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Con giugno si apre una fase dell’anno piena di nuove sfide; le scuole stanno terminando, gli studenti attendono chi i risultati dell’anno e chi quelli degli esami, qualcuno si prepara alle vacanze e altri a qualche altro tipo di impegno, magari anche lavorativo o di volontariato. Si tratta di cambiamenti nella routine quotidiane, che a qualcuno potranno dare ansia o favorire attacchi di panico. Il noto musicista e compositore Giovanni Allevi, ha dedicato all’attacco di panico, di cui ha sofferto, un brano nel suo album Joy e ne ha scritto nei suoi libri.

Ma cos’è un attacco di panico? È un complesso insieme di sintomi somatici e fisici che pervadono la persona che li sperimenta e si accompagnano alla sensazione di perdere il controllo, di morire, o di trovarsi in una situazione in cui non esiste una via d’uscita.

I sintomi fisici degli attacchi di panico possono includere la tachicardia, capogiri, vertigini, tremori, sudorazione, sensazione di soffocamento o di asfissia (nodo alla gola), derealizzazione (la percezione che la realtà che ci circonda abbia elementi di irrealtà o di stranezza) e depersonalizzazione (sensazione di distacco e di estraneità dai propri pensieri o dal proprio corpo), nausea, dolori addominali, e altri che mettono in forte allarme chi li sta percependo.

Spesso l’arrivo di un attacco di panico è improvviso, facilitato da condizioni psicologiche o fisiche stressanti ma anche per condizioni climatiche particolari. Il momento degli esami è tra quelli che possono scatenarlo togliendo autonomia, autostima, autoefficacia e ponendo l’individuo in un costante stato di allarme sulle sensazioni che prova. Altrettanto spesso la crisi di panico non si esaurisce nell’episodio acuto. Quando i sintomi fisici vengono vissuti come il segnale di un pericolo imminente, può nascere il timore costante che l’attacco si ripresenti. È così che luoghi, spostamenti e attività di ogni giorno finiscono per apparire rischiosi. Molte persone iniziano allora a limitare i propri movimenti, preferendo uscire soltanto in compagnia o portando con sé oggetti che infondono sicurezza, anche semplici come una bottiglietta d’acqua, nella convinzione che possano aiutare ad affrontare un eventuale nuovo episodio.

Molto frequentemente per la cura dei disturbi ansiosi e per la cura degli attacchi di panico si fa ricorso solo ai trattamenti farmacologici che, pur alleviando i sintomi, mantengono il disturbo perché non insegnano strategie per affrontarlo positivamente. La psicoterapia ad indirizzo cognitivo e comportamentale è riconosciuta dalle linee guida internazionali come la migliore nel trattamento di questi “attacchi”, perché permette alla persona di sperimentare strategie per modificare i pensieri che accompagnano la crisi, e una presa di consapevolezza sul proprio corpo e sulle sensazioni corporee e fisiche che si possono sperimentare, senza aver timore che siano il segnale di una malattia o di qualcosa che non va per il verso giusto.