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“The Pope battled with Bad Bunny for the attention of Spain’s youth and won”. In Spagna il Papa ha vinto la “battaglia” per l’attenzione dei giovani.
Bad Bunny è idolo pop perché riempie un vuoto generazionale. Nei testi affronta migrazione, neocolonialismo, corruzione, identità portoricana, diritti sociali. Il pubblico lo segue perché sa empatizzare con i breakdown emotivi delle giovani generazioni e perfino padre Guillerme, il celeberrimo DJ portoghese, ne ha fatto una traccia richiamando una canzone virale; “Por la manaña café, por la tarde oración, por la noche Dios con su protección.” La sua viralizzazione è costruita su esclusività: la Casita: lo spettacolo dentro lo spettacolo. Scout che selezionano i volti per il privé, VIP dal dimenticatoio alla riscossa, e un sistema di para-eventi degno dei più grandi concerti rock del secolo scorso.
Il Papa è virale per motivi opposti. Gesti, semplicità, autoironia, vicinanza umana. Tenerezza. O forse solo anche perché è il Papa. I due si incontrano, privatamente al Bernabéu. Niente video e foto, ma il cantante era emozionato. E credo anche il Pontefice.
Chi torna da un concerto di Bad Bunny porta in sé un’esperienza. Chi torna dopo aver visto il Papa torna arricchito. Anche il Papa in quanto a para-eventi non scherza. Ma nascono spontanei. La vera forza di incontrare il Papa è comunità che si crea, fede condivisa, speranza che si passa. Bad Bunny riempie il vuoto. Il Papa dà gli strumenti per colmarlo.


