IVREA – Nell’assemblea dei soci d’inizio mese è stato eletto presidente di Confindustria Canavese Augusto Geminiani. Classe 1973, ingegnere, Geminiani è direttore generale di Sinterloy Sinterizzazione Metalli Duri SpA di Castellamonte, specializzata nella produzione di componenti sinterizzati in carburo di tungsteno e cobalto, nella quale opera dal 2002. Tra i primi impegni quale presidente del sodalizio che raggruppa gli imprenditori canavesani, vi è anche quello di gestire e portare a conclusione il convegno dal titolo “Cantiere natalità: verso un nuovo equilibrio vita-lavoro” organizzato in partenariato con la diocesi di Ivrea e in programma venerdì 30 ottobre all’Officina H di Ivrea a partire dalle 9. Lo abbiamo intervistato per conoscere il suo pensiero a proposito.

Presidente Geminiani, il titolo “Cantiere natalità” fa venire subito in mente il suo opposto, la denatalità.

Sì, concordo. Purtroppo la nostra come epoca è ormai ben connotata a riguardo; da tempo parliamo di denatalità, di questa inversione di tendenza demografica che in qualche modo è un po’ forse anche innaturale nell’evoluzione umana e comunque dell’evoluzione del mondo. Tale situazione fa riflettere un po’ perché traguardare il futuro partendo dalla denatalità non è così semplice, e dall’altra parte è una situazione che viviamo tutti i giorni e che percepiamo, anche se poi non abbiamo delle vere possibilità di agire…

Situazione che preoccupa anche l’imprenditoria per i posti di lavoro, modalità e condizioni di lavoro…

Certo, è sicuramente una situazione che ci preoccupa perché ha un impatto importante sul mondo del lavoro. È una situazione che preoccupa perché comunque il lavoro fino ad oggi è il maggior sistema per distribuire la ricchezza: quindi la riduzione della popolazione ci fa riflettere e ci fa pensare. La speranza è di riuscire invertire il trend: io mi accontenterei di un pareggio tra nati e deceduti che in questo momento sarebbe già un risultato.

L’altra parte del titolo del convegno è equilibrio vita-lavoro. Ma è possibile arrivarci?

Dovremmo cercare di arrivarci. Le soluzioni non sono così a portata di mano credo, nel senso che comunque è un impatto non solo meramente legato al mondo del lavoro, ma è anche culturale: riguarda fondamentalmente le famiglie, che cosa esse pensano e che cosa hanno come progetto o modello per il futuro. Per cui capire come una famiglia si immagina nel futuro è una cosa sulla quale forse dovremmo pensare e riflettere. Parliamo spesso del valore famiglia, ma spesso, secondo me, non abbiamo chiaro veramente che cos’è una famiglia; non sono solo 4 o 5 persone attorno a un tavolo, è qualcosa di più, è un legame più forte che dovrebbe spingerci a perpetuare la famiglia nella sua dimensione più completa.

Gli imprenditori sono impegnati a facilitare la vita delle famiglie oltre alla vita del lavoro?

L’ho detto anche nel mio discorso di insediamento in Confindustria Canavese: credo che anche la qualità della vita sia importante. Da questo punto di vista, il Canavese ha un “prodotto” da valorizzare, che è proprio la qualità della vita e che dovremmo saper presentare meglio di quanto facciamo oggi. Il lavoro è importante, ma lo è anche il luogo in cui si lavora. Vivere in un territorio come il Canavese, dove si può dedicare tempo al lavoro, ma anche trovare attività da svolgere al di fuori di esso e godere del piacere di viverci, è di certo un valore. Tutto questo può creare le radici per una famiglia: famiglia e radici sono due termini che si sposano bene. Per crescere una famiglia, infatti, è importante avere un posto, un luogo in cui ci
si trovi bene.

Presidente Geminiani, che cosa si attende dal convegno di venerdì 30 sulla (de)natalità?

Io spero sempre nel confronto di idee, credo che da idee anche diverse possa sempre scaturire qualche soluzione o idea brillante. A me piace pensare che le più grandi scoperte al mondo siano nate sovente per errore, e quindi credo che il confronto di idee possa creare un ambiente e un terreno dai quali nascano idee…

Confronto di idee, ma mai scontro…

A volte anche lo scontro può rivelarsi utile, a patto che la contrapposizione dialettica si svolga nel rispetto reciproco, pensando che non è mai uno scontro tra persone, ma tra idee delle persone. E tutto sommato le idee si possono cambiare, se se ne trovano di migliori.