L’insolita faticosa giornata di un rievocatore… per caso

(Fabrizio Dassano)

Un collega sul lavoro mi chiede se per la domenica successiva mi vada di aggregarmi al suo gruppo di rievocazione storica, perché si trova nella necessità di rimpiazzare un assente. Chiedo lumi e mi si dice che si tratta di un sodalizio che riveste i panni di una antica legione dell’esercito romano: per l’esattezza la “IIII legio consularis”, di epoca repubblicana.

Molto altro non mi viene detto, oltre all’appuntamento per la partenza (alle 4.15 di domenica mattina da Banchette)…. ma alla fine, colto da frenesia ludica, accetto. In fondo mi sento lo spirito di un volontario a vivere la storia! So solo che la forza dell’esercito romano era la disciplina.

Al fatidico mattino l’adrenalina è alta e prima che suoni la sveglia alle 3, mi trovo in piedi già alle 2. Decido di rimettermi a dormire, solo un momento. Alle 4.30 sento il telefono squillare: sono in ritardo. Corro in auto al parcheggio del casello autostradale di Ivrea. Nessuno. In quell’istante mi accorgo di avere esaurito il credito del telefono.

Alle 4.40 arriva il minibus 9 posti. Ci contiamo e siamo solo in 8…. il bagagliaio è un ammasso di scudi e gladi su cui campeggia il vessillo della legione consolare, la nuova compagine nata dal progetto “Legione tebea” dell’associazione “Il Diamante” diretta da Davide Mindo. Alle 4.55 si parte. È arrivato l’ultimo, dopo una notte passata a rifinire l’attrezzatura. Presentazioni lampo e partenza del gruppo più eterogeneo mai visto, ma molto simpatico.

Durante il tragitto sonnecchio e mi risveglio a Genova, più o meno all’altezza del porto. Chiacchierando, capisco che ci stiamo dirigendo a Pietrasanta e che quella che ci attende non è una rievocazione solamente: in realtà, andiamo sul set cinematografico del regista Diego Bonuccelli, conosciuto autore di cortometraggi tra cui uno sulla strage di Sant’Anna di Stazzema.

Qui, insieme ai rievocatori di un’altra grande legione di Genova, faremo la parte dei cattivi: i buoni sarannno invece i celti delle tribù liguri-apuane, che ci massacreranno in una cruenta battaglia che alla fine non eviterà comunque loro di cadere sotto il giogo di Roma.

Giunti a destinazione, ci arrampichiamo in un vallone attraversato da un ruscello in mezzo ai boschi. Portiamo liriche pesantissime, elmi e scudi sotto un sole implacabile. Mi chiedo se era il caso d’accettare l’invito…

Giriamo e rigiriamo le scene sotto gli ordini implacabili del regista. Poi ci disponiamo per linee, scudo contro scudo e sosteniamo una serie incredibile di assalti dei barbari locali: si scagliano contro di noi e sono cinque contro uno.

Ma le istruzioni del nostro centurione Michelangelo funzionano e gli avversari non riescono a spezzare la linea. Iniziamo la pugna a piattonate di gladio noi e di pesanti “calcetti” loro. Poi spazio al corpo a corpo, destinato a durare per tre ore.

Siamo sfiniti e abbiamo una fame altrettanto feroce quanto lo fu la battaglia messa in scena.

Siamo pieni di lividi ma soddisfatti; e ce n’è di che, visto che da Ivrea siamo andati a prenderle fin laggiù, rientrando a casa intorno a mezzanotte, dopo una giornata altamente impegnativa: “campale”, direi.

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