Foto: la Casa Alpina com’era nel 1951

Il Risveglio popolare del 21 giugno 1951 così riportava la notizia della prossima inaugurazione, il successivo 1° luglio, della “nuova Colonia ‘Gino Pistoni’ che il Centro Diocesano della Gioventù Maschile di Azione Cattolica ha acquistato a Gressoney-St-Jean – Frazione Gressmatten. L’edificio che si eleva su 4 piani, è posto in una posizione assai ridente, dove maggiormente si allarga la valle, poco distante dall’ex castello della Regina Margherita; scostato dalla strada principale e lontano dal torrente, è contornato da un vasto spiazzo erboso che prosegue in una fascia a pineta”.

Il numero de Il Risveglio popolare del 13 luglio 1989, dedicando un articolo alla Casa Alpina, ci racconta gli eventi accaduti nei mesi precedenti l’inaugurazione. “… La storia della Casa Alpina Gino Pistoni inizia nell’autunno del 1950 quando una strana coppia di ‘pellegrini’, Giorgio Cavallo Perin, Presidente diocesano dell’Azione Cattolica, e Don Ernesto Tapparo,  Assistente Diocesano della Gioventù Cattolica, con i mezzi più diversi di locomozione, percorrono a più riprese la valle di Gressoney, bussando alla porta di tutti i parroci alla ricerca di una casa che risponda alle esigenze dei ragazzi…”.

Si vuole dimenticare in fretta la baita di Ceresole che i ragazzi dell’Azione Cattolica utilizzavano per i loro ritiri e/o vacanze, a partire da pochi mesi dopo la fine della guerra, con i letti di paglia e il tetto gocciolante durante i temporali, il trasporto fatto su un camion e i pasti serviti nelle gavette e all’aperto. E si vuole superare anche la casa di Extrepieraz, nella Valle di Ayas, che si stava dimostrando ormai inadeguata di fronte al crescente numero di domande di partecipazione che pervenivano al Centro Diocesano. La scelta della valle di Gressoney non è, ovviamente, casuale: è qui, infatti, nei pressi della borgata di Tour d’Héréraz, che nel luglio del 1944 Gino Pistoni, nel tentativo di soccorrere un soldato tedesco ferito, venne colpito da una scheggia di mortaio e, prima di morire, offrì la sua vita per la patria e per l’Azione Cattolica. Ancora da Il Risveglio popolare del 13 luglio “…Poi, quasi improvvisamente, il miracolo; nella piana di Gressoney St. Jean davanti al castello della Regina, hanno messo in vendita una casa… La villa è molto bella, appartiene ad un’importante famiglia di Firenze…”.

Si tratta della famiglia de Filippi, un componente della quale, il dottor Filippo de Filippi, era stato medico personale di Luigi Amedeo di Savoia (Duca degli Abruzzi) e, provetto alpinista, lo aveva accompagnato nel 1906 nella spedizione in Alaska e, nel 1909, nel tentativo di conquista del K2. In questa occasione, dopo tre tentativi falliti, la spedizione ripiegò sulla scalata del Bride Peak, una cima di 7654 metri, che non venne raggiunta per soli 156 metri, permettendo però al gruppo di alpinisti di toccare la più alta quota ad allora mai raggiunta da un essere umano. Tornando alla casa giova ricordare che l’edificio era stato costruito inizialmente per essere destinato ad osservatorio geofisico; più tardi era stato ampliato e successivamente trasformato in villa signorile, infine acquistata dalla famiglia de Filippi.

Da quell’autunno del 1950 è un frenetico susseguirsi di eventi, alcuni favorevoli e altri che inducono al pessimismo: a non scemare mai è la forza di volontà di Don Tapparo che non lascia nulla di intentato al fine di raggiungere l’obiettivo, anche di fronte alle perplessità del vescovo, Monsignor Rostagno.

E’ così che il 27 aprile del 1951 viene firmato il contratto di acquisto da parte del Centro Diocesano di Gioventù Maschile di Azione Cattolica; il 15 maggio arrivano i muratori per gli inevitabili interventi di sistemazione. Nel pomeriggio del 1° luglio la Casa Alpina Gino Pistoni venne ufficialmente inaugurata alla presenza del Vescovo Mons. Rostagno, del sindaco di Ivrea G. Ottello, del sindaco di Gressoney e di numerose autorità giunte da Ivrea. Il Risveglio popolare del 12 luglio dedicò un’intera pagina all’evento facendo una dettagliata cronaca dell’inaugurazione, aperta dalla benedizione, da parte di Mons. Rostagno, dei crocefissi da destinare alle varie camere della colonia.

A seguire i discorsi di rito: di don Ernesto Tapparo, vera anima e motore della Casa; quindi di Piero Morello, presidente della GIAC (Gioventù Italiana Azione Cattolica ndr). Da registrare anche l’intervento del Dottor Venditti, del centro diocesano, che espose le linee essenziali del programma educativo della GIAC. Ed è così che da quel giorno la Casa è pronta ad accogliere una cinquantina di ragazzi sia durante l’estate sia in occasione delle vacanze natalizie e di carnevale (la vicinanza con la seggiovia di Weissmatten offre infatti la possibilità di ottime sciate).
Don Ernesto Tapparo ne sarà il direttore per oltre vent’anni.

La forte presenza dell’Azione Cattolica in diocesi nonché il carisma del direttore fecero sì che generazioni di ragazzi di formassero tra quelle mura con un’impostazione delle “vacanze” molto diversa da quella di oggi che, di fatto, riproduceva i ritmi della vita della parrocchia… Grande importanza veniva data da Don Tapparo, valente alpinista, alle escursioni in montagna che, in molti casi, risultavano essere molto impegnative con un modello che oggi, certamente, sarebbe improponibile. Quel periodo vide anche il susseguirsi di numerose ristrutturazioni ed ampliamenti della Casa.

Nel 1953 venne inaugurata la nuova cappella, realizzata a partire da una preesistente tettoia; nella cappella venne poi costruito, nel 1982, dai fratelli e guide alpine Arturo e Oreste Squinobal, un altare ottenuto utilizzando il tronco di uno dei più grandi abeti rossi della Valle che stava morendo. Nel 1960 si procedette al primo ampliamento (con un nuovo refettorio e tre camerate) e nel 1967, a seguito di uno sbancamento dietro la casa, venne realizzato un nuovo refettorio, una nuova cucina ed un salone per riunioni e giochi al chiuso. Ma dopo gli anni dell’entusiasmo e della crescita la vita della Casa Alpina vide profilarsi all’orizzonte momenti di stagnazione e di preoccupazione che richiedevano cambi di strategia. Ne parleremo nel prossimo numero.