CHIVASSO – Sabato 6 giugno il Teatro dell’Oratorio Carletti di Chivasso ha ospitato l’Assemblea diocesana di fine anno pastorale, convocata dal vescovo Daniele Salera e rivolta ai Consigli pastorali parrocchiali, sacerdoti e laici di movimenti e associazioni ecclesiali. L’incontro è stato dedicato alla verifica del cammino compiuto durante l’anno e alla raccolta delle riflessioni maturate nelle comunità, nel quadro di una pastorale fondata sul discernimento comunitario e sulla capacità di leggere le sfide della vita quotidiana alla luce del Vangelo.

Numerosa la partecipazione dei delegati delle vicarie della diocesi, chiamate a condividere esperienze, valutazioni e proposte a partire dalla Lettera pastorale del settembre 2025. I contributi raccolti costituiranno una base importante per la programmazione del prossimo anno pastorale, che sarà inaugurato sabato 26 settembre in Cattedrale a Ivrea.

Nel corso dell’assemblea sono stati inoltre ricordati alcuni appuntamenti diocesani dei prossimi mesi: a partire da quello di sabato prossimo, 13 giugno, a Vische la presentazione dell’enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas, con l’intervento di don Andrea Cavallini e una meditazione del vescovo Daniele Salera; la celebrazione il 15 agosto della solennità dell’Assunta, patrona della diocesi; e il tradizionale pellegrinaggio diocesano a Oropa, che da quest’anno anziché ad agosto si svolgerà nel mese di settembre, precisamente sabato 5.

L’Assemblea diocesana si è aperta con un momento di preghiera e di silenzio meditativo, secondo il metodo del discernimento comunitario. Introducendo i lavori, il vescovo Daniele ha ricordato il significato dell’incontro: “Un momento di sintesi, di verifica e di condivisione sul cammino che abbiamo vissuto insieme, ponendoci in ascolto gli uni gli altri”. L’assemblea è stata anche l’occasione per rileggere la Lettera pastorale alla luce dell’esperienza maturata. “I passi compiuti – ha osservato il vescovo – sembrano aver seguito in gran parte quelle indicazioni, trasformando in vita ciò che ci eravamo detti all’inizio del percorso”.

La testimonianza delle sette vicarie

Le sette vicarie della diocesi hanno preso la parola attraverso i loro rappresentanti, offrendo testimonianze, riflessioni e proposte. Ne è emerso un quadro ricco di luci e con qualche criticità da superare, poi soddisfazioni e fatiche, ma soprattutto la consapevolezza di un cammino che continua a generare crescita e confronto. Riconosciuto il valore della Lettera pastorale come strumento capace di orientare il percorso delle comunità; sono rinati i Consigli pastorali parrocchiali e anche quello diocesano. Si sono rafforzati il dialogo e la collaborazione tra le diverse realtà ecclesiali, è cresciuta l’attenzione verso le persone più fragili e si è sviluppata una maggiore sensibilità nei confronti della formazione delle nuove generazioni.

Accanto ai segni di speranza, non sono mancate le difficoltà. Costruire una Chiesa realmente sinodale richiede infatti di superare abitudini consolidate: la tendenza ad affermare le proprie posizioni più che ad ascoltare, a difendere le proprie ragioni più che a ricercare la comunione, a restare fermi nelle proprie convinzioni invece di muoversi incontro agli altri.
Le comunità hanno evidenziato il peso di risorse umane sempre più limitate. Molti operatori pastorali sono chiamati a conciliare il servizio ecclesiale con gli impegni del lavoro e della famiglia, mentre le richieste e le necessità continuano ad aumentare. Da qui emerge l’esigenza di individuare priorità chiare, concentrare le energie sugli obiettivi essenziali e sostenersi reciprocamente attraverso proposte semplici, concrete e realmente praticabili.

In riferimento alla dimensione missionaria della Chiesa è emersa la necessità di evitare che l’organizzazione di attività assorba gran parte delle energie, facendo perdere di vista la finalità originaria dell’azione pastorale: l’annuncio del Vangelo e l’incontro con le persone, soprattutto con coloro che vivono ai margini della vita ecclesiale. È stata sottolineata l’importanza di fondare ogni percorso pastorale sulla relazione con il Signore, testimoniando la fede con maggiore coerenza nella vita quotidiana. È stata ribadita l’urgenza di superare divisioni e incomprensioni, favorire l’accoglienza reciproca e valorizzare quei piccoli gesti di attenzione e vicinanza che costruiscono autentiche relazioni comunitarie.

Guardando al futuro, l’assemblea ha indicato di rafforzare il legame tra fede e vita; curare maggiormente la liturgia; creare nuove occasioni di incontro, servizio e collaborazione; sviluppare una Chiesa capace di uscire dai propri confini per incontrare le persone nei luoghi della vita quotidiana e condividere con loro la speranza del Vangelo. In questa prospettiva è stata sottolineata anche l’importanza di superare la logica della parrocchia isolata, valorizzando il cammino delle unità pastorali e il lavoro di rete tra le comunità. Se dei vuoti permangono, l’assemblea li ha individuati nella fragilità della testimonianza personale, nelle difficoltà a costruire concordia e nella persistenza di una mentalità che si rifugia ancora nel consueto “si è sempre fatto così”. Proprio da queste consapevolezze nasce però la sfida del prossimo futuro: continuare il cammino con fiducia, custodendo quanto di buono è germogliato e aprendosi con coraggio alle conversioni che il Vangelo continua a chiedere alle comunità cristiane.

 

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