“Bastava chiedere!”: davvero?

Il “carico mentale domestico” che grava sulle donne

(Cristina Terribili)

Nel 2017 è stato pubblicato un fumetto molto serio – come a volte i fumetti sanno essere – scritto da una donna: Emma, una blogger femminista francese, oggi tradotta anche in Italia, che parla del “carico mentale domestico”. Nelle strisce vengono presentate diverse situazioni di vita quotidiana in cui emerge come la donna, casalinga o altro, abbia tutto il peso della famiglia sulle spalle. È la donna che deve pensare ad ogni piccolo particolare per facilitare la vita di tutti.

L’autrice mette in mostra come stereotipi culturali, aspettative tacite, mai espresse, fanno si che una coppia ed una famiglia si costruiscano intorno al pensiero disfunzionale in cui sia la donna a doversi fare carico di tutta una serie di cose.

Pensare alla spesa, cucinare, tenere i rapporti con i parenti vicini e lontani, gestire prenotazioni per controlli medici, organizzare la casa e la vita dei bambini, è il compito della donna, francese ma anche italiana e forse anche cinese o di altri paesi del mondo.

In Italia, ma non solo, si relega tutto allo stereotipo della donna “regina della casa” e dell’uomo “prode paladino”, che affronta le battaglie dell’umanità.

Un altro pregiudizio che emerge all’interno delle pagine è quello relativo al fatto che un uomo, perché tale, non possa mai comprendere fino in fondo sentimenti, bisogni e necessità della moglie/compagna/madre, né coadiuvarla adeguatamente nella gestione del tutto.

“Non me lo hai chiesto”, dice la voce dell’uomo, a volte fuori campo, quando la donna vede che la cucina è da riordinare o la cena va servita in tavola, come se non fosse sufficiente guardarsi intorno per dare un aiuto.

Ci sono donne che non lasciano gli uomini fare qualcosa perché non raggiungono quella “perfezione” che invece sarebbe auspicata nella loro mente; ma ci sono anche uomini che pensano che effettivamente alcune attività siano di esclusiva competenza femminile.

Forse vale la pena riflettere su cosa accade nelle nostre case, su come abbiamo e se lo abbiamo condiviso il carico mentale domestico, se ci svegliamo mezz’ora prima sempre e comunque e se la lavapanni o la lavapiatti la svuota chi in quel momento ha il tempo per farlo.

Mentre osservavo le strisce del fumetto mi sono divertita a pensare a me stessa, e penso che sia corretto che, di tanto in tanto, si possa fare il punto sul mondo al femminile.

È importante permettersi una riflessione intelligente, critica, costruttiva, su come vanno le cose, per noi stesse e per chi ci circonda. Così come è importante essere consapevoli che alcuni malesseri hanno un nome, che la fatica che si sente la sera, quando tutti già dormono e si termina di controllare i compiti o il corredo scolastico dei figli si chiama “carico mentale domestico”, che i pensieri “lo devo fare io” oppure “lui non capisce” oppure “è un mio dovere” sono dei pregiudizi, dei virus mentali che non hanno nulla di concreto se non essere tarli della mente che conducono a sofferenza e situazioni critiche che andranno a coinvolgere la persona, la coppia la famiglia intera.

Abbiamo bisogno di confronti sani fuori dagli stereotipi e ricchi di valori e abbiamo bisogno di farlo tra donne ma soprattutto coinvolgendo gli uomini: taluni sentono di essere un valido aiuto, tal altri percepiscono il cambiamento in atto.

È auspicabile fare in modo che una “lente” sul mondo delle donne sia accesa sempre e non solo in quei pochi giorni esplicitamente “dedicati” a loro.

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