Quattro dimissioni “pesanti” hanno scosso la leadership della Schlein nel Pd: hanno lasciato le deputate Furlan e Madia e le europarlamentari Gualmini e Picierno in dissenso con la linea della segreteria, ritenuta radicale di sinistra, poco attenta alla storia plurale del partito, nato dalla fusione tra i Ds e la Margherita. Le “dimissionarie”, tutte provenienti dall’area riformista della Margherita, segnalano la scarsa attenzione per la cultura popolare e liberaldemocratica: il “tiepido” europeismo per l’alleanza con i Pentastellati, “neutrali” sull’Ucraina, la scelta prioritaria della Cgil a scapito di Cisl, Uil e Autonomi, il limitato dibattito interno con la voce “unica” della segreteria… Le onorevoli Furlan e Madia scelgono Italia Viva di Renzi, la Gualmini Azione di Calenda, la Picierno, vice-presidente del Parlamento europeo, fonda il movimento “Spazio pubblico”; a livello europeo tutte collocate nel gruppo liberal-democratico guidato da Macron.

Questa non è l’unica tensione nell’area riformista, come ha sottolineato il presidente dei Popolari, Castagnetti, che ha chiesto alla Schlein il rispetto dei valori dei due partiti fondatori; secondo il Corriere Romano Prodi, critico sulla segreteria Schlein, si riserverebbe un’iniziativa per la quarta gamba del “campo largo”; indispensabile per battere il destra-centro. In realtà anche l’area riformista appare divisa in quattro posizioni: la componente guidata dal presidente del Pd Bonaccini appoggia la segreteria, la corrente catto-dem guidata dall’ex ministro Delrio, in minoranza, è orientata alla battaglia interna; sono per la nuova Margherita i Renziani con Casa riformista, i Prodiani, il Movimento “Più Uno” del professor Ruffini; infine una quarta componente sta con Azione, fuori dai due Poli.

Un panorama politico complesso che sembra dar ragione, a posteriori, alla previsione dell’onorevole Bodrato, già collaboratore di Moro e Zaccagnini: meglio la federazione Ds-Margherita, anziché la fusione di due partiti, vicini ma diversi.

Intanto nel “campo largo” resta aperta la questione della leadership tra Schlein e Conte. Con quali primarie: aperte a tutti o riservate ai segretari?

Se il centro-sinistra ha il problema della frammentazione, il destra-centro teme la bomba Vannacci e la crisi irreversibile della Lega. Salvini, ridotto al 6%, cerca un salvagente dai leader del Nord, Zaja, Fedriga, Fontana; ma questi chiedono un cambio della linea nazionale, di destra, ed un ritorno alla “Lega del Nord”. Soprattutto porte chiuse al generale Vannacci, come ha dichiarato in tv l’onorevole Molinari, capogruppo alla Camera.

Sul generale, tuttavia, la porta è lasciata aperta dalla Meloni, colpita dai sondaggi che collocano l’ultra-destra al 5%. Qui si apre un grave problema politico perché Futuro Nazionale è incompatibile con qualsiasi coalizione di governo: anti-Europa, filo-Putin, sovranista come i Maga di Trump, anti-palestinese e pro-Netanyahu, contro gli immigrati, al limite del razzismo… La sua presenza al Governo romperebbe ottant’anni di vita democratica e ci collocherebbe fuori dall’Europa.

Nel destra-centro sono contro Futuro Nazionale non solo i leghisti, ma soprattutto Forza Italia, sotto la spinta di Marina Berlusconi, impegnata sulla linea europeista dei Popolari. Secondo alcuni media, la Berlusconi potrebbe anche spingere gli Azzurri su una posizione autonoma neo-centrista, contro l’estrema destra.

Le fratture (e la confusione) nei Poli sono state registrate dai sondaggisti, con due note: cresce l’incertezza e l’astensione, permane l’ipotesi del “pareggio” anche nell’ipotesi della nuova legge elettorale “Stabilicum”.

In un panorama politico così complesso (a partire dalle guerre infinite), appare semplicistico voler risolvere i nodi parlamentari con artifici legislativi; sarebbe preferibile dedicare i mesi che ci separano dal voto ad un impegno comune sui molti temi aperti: politica estera, stagnazione, lavoro, immigrazione…