Foto generata con IA

Come i 527.747 maturandi di questa calda estate 2026 e il mio illustre (quasi) coetaneo Pupo, anch’io ho provato a confrontarmi con una delle tracce dell’esame di italiano. Tra quelle proposte mi ha particolarmente colpito l’articolo della giornalista tedesca Wenke Husmann, nato dall’esperienza di una madre che contempla un’aurora boreale insieme alla figlia e si interroga sul significato della meraviglia. Di fronte all’entusiasmo e allo stupore della bambina, l’autrice si interroga sulla capacità degli adulti di meravigliarsi ancora. La meraviglia non appartiene soltanto all’infanzia ed è la scintilla che alimenta il desiderio di conoscere, apre alla realtà, favorisce la curiosità e rende le persone più disponibili agli altri.

Nei celebri film “Inside Out” (1 e 2) le emozioni che guidano la vita della protagonista Riley Andersen sono nove: gioia, tristezza, paura, rabbia, disgusto, ansia, invidia, imbarazzo e noia. Manca la meraviglia. Eppure proprio la meraviglia sembra essere all’origine di tutte le altre. Prima ancora di gioire, temere, arrabbiarsi o rattristarsi, l’essere umano deve accorgersi che la realtà gli viene incontro come qualcosa di nuovo, inatteso, degno di attenzione. La meraviglia è il primo movimento umano davanti al mondo.

Per i filosofi antichi la conoscenza nasce dallo stupore, perché la meraviglia apre gli occhi e la mente. Non si tratta di una semplice emozione tra le altre, ma una sorta di condizione originaria che rende possibili tutte le altre esperienze umane. Si potrebbe dire che Inside Out racconta ciò che avviene dentro di noi, ma la meraviglia nasce quando qualcosa proveniente da fuori irrompe nella nostra vita. È una sorta di “Outside In”: non siamo noi a costruire la realtà, ma è la realtà che ci raggiunge, ci sorprende e ci provoca.

Un tramonto, un volto amato, una nascita, una pagina di poesia, una scoperta scientifica: tutto ciò che suscita meraviglia ci ricorda che il mondo non è un prodotto della nostra mente, ma un dono che ci precede.

In un’epoca in cui rischiamo di rinchiuderci nei nostri schemi, nelle nostre opinioni e nelle nostre emozioni, la meraviglia ci restituisce il contatto con la realtà. È la porta attraverso cui il mondo entra in noi e attraverso cui noi possiamo iniziare a conoscerlo veramente. È l’Outside In che rende possibile ogni autentica conoscenza.