Foto: Beato Angelo Carletti
Il 26, 27 e 28 giugno si terrà il pellegrinaggio diocesano ad Assisi, guidato dal nostro vescovo Daniele. 81 pellegrini sulle orme di Francesco nell’anno giubilare del Santo certamente tra i più conosciuti e amati della storia cristiana, simbolo universale di pace, fraternità e amore per il creato.
Accompagniamo anche da queste pagine l’avvicinarsi di quel pellegrinaggio con i risultati di una ricerca che don Francesco Mosetto ha dedicato alla presenza dei francescani nel nostro territorio, a prosecuzione di un altro suo articolo apparso in questa pagina relativo alla presenza, non probabile, di San Francesco ad Ivrea.
Nella prima metà del sec. XIII i frati Minori si stabilirono, oltre che in Ivrea, anche a Chivasso e a Rivarolo. Nella capitale del marchesato degli Aleramici, il Monferrato, il convento e la chiesa di San Francesco si trovavano “fuori del recinto dei borghi di S. Pietro, di S. Maria e di S. Antonio… Ampio era il convento con duplicato chiostro… Formata era la chiesa di tre navate ed era, prima della erezione della moderna chiesa di S. Maria, la più ampia tra le chiese di Chivasso… Eretto il convento e la chiesa suddetta, da alcuni civassini si cominciarono a ergere in quelle vicinanze alcune case e, successivamente aumentate, si formò il piccolo borgo che l’addimandarono di S. Francesco” (G. Borla, Memorie istorico-cronologiche della città di Chivasso, ms. 1790; ediz. a stampa Chivasso 2013).
Nella prima metà del XVI secolo la città fu saccheggiata più volte da mercenari svizzeri e lanzichenecchi. Nel 1542 tutti i borghi fuori le mura vennero abbattuti per ordine di Francesco I, re di Francia. Di conseguenza, i frati si rifugiarono entro le mura della città. I Conventuali “riuscirono, con le elemosine raccolte, a ricostruire il loro convento nel borgo detto di Sant’Antonio” (L. Dell’Olmo e R. Scuccimarra, Storia di Chivasso e del Chivassese. Le origini, Torino 1986, p. 88). L’antico edificio è ora sede dell’Asilo infantile Beato Angelo Carletti.
Nel 1478, in seguito a una predicazione dei frati Minori Osservanti venuti da Ivrea, la Credenza di Chivasso chiese ai superiori dell’Ordine di stabilire anche in questa città un loro convento e ne finanziò la costruzione in un terreno “sopra riva” con tanto di orto e giardino. “Finita la fabbrica del convento e della chiesa, che i Padri dedicarono al ‘santo di Siena Bernardino’, si portò in Chivasso il beato Angelo Carletti, il quale ‘considerata l’angustia della clausura’, determinò ‘la di lei ampliazione’” (L. Dell’Olmo, L. Guida, Chivasso francescana, s.d., p. 64; cfr. G. Borla, op. cit.).
Presso la chiesa di San Bernardino nacque la Confraternita del Nome di Gesù, che in seguito si trasferì in S. Maria della Misericordia, quindi in San Michele, e da ultimo costruì la bella chiesa di S. Maria degli Angeli, un monumento dell’arte barocca. Demolito per ordine di Francesco I e ricostruito pochi anni dopo, il convento venne soppresso da Napo-leone. A metà del secolo scorso le Suore di San Giuseppe vi istituirono una scuola professionale. Ultimamente, il cosiddetto “Collegio” è stato ristrutturato come edificio residenziale. La figura più illustre del San Bernardino è il beato Angelo Carletti, nato a Chivasso nel 1411. Morirà a Cuneo nel 1495. Vicario della Provincia francescana di Genova, poi Vicario generale dell’Osser-vanza Cismontana, fu tra i sostenitori della fondazione dei Monti di pietà in favore dei poveri. La S. Sede gli affidò diversi incarichi, che lo portarono a visitare molti paesi dell’Europa Orientale. Angelo Carletti è autore della Summa casuum conscientiae, detta Summa Angelica. Fu stampata nel medesimo convento da un pioniere della stampa, Giacomino Suigo, ed ebbe grande diffusione. Lutero la bruciò nella pubblica piazza di Wittemberg insieme alla Summa di San Tommaso d’Aquino, in quanto simbolo dell’ortodossia cattolica.
A Chivasso già esisteva, lungo la strada per Vercelli, una cappella della Madonna di Loreto, custodita da un eremita. Nel 1624 la cappella venne affidata ai Cappuccini, che costruirono accanto ad essa il loro convento. Dopo pochi anni, anche in seguito alle devastazioni causate dalla guerra tra il principe Tommaso e la reggente Maria Cristina, i Cappuccini si trasferirono in un sito più salubre ed eressero la chiesa della Madonna di Loreto. Sopra l’altare maggiore costruito in legno, com’è regola per i Cappuccini, fu collocata l’antica statua della Vergine e fu eretto un magnifico tabernacolo. Il convento venne soppresso ben due volte (1800 e 1856). Alla fine del secolo XIX la chiesa venne ricostruita, conservando però l’altare settecentesco. I Cappuccini hanno lasciato Chivasso nel 2014; ma la chiesa della Madonna di Loreto continua a essere sede della parrocchia.
Anche a Rivarolo la presenza dei francescani risale alla metà del Duecento. “Si ipotizza infatti che gruppi di frati percorressero le nostre terre e che, a Rivarolo, grazie alla generosità della popolazione e dei signori del luogo, abbiano trovato ospitalità e la possibilità di costruire una modesta dimora presso una cappella in aperta campagna, ma non troppo distante dal borgo stesso” (R. Poletto, “Bollettino parrocchiale di Rivarolo”, Pasqua 2026). Questo primitivo insediamento diventò un vero e proprio convento con tanto di chiesa dedicata a San Francesco, consacrata nel 1299 dal vescovo d’Ivrea Alberto Gonzaga, egli stesso francescano. Nel convento di Rivarolo entrò un giovane della famiglia dei conti di San Martino, venerato come beato Bonifacio.
Secondo le fonti francescane, fu lui ad accogliere in Sicilia sant’Antonio di Padova, dopoché la nave che avrebbe dovuto condurlo in Marocco fece naufragio. Bonifacio da Rivarolo fu poi trasferito in qualità di superiore provinciale dalla Sicilia a Genova, dove morì in età avanzata nel 1290. Così lo ricordano le fonti francescane: “Affabile in volto e modesto nel parlare, era puntuale in coro, sobrio nel vestire e contento nella povertà. Usava sempre una sola veste, anche nei più crudi inverni”. “Nel 1814 Luigi Palma di Borgofranco, il primo storico di Rivarolo, pubblicò una breve biografia di questo nostro Beato, dandoci qualche notizia in più, non sappiamo quanto documentata” (R. Poletto, “Bollettino parrocchiale di Rivarolo”, Natale 2021).
Nel 1418 San Bernardino da Siena passò anche a Rivarolo e predicò nella chiesa di San Francesco, che fu in gran parte ricostruita nella seconda metà del XV secolo. Risale a quell’epoca l’incantevole dipinto di Giovanni Martino Spanzotti Madonna e Padri della Chiesa in adorazione del Bambino, che tuttora si ammira nella prima cappella a destra entrando.
Nel Seicento il convento fu ampliato con il chiostro dietro la chiesa, che a sua volta venne ristrutturata a metà del Sette-cento. Su monasteri e conventi “si abbatté il tornado della Rivoluzione Francese e di Napoleone Bonaparte… Il convento di Rivarolo fu prima usato come caserma e ospedale militare, poi dato in uso al Comune, che vi sistemò scuole e uffici… Nel 1821, fu donato alle Orsoline”. (R. Poletto, Conventi Francescani nel Canavese occidentale, “Bollettino parrocchiale” Pasqua 2026). Le suore Orsoline, libera associazione fondata da Anna Maria Borgaratti, vi istituirono una scuola che giungeva fino alle Magistrali: l’Istituto Ss.ma Annunziata. Nel 1950 esso passò alle Suore di San Giuseppe di Torino. Nel 2011, per decisione dell’allora Vescovo di Ivrea mons. Arrigo Miglio, l’intero complesso fu acquistato dalla Diocesi di Ivrea. L’Istituto Ss. Annunziata, ha le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Una parte del convento ospita invece la comunità contemplativa delle Sorelle di Maria Stella mattutina.

S. Francesco, Rivarolo, chiostro antico.


