Fermiamoci un momento. Gesù non ci dice semplicemente: “vi do” del pane. Dice: “Io sono” il pane. Lui stesso. La sua persona, la sua vita, il suo amore. Non un simbolo, non un ricordo, non un’idea edificante. Lui. E questa distinzione cambia tutto.

I Giudei che lo ascoltavano inciampano subito, comprensibilmente: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. È una domanda onesta, in fondo. È la domanda di chi prende le parole sul piano del visibile, del misurabile, del razionale. Ma Gesù non si tira indietro, non addolcisce, non spiega in modo da togliere il mistero. Non riduce questa realtà alle nostre categorie. Al contrario, insiste, ripete, approfondisce: “In verità, in verità io vi dico”, è la formula più solenne che conosce. Come se volesse dirci: so che vi stupisce, so che vi scandalizza, ma è così.

E noi, oggi, dove ci collochiamo? Ci ritroviamo tra quelli che discutono, che chiedono spiegazioni, che vorrebbero un Dio più comprensibile? Oppure siamo tra quelli che si lasciano semplicemente nutrire?

C’è una fame che ci attraversa tutti, anche i più soddisfatti, anche i più occupati. Una fame di senso, di appartenenza, di amore che non finisca. E Gesù ha l’audacia di dirci: quella fame sono io che la riempio. Non una filosofia, non una pratica spirituale, nemmeno una comunità, per quanto bella. Lui. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”.

Quanto spesso invece noi andiamo a Messa come si va a un appuntamento tra i tanti? Quanto spesso la Comunione diventa un gesto abitudinario, quasi automatico, svuotato di quella meraviglia che dovrebbe accompagnarla sempre?

Gesù nell’Eucaristia aspetta. Aspetta te, aspetta me, con quella pazienza infinita che solo l’amore vero conosce. Quante volte siamo passati davanti a una chiesa senza fermarci? Quante volte siamo entrati distratti, già con la testa altrove?

“Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. La vita eterna non è qualcosa che comincia dopo la morte. Comincia adesso, in questo incontro, in questo nutrimento. Ogni Comunione è un seme di eternità piantato nella nostra carne mortale.

Lasciamoci provocare da una domanda finale, la più semplice e la più esigente: quanto amiamo davvero Gesù Eucaristia? Non quanto lo conosciamo, non quanto siamo praticanti regolari; ma quanto lo amiamo? Perché solo l’amore trasforma la Messa da obbligo a incontro, da rito a vita.

Gv 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo
e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».