IVREA – Il “dormitorio” della Caritas a Ivrea non deve essere visto e considerato solo come un letto per la notte, ma piuttosto come la porta d’accesso a un percorso di autonomia per chi lo frequenta e se ne serve. I fondi che Caritas raccoglie e quelli che le vengono destinati dall’8xmille della Chiesa cattolica grazie alle firme degli italiani sulle dichiarazioni dei redditi, sono usati in modi diversi per offrire una pluralità di opportunità.

Si parte dagli interventi di urgenza, con gli aiuti immediati e l’accoglienza tempestiva per chi presenta gravi difficoltà. In questo senso, lo stesso spazio del dormitorio può essere migliorato e meglio organizzato per accogliere più persone in ambienti dignitosi, sicuri e funzionali. Non da meno sono però gli interventi che rispondono ad esigenze sul medio e lungo termine, quindi in un’ottica di prima sostenibilità e autonomia per chi ne beneficia; trovare casa, lavoro, scuola per i figli, sono percorsi che favoriscono inclusione e quindi una sana convivenza tra le genti. Si tratta di attività ed interventi che si possono realizzare grazie ai denari, certamente, ma anche grazie ad una rete territoriale di supporto che funziona, è sinergica e sussidiaria, perché chi vi opera ha la formazione adeguata e ha capito l’orientamento degli aiuti in senso moderno ed efficace.

Rispetto a ogni altra accoglienza notturna e diurna, il dormitorio e l’emergenza abitativa di Caritas diocesana aiutano a non perdersi nei meandri della dipendenza e del disagio che impoverisce tante persone in difficoltà. La struttura getta le basi di un primo ponte verso il co-housing, quel modello residenziale che combina l’autonomia delle abitazioni private con la condivisione di spazi e servizi comuni, favorendo relazioni di vicinato, mutuo aiuto e partecipazione alla vita della comunità. A seconda dei destinatari, il co-housing può assumere diverse forme: per anziani che desiderano contrastare la solitudine; per giovani lavoratori o studenti; per famiglie che condividono alcuni servizi e per persone fragili inserite in percorsi di inclusione sociale, cioè quelle che maggiormente costituiscono il nostro target di intervento e di sostegno.

Appare sempre più necessario che le nostre comunità conoscano la storia e le forme di emarginazione che ci sono accanto e che spesso sembrano invisibili. Occhi aperti e orecchie tese favoriscono l’ascolto e il monitoraggio di tante situazioni che vengono segnalate agli Operatori Caritas occupati volontariamente in diversi settori. Con un obiettivo di fondo: quello di favorire un percorso molto famigliare e di prossimità che rende l’accoglienza non solo assistenziale, ma promozionale e finalizzata al pieno inserimento nella realtà sociale e nella comunità.

“Quando sono arrivato al dormitorio, il mio primo pensiero è stato di profonda e immensa gratitudine” dice Nazir, arrivato dal Camerun con un sogno semplice e difficile insieme: costruirsi un futuro attraverso lo studio e il lavoro. A Ivrea trova molte opportunità, ma anche la fatica di dover affrontare da solo il peso delle difficoltà economiche. Quando entra nel dormitorio della Caritas capisce che quella porta aperta rappresenta molto più di un posto dove dormire. “Mi sono sentito accolto quasi come in famiglia” racconta Nazir, spiegando che per lui il dormitorio diventa un punto fermo da cui ripartire: un luogo sicuro che gli permette di frequentare l’università, studiare, immaginare un domani diverso. Anche le difficoltà quotidiane, con il tempo, assumono un altro significato: le regole, le sveglie mattutine, la condivisione degli spazi sono divenute col tempo esperienze che lo hanno aiutato a crescere e a diventare l’uomo che è oggi. Ma, soprattutto, Nazir ricorda le persone: gli altri ospiti, i volontari, gli studenti che sceglievano di trascorrere del tempo insieme a loro. Relazioni semplici, autentiche, capaci di far sentire qualcuno meno solo: “quello che allora consideravo un ostacolo, oggi lo vedo come un’opportunità che mi ha fatto crescere”, testimonia.

Oggi Nazir lavora con responsabilità in una grande azienda. Un traguardo costruito con impegno, sacrificio e determinazione. Ma ciò che porta più nel cuore è la possibilità ricevuta: qualcuno che, in un momento difficile, ha scelto di credere in lui. Per questo continua a credere che ogni gesto di aiuto possa davvero cambiare la vita di una persona.

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