A Ivrea “C’è un apparente far niente generale assai gaio e animato…”

(Fabrizio Dassano)

Rodolphe Töpffer – nato il 31 gennaio 1799 a Ginevra, città ove vi sarebbe poi morto l’ 8 giugno 1846 – è considerato a livello mondiale uno dei fondatori del fumetto, oltreché disegnatore, scrittore e insegnante.

Memorabile un suo ricordo di Ivrea del 1837, ove descrive l’atmosfera che si respirava all’albergo del “Cavallo Bianco”.

Il fumetto fu per Töpffer una scelta incidentale: per una grave malattia agli occhi, si diede all’insegnamento fondando una scuola privata che faceva molte gite, soprattutto in nord Italia.

Utilizzava il disegno e brevi testi per accattivare i suoi studenti, che una volta cresciuti pubblicarono – postumi, essendo l’autore morto ancor in giovane età di epatite virale – i suoi lavori didattici.

Tra i suoi ricordi vi è l’arrivo della sua comitiva di collegiali a Ivrea nel 1837: “Infine, infine ecco Ivrea e le sue mura, e le sue torri e l’albergo del Cavallo Bianco dove già trovammo ospitalità nel 1834 (…) Del resto il nostro albergatore, come in passato, ci riceve molto bene e si vanta di vedere in noi tutti i suoi amici, quasi i suoi figli. Ci introduce nella sala da pranzo, dove ceniamo in una bella società. Sono tutte persone vestite nei loro abiti che rappresentano le loro professioni, il loro stile, i loro discorsi spaziano con una fastosa disattenzione e noncuranza su ogni cosa, in un piccolo albergo, di una piccola strada, di una piccola città. Durante la cena arriva un ufficiale della guarnigione: grandi saluti, reverenze e levar di cappelli. Aria di corte di livello superiore. Siamo a Versailles”.

Poi la comitiva di Rodolphe Töpffer va in giro per la città e annota quanto sia prodigiosa la quantità di persone che si guadagnano da vivere sulle strade e sulle piazze o che lavorano adagiati sui loro banconi del mercato permanente. “C’è un apparente far niente generale assai gaio e animato.

E se in luogo lavorano davvero, è con rumore e movimento, come avviene attorno a noi quando c’è un incendio e tutti s’affannano a portare secchi d’acqua. Del resto – continua Rodolphe Töpffer – la città è molto carina per la sua posizione e per i suoi dintorni e per gli edifici di qualsiasi tipo ed età che incontri qua e là.

Vicino alla grande piazza osserviamo la bella società entrare, come Monsieur Jabot (personaggio inventato da Rodolphe Töpffer), al principale caffè della città”.

Ecco, a distanza di quasi due secoli, passeggiando oggi per la città alle 18 di sera fa sempre un bell’effetto la luminaria delle auto ferme in coda e quel fremito dei motori che suonano in maniera gaia e animata.

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