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Nel collegio dove vivo respiro a 360 gradi la relazione fra giovani e politica: qui trovo ogni sfumatura, dall’entusiasmo travolgente di chi si impegna nelle associazioni studentesche alla stanchezza silenziosa di chi ha smesso di credere nelle istituzioni. Comprendo subito l’essere orizzonte ambiguo: suscita interesse, appare però irraggiungibile. La maggioranza dichiara interesse, oltre la metà percepisce assenza di spazi reali per partecipare. Una dualità per così dire, cardine.

La sensibilità è indubbia verso temi globali: clima, diritti, giustizia sociale. Una minoranza però crede che il voto possa davvero cambiare le cose, ecco l’astensionismo disilluso, che alle ultime elezioni europee ha riguardato circa la metà degli under 35. Eppure si vuole cambiare il mondo, solo non si crede che i partiti siano gli strumenti giusti, e quindi si scelgono altre strade di partecipazione sociale: si boicottano prodotti per motivi etici, si firmano petizioni, si organizzano iniziative locali, discussioni online, o a volte, alla vecchia maniera, mobilitazione. Questa forma di partecipazione possiede limiti perché senza canali istituzionali che la raccolgano, rischia di rimanere episodica.

Poi invece all’opposto c’è chi si innamora della politica, di giovani intendo, ma ben spesso purtroppo non tanto della dimensione pura e servizievole, ma di quella dove l’io si antepone al noi. E poi forse la motivazione profonda la si sceglie in secondo luogo, a tavolino, in base a quella più favorevole.

Urge un cambio di paradigma formativo: percorsi di formazione politica che partano dalla scuola e dalla famiglia perché se è chiaro che la politica non può permettersi di perdere i giovani, lo è altrettanto che un numero considerevole di giovani non si interessano a quel mondo solo per non conoscenza, non formazione, appunto. Il giudizio critico in questo è fondamentale, ed è l’unico modo per smontare un linguaggio ammaliante fatto di stereotipi, luoghi comuni e slogan, che sì ti porta il voto ma non ti cambia il Paese in meglio. E, spoiler per i più grandi, i giovani vogliono proprio cambiarlo in meglio, quindi c’è da regolarsi di conseguenza.