Per la terza volta consecutiva l’Italia guarda la Coppa del Mondo Fifa da spettatrice. Verrebbe da pensare che, soprattutto tra i più giovani, l’assenza degli azzurri abbia raffreddato l’interesse. I numeri raccontano invece una realtà diversa: il calcio continua a esercitare un forte richiamo anche quando la nostra Nazionale non è protagonista. Lo dimostrano gli ascolti delle partite più seguite. L’incontro Brasile-Norvegia ha raccolto su Rai 1, considerando anche RaiPlay, 6 milioni e 29 mila telespettatori, con uno share del 42,85%. Forse l’italo-centrismo è esaurito anche nello sport.

Anche il bilancio della fase a gironi va nella stessa direzione. Le diciassette partite trasmesse in chiaro dalla Rai hanno registrato una media di 3,99 milioni di telespettatori nella total audience e il 28,2% di share. E anche il pubblico giovane non è irrilevante: alla sfida inaugurale il 54,6% di share lo ha fatto la fascia 15-24 anni. Un risultato che, secondo le elaborazioni diffuse dalla stessa Rai, supera quello registrato nella fase a gironi del Mondiale del 2022, nonostante quest’anno una parte consistente del torneo sia visibile esclusivamente su Dazn.

Naturalmente gli ascolti televisivi raccontano solo una parte del fenomeno. È soprattutto sui social che il Mondiale sembra occupare uno spazio enorme. Ma questa percezione va letta con cautela. Entra infatti in gioco la cosiddetta echo chamber: gli algoritmi tendono a proporre contenuti simili a quelli che ciascun utente guarda abitualmente. Chi segue il calcio riceverà continuamente video, analisi e discussioni sul torneo, con l’impressione che l’intero dibattito pubblico ruoti attorno ai Mondiali, anche se fuori dalla propria bolla digitale l’interesse può essere meno diffuso.

Parlando con molti ragazzi appassionati di calcio emergono tre motivi ricorrenti che spiegano questo coinvolgimento. I primi due hanno un nome (anzi, un cognome) preciso: Messi e Ronaldo. Per molti tifosi questo rappresenta con ogni probabilità l’ultima occasione per vedere i due campioni sul palcoscenico mondiale. Il terzo elemento è il caso di interferenza politica che ha animato il dibattito internazionale negli ultimi giorni, contribuendo a tenere alta l’attenzione anche al di fuori dell’aspetto puramente sportivo e avvicinando al torneo – con stizza – anche chi, normalmente, segue il calcio con minore interesse.

L’assenza dell’Italia continua certamente a pesare sul coinvolgimento emotivo del Paese, ma fino a un certo punto: perché chi ama il calcio lo ama e basta, e ama vedere partite spettacolari; rimane solo quel pizzico di rammarico che è più che lecito.