona ci hanno colpito profondamente. Con le loro parole abbiamo percepito quanto un’esperienza simile possa lasciare un segno autentico nella vita di una persona. Anche le immagini dei luoghi che visiteremo, che ci sono state mostrate, hanno contribuito ad alimentare in noi il desiderio di partire davvero, di uscire dalle nostre abitudini per andare incontro a una realtà diversa dalla nostra”.

Che approccio hai adottato al viaggio missionario ormai cosi vicino?
“Con la Diocesi di Ivrea, accompagnati dal vescovo Daniele e dall’Ufficio Missionario Diocesano, vivrò questo viaggio con lo spirito di chi desidera prima di tutto ascoltare, scoprire e imparare – racconta Miriam –. Non parto con la pretesa di ‘portare’ qualcosa, ma con la volontà di lasciarmi cambiare dall’incontro con persone, culture e modi di vivere differenti. Tutti noi crediamo che il valore più grande di un’esperienza come questa sia proprio la possibilità di aprirsi agli altri con semplicità, condividendo tempo, sorrisi ed esperienze autentiche che possano arricchire lo spirito, per poi tornare a casa con uno sguardo nuovo sul mondo e sulla nostra quotidianità”.

Come ti stai preparando e che cosa metterai nello zaino?
“Innanzitutto sto studiando il portoghese-brasiliano per cercare di capire qualcosa e con l’obiettivo di imparare a suonare e cantare diverse canzoni del posto – ci dice Davide –. Da Ivrea porterò dei regalini da lasciare alle comunità che visiteremo. Nello zaino non potranno mancare gli accordi e gli spartiti del nostro repertorio. Non vedo l’ora di partire!”

Quali racconti ti hanno colpito durante gli incontri di preparazione?
“Ho aspettative molto alte perché so che sarà un’esperienza importante che mi cambierà profondamente – confida Alessandro –. Lo penso per diversi motivi; perché saremo a stretto contatto con la gente del posto e verremo ospitati nelle famiglie e poi perché ci saranno molti momenti di preghiera insieme. Sono consapevole che questo non sarà un viaggio-turistico ma un viaggio-missionario rivolto alla gente. Nella preparazione mi ha colpito la testimonianza di un ragazzo che ha fatto un’esperienza di tre mesi in Kenya: ha detto di avere iniziato, dopo essere rientrato, ad apprezzare di più le piccole cose nella sua vita quotidiana perché ha capito di aver ricevuto molto più di quanto pensava di poter offrire. Sono stato contento di aver ascoltato anche le testimonianze di don Giuseppe Bergesio e don Giovanni Giachino che erano stati missionari in Brasile; mi ha toccato profondamente quando hanno raccontato di aver tolto molti bambini dalla strada”.

Per alcuni sarà la prima volta in giro per il mondo, per altri no…
“Da tantissimi anni partecipo ai pellegrinaggi a Lourdes e quindi la Francia la diamo per fatta, idem per Austria e Spagna – dice Chiara –. L’estate scorsa sono stata 10 giorni in Egitto (posti bellissimi, culture meravigliose) ma a chiudere questa breve lista ho lasciato il Portogallo, perché porta con sé forse l’esperienza migliore della mia vita, la Giornata Mondiale della Gioventù nel 2023 a Lisbona. Il Portogallo porta con sé infinite emozioni, tantissime amicizie, troppe bandiere e persone per poterle ricordare tutte. Ricordo di essere partita senza aspettarmi nulla, con il cuore aperto a tutto quello che sarebbe venuto, ed è stata la scelta migliore. È proprio per questo motivo e memore di questa esperienza che anche per il viaggio in Brasile che ci attende parto senza obiettivi prefissati, ma ‘solo’ con l’immensa voglia di conoscere, incontrare e amare l’altro. In quest’ottica tutto quello ne verrà non potrà che essere meraviglioso, un meraviglioso viaggio”.

(interviste a cura di Marian Sallam, ha collaborato Lorenzo Di Silvestro)

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