IVREA – La povertà in Italia assume sempre più i tratti di una condizione permanente. È questo uno dei messaggi che emerge con maggiore forza dal Rapporto statistico nazionale 2026 di Caritas Italiana, pubblicato qualche giorno fa e costruito sui dati raccolti nel corso del 2025 attraverso 3.520 servizi attivi in 206 diocesi italiane.
Nel 2025 la rete Caritas ha accompagnato complessivamente 282.539 persone a livello nazionale. Rispetto all’anno precedente l’aumento è contenuto (+1,7%), ma il confronto con dieci anni fa restituisce una fotografia ben diversa: gli assistiti sono cresciuti del 48%, segno di una fragilità sociale che tende a consolidarsi nel tempo.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la durata delle situazioni di disagio. Oltre un quarto delle persone seguite (28,1%) è accompagnato da almeno cinque anni. Ciò che emerge con forza dal Rapporto è dunque che la povertà non appare più come un fenomeno episodico, ma come una condizione che si prolunga e che coinvolge sempre più spesso nuclei familiari incapaci di uscire da percorsi di vulnerabilità economica e sociale.
Tra i problemi più diffusi continua a emergere la difficoltà economica, che interessa oltre tre quarti delle persone incontrate dalla rete Caritas. Accanto a essa pesano le problematiche occupazionali, mentre cresce il fenomeno dei cosiddetti “working poor”: persone che, pur avendo un lavoro, non riescono a raggiungere condizioni di vita adeguate. Le famiglie con figli restano inoltre una componente significativa dell’utenza seguita.
Il Rapporto richiama poi l’attenzione sull’intreccio tra povertà economica, disagio abitativo, problemi sanitari e solitudine. Le difficoltà legate alla casa coinvolgono più di un terzo degli assistiti, mentre aumentano le situazioni nelle quali diverse forme di fragilità si sovrappongono e si alimentano reciprocamente.
Nel 2025 la Chiesa cattolica ha destinato 280 milioni di euro dell’8xmille alle opere di carità, pari al 27,6% delle risorse ricevute. Di questi, 150 milioni sono stati assegnati direttamente alle diocesi, che in larga parte li impiegano attraverso le Caritas locali per sostenere famiglie, poveri, senza dimora e persone in difficoltà.
La situazione in Piemonte-Valle d’Aosta
Particolarmente significativa la situazione rilevata nella regione ecclesiastica Piemonte-Valle d’Aosta. Nel 2025 la rete Caritas territoriale ha accompagnato 28.155 persone attraverso 264 servizi attivi. Il dato rappresenta circa il 10% dell’intera utenza nazionale, collocando il territorio tra quelli maggiormente interessati dall’attività di ascolto e accompagnamento.
Rispetto al 2024 si registra una lieve diminuzione delle persone seguite (erano 29.574), mentre cresce il numero delle strutture operative. Resta comunque molto elevata la pressione sui servizi: ogni centro ha seguito mediamente oltre 106 persone, uno dei valori più alti registrati a livello nazionale.
Un elemento distintivo del modello piemontese-valdostano è la forte presenza dei servizi parrocchiali. Quasi tre quarti delle persone accompagnate (74,7%) sono state intercettate proprio attraverso le strutture di prossimità presenti nelle parrocchie, una quota nettamente superiore alla media italiana.
Dal punto di vista anagrafico, gli uomini rappresentano il 51,8% delle persone incontrate, mentre il 48,2% è costituito da donne. Sul fronte della cittadinanza prevalgono gli stranieri (60,3%), a fronte del 39,5% di cittadini italiani. Anche i dati relativi all’istruzione e al lavoro delineano una situazione di fragilità consolidata. Oltre la metà delle persone seguite possiede come titolo di studio più elevato la licenza media inferiore. Sul versante occupazionale, il 53% risulta disoccupato in cerca di lavoro, mentre quasi un quarto degli assistiti è occupato, confermando anche nel territorio piemontese-valdostano il fenomeno della povertà lavorativa. Sul piano abitativo, il 9,2% vive situazioni di grave esclusione abitativa. Tra coloro che dispongono di una casa, prevalgono gli alloggi in affitto, sia nel mercato privato sia nell’edilizia pubblica.
Particolarmente interessante è infine il dato relativo alla continuità delle prese in carico. I nuovi utenti rappresentano il 41,5% del totale, ma una quota consistente continua a rimanere nei percorsi di accompagnamento per periodi medio-lunghi, segno di difficoltà che non trovano facilmente soluzione.
Il quadro nella diocesi di Ivrea: aumentano i bisogni, si contraggono le risorse.
Partiamo dai numeri. Nel 2025 sono state 521 le sedute di ascolto e colloquio tra nuovi beneficiari e l’aggiornamento per chi già li aveva frequentati; sono circa 5mila i cittadini, in un contesto di bisogni sociali e in costante aumento. 9mila689 le distribuzioni alimentari effettuate, 889 le famiglie in carico per un totale di 2mila124 persone. A fronte di 446 famiglie italiane, troviamo 443 nuclei familiari stranieri tra i quali, i più rappresentati sono: 89 brasiliani, 62 nigeriani, 114 marocchini e 41 romeni. Gettando uno sguardo alla Caritas di Strambino sono 102 le famiglie assistite, 37 italiane e 65 straniere, per un totale di 258 persone. A Rivarolo 232 famiglie di cui 133 italiane e 99 straniere, di queste 40 marocchine, 27 romene e 5 nigeriane; a Chivasso i nuclei famigliari assistiti sono stati 162 di cui 88 italiani e 74 stranieri, per un totale di 404 persone.
A Ivrea e in altri centri parrocchiali è attivo il servizio di distribuzione di capi di vestiario, biancheria, coperte, casalinghi, libri, giocattoli, oggettistica. L’attenzione alle richieste per bambini è curata in collaborazione con il Centro aiuto alla Vita (CAV). Il servizio è di supporto e interagisce con i servizi interni della Caritas (dormitorio maschile e femminile, famiglie ospiti, Mensa), ed a servizi esterni (Associazione Volontari Penitenziari, Servizio Sociale Ospedaliero, Servizi Sociali del Territorio).
Accanto alle richieste di aiuto per cibo e vestiario, emerge il problema della povertà sanitaria: sempre più persone rinunciano a visite mediche e farmaci per difficoltà economiche. L’ambulatorio Caritas Ivrea è stato aperto nel 2019, attualmente vi si alternano quattro medici e un’infermiera. Sono assistite soprattutto persone senza medico di medicina generale o come integrazione al servizio sanitario, soprattutto per persone con disagi cronici. Nel 2025 sono state assistite circa 500 persone. Con l’erogazione di farmaci del Banco Farmaceutico di Torino, con cui si lavora in stretta collaborazione, e con i medicinali che provengono, anche da alcune farmacie che forniscono farmaci raccolti da privati, è possibile rispondere alle esigenze di molti assistiti in difficoltà. Il servizio comprende aiuti per il pagamento di ticket per esami eseguiti con il SSN, e fornitura di ausili e soprattutto occhiali. Per le visite specialistiche l’ambulatorio è collegato con l’associazione SaluteArt 32, composta da 30 medici specialisti ex ospedalieri, disponibili a visite private (nel 2025 sono stati visitati circa 350 utenti). Per le cure odontoiatriche, molto richieste, ci si avvale di un centro odontoiatrico.
Da segnalare la costituzione a Ivrea di un Tavolo di lavoro sull’Abitare – un patto anti-sfratto – tra Comune di Ivrea, Consorzio In.Re.Te, Caritas diocesana, Associazione Mastropietro e altri soggetti del Terzo Settore. Il Tavolo esamina le situazioni di emergenza a rischio sfatto e accompagna le famiglie nella gestione della vertenza o a trovare un’altra abitazione utilizzando tutti gli strumenti utili. Un fondo straordinario di 145 mila euro è stato impegnato, con la collaborazione del Comune di Ivrea, Caritas, Agape, Fondazione Canonico Cuniberti, InReTe, per recuperare la Casa di accoglienza Santo Bambino. Si sta lavorando a pieno regime per raggiungere, quanto prima, la piena capienza della residenza, una quarantina di posti.
Si presentano nuove categorie di persone fragili; oltre ad anziani, disabili e famiglie con minori, crescono le difficoltà per giovani precari e nuclei monogenitoriali. Tra le iniziative avviate fi-gurano lo sportello di orientamento per sfratti e morosità e il progetto “Habita.garantito”, che offre garanzie ai proprietari che affittano a canone concordato.
La Caritas gestisce servizi di prima accoglienza (dormitorio e mensa) per persone senza dimora, accoglie in alloggi condivisi nuclei e singoli in emergenza abitativa per periodi più lunghi, puntando però anche a percorsi di inclusione sociale e lavorativa. Gli Assistenti Sociali del Consorzio InReTe cercano spesso accoglienza per mamme e minori che si trovano in difficoltà abitativa ed economica. Particolare attenzione è offerta a richieste che provengono dagli educatori della Casa Circondariale nell’imminenza della ritrovata libertà per alcuni detenuti.
L’importanza dell’8xmille
Nel complesso, il Rapporto Caritas restituisce l’immagine di una povertà sempre meno emergenziale e sempre più strutturale. Una realtà che interpella non soltanto il sistema dell’assistenza, ma anche le politiche del lavoro, della casa, della salute e dell’inclusione sociale.
La Chiesa cattolica continua a fare la sua parte grazie anche al suo essere il principale destinatario dell’8xmille: tuttavia il consenso dei contribuenti mostra un lento ma costante arretramento. Le firme sono passate da oltre il 70% delle scelte espresse nelle denunce dei redditi a poco più del 66% nei dati più recenti. Il calo non si traduce ancora automaticamente in minori entrate, grazie all’andamento del gettito fiscale, ma il trend di lungo periodo evidenzia una progressiva erosione della base dei contribuenti che scelgono di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica.





