Gesù vede le folle e sale sul monte. Non fugge dalla gente: si siede, come un maestro che non ha fretta, e apre la bocca per consegnarci non una regola, ma un volto, il suo.
Le Beatitudini, prima di dirci che cosa fare, ci svelano il cuore del Padre e la sua felicità. Il povero in spirito, il mite, il misericordioso, il perseguitato: è Gesù stesso. E i santi che oggi festeggiamo sono santi perché hanno lasciato emergere nella loro vita i lineamenti di Lui.
Il mondo chiama felici i ricchi, i forti, i vincenti. Gesù capovolge tutto e proclama beati i poveri, chi piange, chi ha fame di giustizia. Non perché il dolore sia un bene, ma perché chi si scopre bisognoso apre le mani, e solo mani aperte possono ricevere Dio. Siamo davvero disposti a riconoscere che da soli non ci bastiamo? O ci aggrappiamo ancora all’autosufficienza che ci lascia vuoti?
La prima lettura ci mostra una moltitudine immensa che nessuno può contare. La santità non è per pochi eroi: è la vocazione di genitori, lavoratori, giovani e anziani che hanno vissuto il Vangelo nella semplicità dei giorni. È la santità della porta accanto, di cui parla papa Francesco, quella di chi serve senza cercare applausi. Chi, vicino a noi, è già un piccolo segno di Dio? E lo abbiamo mai ringraziato?
Il Vangelo dice che le Beatitudini sono una strada più che un traguardo. Nessuno le vive tutte in un giorno: il Signore ci rende santi poco alla volta. Ogni volta che scegliamo la misericordia invece del rancore, una parola di pace invece della maldicenza, la fiducia in Dio invece dell’orgoglio, siamo già in cammino. In quale beatitudine ci sentiamo chiamati a crescere? E non stiamo forse inseguendo una felicità a buon mercato, che promette molto e non sazia?
Non servono grandi progetti, serve un passo concreto dietro a Gesù. Cominciamo oggi, con piccolezza e gioia: chi ha posto Cristo al centro della vita è già beato, anche nel pianto. Rallegriamoci ed esultiamo, perché questa strada, pur esigente, conduce alla vera felicità.
Mt 5,1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».


