Il Vangelo di questa domenica disturba la nostra logica del merito. Un padrone esce più volte nel giorno per chiamare operai nella sua vigna: all’alba, a mezzogiorno, financo alle cinque di sera. E quando giunge la sera, la sorpresa: chi ha lavorato un’ora riceve quanto chi ha sudato tutto il giorno.
Come non sentirci, almeno un poco, dalla parte di chi mormora? Non è forse naturale chiedersi perché la fatica non venga premiata di più?
Eppure il padrone non commette ingiustizia: dà a ciascuno ciò che aveva promesso. Il problema non è nella sua mano aperta, ma nel nostro cuore stretto, abituato a misurare l’amore con la bilancia del dare-avere. Se Dio ci trattasse secondo i nostri meriti, chi di noi potrebbe reggere lo sguardo davanti a Lui? Non siamo forse tutti, in fondo, ultimi arrivati nella vigna del Signore, chiamati non per merito ma per pura grazia?
La vigna è la vita, è la Chiesa, è il campo dove Dio semina il suo amore senza calcolo. Il padrone esce e cerca chi sta fermo in piazza, disoccupato, escluso: come non commuoversi davanti a un Dio che non si stanca di andare a cercare chi è rimasto indietro? La sua domanda – “perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?” – è tenerezza, non rimprovero. È l’invito che ancora oggi rivolge a ciascuno di noi, qualunque sia l’ora della nostra vita in cui bussiamo alla sua porta.
Il vero peccato dei primi operai non è la fatica sopportata, ma l’invidia che rovina la gioia. Quante volte anche noi, davanti al bene ricevuto da un fratello, invece di gioire ci rattristiamo, come se la grazia fosse una torta da dividere e non una sorgente che non si esaurisce mai? L’invidia è tarlo che rode dal di dentro, capace di oscurare persino la bontà di Dio ai nostri occhi. Chiediamoci con sincerità: sappiamo ancora stupirci e gioire quando la misericordia raggiunge chi pensavamo “arrivato per ultimo”?
Il Signore non ci chiede di fare i conti, ma di lasciarci sorprendere dalla sua bontà gratuita. Accogliamo la sua chiamata a ogni ora, senza invidia, con il cuore semplice e povero di chi sa di aver ricevuto tutto in dono. Così, anche noi, ultimi e primi insieme, potremo entrare nella gioia della vigna del Padre, dove per tutti c’è posto.
Mt 20,1-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto.
Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».



