A scuola come nella vita, riconosciamoci unici

(Susanna Porrino)

Esiste un film che ogni studente e ogni professore dovrebbe guardare ogni anno prima dell’inizio della scuola, e questo film ha titolo “Will Hunting”; uscito nel 1997 e vincitore di una lunghissima serie di premi (tra cui il Premio Oscar e Golden Globe per la categoria miglior sceneggiatura).

Questo capolavoro affronta con tono delicato temi di grandissima complessità, accogliendo al suo interno un’ampia riflessione sulla stretta e inestricabile connessione tra la vita e la realtà umana che ognuno porta dentro di sé e il rifiuto o accoglienza di un’educazione scolastica e lavorativa.

Il film racconta la storia di Will, un orfano cresciuto nei sobborghi di Boston, protagonista di una vita in cui le giornate trascorse a svolgere lavori estremamente umili si alternano alle uscite serali con gli amici.

Nonostante le misere condizioni in cui vive, egli è dotato di un’intelligenza straordinaria e di un talento assolutamente fuori dal comune per le materie scientifiche; caratterizzato da una personalità schiva e da un timore costante di rimanere deluso, il ragazzo trova il suo maggiore sollievo in una cultura costruita poco a poco tra le pareti di una biblioteca cittadina, e guarda con diffidenza alle vite standardizzate e borghesi dei suoi coetanei impegnati nelle attività universitarie.

La sua vita cambierà direzione grazie ad un professore universitario che, resosi conto del suo talento, lo spingerà ad iniziare un percorso terapeutico grazie a cui egli riacquisterà fiducia in se stesso e nelle proprie capacità, rendendosi per la prima volta realmente responsabile delle proprie scelte e della propria esistenza.

Specialmente in un periodo così delicato e particolare, in cui a volte sembra facile dimenticarsi che gli studenti sono il reale cuore pulsante di tutta la rete di misure di sicurezza e distanziamento avviato quest’anno alla riapertura delle scuole, penso che un film del genere abbia molto da insegnare, sia agli alunni sia ai docenti.

Agli occhi degli studenti, la vita e le parole di Will mostrano in maniera chiara quanto sia facile trasformare l’istruzione in un fine anziché in uno strumento. Emerge con forza la necessità di comprendere che la scuola non può avere un senso se i ragazzi stessi non sono i primi a rendersi protagonisti attivi della propria vita e del proprio percorso, accogliendo un’istruzione offerta dall’alto senza lasciarsi né assorbire da essa né allontanare a tal punto da volerla evitare; in un’istituzione che purtroppo si è evoluta con il tempo fino a diventare una struttura sociale che lascia scarsissimo margine alle inclinazioni e alle peculiarità individuali, è di fondamentale importanza che essi riescano a trovare in essa una componente importantissima per la loro formazione, ma anche che imparino a coltivare in autonomia la propria unicità e le proprie inclinazioni.

D’altro lato, questo film ricorda anche agli adulti quanto ogni ragazzo abbia un valore inestimabile, e quanto sia importante per un professore non sottovalutare l’importanza di neppure uno dei propri studenti: specialmente tra quegli allievi dotati, ma svogliati, nei confronti dei quali spesso sembra che la scuola si trovi priva di soluzioni e idee.

In una realtà in cui pare ormai che nulla abbia valore se non ciò che può essere concretamente messo in gioco e investito nel contesto economico e sociale, e in cui l’individuo si trova spesso ad essere una pedina chiamata senza altra scelta a contribuire in qualche modo al progresso della Nazione o delle organizzazioni private, sono proprio questi ragazzi che ci ricordano che, anche in un mondo dominato da una mentalità fredda e distaccata tesa solo all’arricchimento, ogni uomo continua a portare con sé un universo psicologico e vitale molto più profondo, che non sempre può piegarsi alle leggi del mercato e della convenienza.

Certo non è possibile abbattere alcuna delle barriere e resistenze che uno studente eleva se chi dovrebbe trasmettere agli alunni uno sguardo positivo su se stessi è il primo a scoraggiarne i desideri o le ambizioni, o ad inquadrarlo in quella mentalità soffocante in cui il singolo scompare sotto a tutta una serie di aspettative, numeri e giudizi che a volte diventano l’aspetto predominante della vita scolastica.

Occorre piuttosto reimparare ad accettare la libertà che ognuno possiede nel proprio percorso, e guidare i ragazzi non tanto nel primeggiare in un tragitto uguale per tutti, quanto nell’imparare a vedere dentro di sé la bellezza e le possibilità uniche con cui essi possono liberamente forgiare la propria strada e rendere ciò che inizialmente era solo un talento una scelta accolta e rinnovata con entusiasmo ogni giorno.

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