Nei numeri precedenti abbiamo scritto circa i primi passi annunciati dalla nuova amministrazione comunale di Ivrea e commentato come la luna di miele con la città che sta vivendo la Giunta Sertoli possa contare anche su un atteggiamento benevolo, emerso in queste prime settimane, di alcune liste di opposizione come i Cinquestelle e Viviamo Ivrea di Comotto – quest’ultima che credevamo di sinistra, almeno fino al ballottaggio, per poi avere la quasi conferma che le cose non stavano proprio così, dopo i primi Consigli comunali.

Discorso a parte è quello relativo al Pd e al centrosinistra, eredi delle amministrazioni che hanno amministrato Ivrea negli ultimi decenni e che pure hanno saputo conseguire il consenso del 47,26% dei cittadini al ballottaggio dello scorso 24 giugno. Si tratta di forze che hanno un oggettivo radicamento in città, dimostrato dai numeri anche nella sconfitta, ma che da molto tempo a livello cittadino non sono più state abituate a fare opposizione. Qualche difficoltà nel posizionamento di queste forze la si sta vedendo anche nei comportamenti relativi a queste prime settimane. Gli esponenti del centrosinistra eporediese paiono al momento dividersi tra chi fa prevalere un atteggiamento di difesa delle politiche impostate dalle amministrazioni uscenti e chi invece preferisce sottolineare elementi di polemica con quella entrante. A prevalere però, al momento, sembra essere una grande incertezza su come muoversi e su cosa fare, a dimostrazione che lo shock provocato dal risultato elettorale non è stato probabilmente ancora pienamente assorbito.

Certamente si tratta di una crisi che ha anche componenti nazionali e internazionali. Dall’America di Trump alla maggioranza giallo-verde del Governo Conte, al successo dei partiti sovranisti a livello europeo: ovunque nel mondo il centrosinistra è in cerca di una strada per tornare maggioranza. La crisi del centrosinistra eporediese ha però caratteristiche tutte sue, che affondano le radici nel dibattito pubblico cittadino degli ultimi anni in cui, a fronte di un centrodestra che mostrava maggiore capacità coalizionale e di costruzione di un fronte ampio e inclusivo, gli esponenti del Pd non hanno saputo opporre altro che un atteggiamento di autosufficienza e un estenuante scontro interno tra opposte fazioni, recuperato parzialmente solo in corner alla vigilia della campagna elettorale, quando si era definitivamente logorata la capacità di parlare in maniera convincente e includente alla città.

Probabilmente perché vengano trovati i toni giusti del fare opposizione, ci sarà da attendere che dal Civico Palazzo arrivi qualche prima vera decisione, che superi la fase degli annunci e che dia il senso di dove si vuole portare la città nei prossimi anni nei vari settori dell’attività amministrativa. Solo allora l’opposizione potrà mostrare la propria cifra.
Diceva Benjamin Franklin che “La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a colazione. La libertà un agnello bene armato che contesta il voto”. Se il centrosinistra saprà interpretare bene nei prossimi anni la parte di quell’”agnello bene armato”, a trarne beneficio sarà, oltre che la libertà, anche la qualità della democrazia e del dibattito cittadino, e maggiori saranno le chance di potersi ripresentare in maniera vincente di fronte al corpo elettorale tra cinque anni.

braccioforte