Asini, tirapiedi e “terze vie”

Spigolature e curiosità dal giornale di cent’anni fa

(Fabrizio Dassano)

L’apertura della prima pagina del Risveglio Popolare di cent’anni fa (29 gennaio 1920) è dedicata alla politica estera con uno sberleffo (il politicamente corretto non era ancora di casa…) a “quell’asino” di Georges Clemenceau, sberleffo che non risparmia il suo “tirapiedi” italiano Francesco Saverio Nitti. Il ritiro dalla politica attiva del presidente del consiglio e ministro della guerra d’oltralpe – l’anticlericale radicale Georges Clemenceau che aveva definito Benedetto XV “le Pape Boche” (il Papa Tedesco) – viene sbeffeggiato nell’articolo per via di come i francesi hanno trattato gli italiani alleati nella guerra e di come la pace di Versailles abbia ridotto alla fame l’Europa vittoriosa.

Sempre in prima pagina gli strali del Risveglio Popolare vanno al Partito Liberale: “Avete scatenato la libera concorrenza e lanciando gli uomini nella lotta per la vita, avete lasciato che i forti divorassero e che si formassero i grandi capitalisti da una parte e i grandi miserabili dall’altra. E tutto ciò l’avete proclamato giusto, e conforme all’evoluzione naturale della società”. I popolari si pongono come terza via, anche contro i socialisti che “vorrebbero pensare a chi non ne ha con la rivoluzione sociale, togliendo tutto a chi ne ha per dar tutto a chi non ne ha”.

Si annuncia una conferenza sul Prestito Nazionale presso il teatro Giacosa del “giovane conferenziere” Federico Marconcini, fondatore del Partito Popolare in Piemonte, economista e accademico italiano, professore sin dalla fondazione presso la Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Cresciuto fra Collegno e la Valle di Susa, Federico Marconcini (1884-1974) risiedette per gran parte della sua vita presso il Castello di Bruzolo (che la famiglia da parte di madre possedeva da più di un secolo e dove si stabilì nel 1919, dopo le nozze con Lidia Torretta), quando non impegnato con le lezioni universitarie, gli incarichi professionali o parlamentari. Uomo dalla profonda fede cristiana, aderì all’Azione Cattolica, nella quale ebbe incarichi rilevanti a livello regionale nel campo della formazione. Percorse la sua attività politica nell’ambito del Partito Popolare Italiano prima e della Democrazia Cristiana poi. Aderì alle idee di don Luigi Sturzo fin dalle origini e pose un forte accento sulla politica economica e sulle autonomie locali, anche nel dopoguerra. Iniziò giovanissimo l’attività politica, sulla scorta della Lettera Enciclica “Rerum Novarum”.

Proprio nella chiave della polis, l’amore per il territorio in cui viveva, va letto l’impegno giornalistico nel settimanale diocesano “La Valsusa”, fondato nel 1897. Valente oratore e apprezzato conferenziere, nel 1914 venne eletto consigliere comunale a Torino nelle file del Partito Monarchico. Dopo la Prima Guerra Mondiale fu tra i fondatori del Partito Popolare Italiano in Piemonte nel 1919, con il quale ricoprì le cariche di consigliere provinciale e Deputato nella XXV legislatura (1919-21) del Regno d’Italia, quando fu tra i primi popolari a essere eletti in Parlamento. Vicino alla Famiglia Reale, partecipò alla Secessione aventiniana, fu fermo oppositore del fascismo e per questo venne perseguitato dal Regime, dichiarato decaduto dalla carica di deputato nel 1926 e costretto a ritirarsi dalla vita politica attiva come Alcide de Gasperi. Proseguì la sua carriera di brillante conferenziere. Nel 1946 venne eletto consigliere comunale a Torino, poi Senatore nella I legislatura della Repubblica Italiana dal 1948 al 1953. Tra il 1951 e il 1970 fu consigliere della Provincia di Torino, sempre con la Democrazia Cristiana. Tra gli incarichi, nel secondo dopoguerra sono da rimarcare la funzione di Capo Delegazione del Governo italiano a Londra per la sistemazione del debito pubblico dell’Austria e l’essere stato uno dei primi membri italiani del Consiglio d’Europa a Strasburgo.

Il pezzo culturale, firmato “C.G.B.” è dedicato ad una poetessa di Foglizzo, Maria Rosmunda Ferrero che l’anno prima aveva pubblicato un volumetto di poesie di 106 pagine dal titolo “Fiori di selva” per i caratteri della Scuola Tipografica Don Bosco di San Benigno Canavese. Oggi al suo nome è ancora intitolata la Scuola Primaria di Foglizzo.

A fianco ci sono gli ultimi aumenti del prezzo del petrolio, della benzina e del caffè. E un’interrogazione parlamentare dell’onorevole Marconcini sulla “vergognosa retribuzione dei portalettere rurali”.

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