Baracca otto

(Filippo Ciantia)

Non sentii mai i miei genitori parlare della guerra. Si celebrava la resistenza, ma, per il resto, una discrezione infinita. Sono certo, adesso, che volevano proteggere una infanzia felice da ricordi tremendi e dolorosi, custoditi nel profondo, che rimanevano patrimonio personale e spinta all’impegno sociale.

Parecchi anni fa, imboccando in auto viale Forlanini a Milano, mio papà esclamò: “Fu l’inventore dello pneumotorace terapeutico per la Tbc”! Mi raccontò della baracca otto, riservata ai malati della malattia gravissima, nel lazarettlager di Fullen per gli Internati Militari Italiani.

In questi giorni ho trovato un libro intitolato “Baracca otto”. La firma di papà Salvatore sulla terza pagina ne indica la proprietà e il lettore. Ci sono solo due parole sottolineate a matita: “Fullen”, località tedesca ai confini con l’Olanda; e “fame”, il nemico che non si concedeva né concedeva alcuna tregua, che attaccava ogni giorno, instancabile ed invincibile.

Nient’altro tranne tre pieghe di pagina che papà aveva lasciato, insieme a una sua foto, promemoria delle pagine più amate, dove si racconta del capitano medico Leandro Bonini. Tisiologo di raro valore, al capezzale di un malato gravissimo chiede la siringa da 20 cc, per donare il suo sangue al paziente.

Davanti ai suoi soldati, “cinque volte ripeté l’operazione, cinque volte travasò il suo sangue nel corpo esamine di quel poveraccio”. È ricordato come l’angelo di Fullen.

Quest’anno festeggiamo la nostra giovane repubblica in corrispondenza con l’inizio del tentativo di ripresa dopo il lockdown.

Questa riapertura dipende dal sacrificio di tantissimi, per alcuni al costo della vita: è un bene prezioso che non possiamo sprecare!

74 anni fa, si poté votare per la repubblica e per eleggere l’assemblea costituente grazie al sacrificio di tanti soldati e del coraggioso medico Bonini.

Dopo quella spaventosa guerra e dopo i reticolati dei lager, in questi anni, quante infinite guerre, note, dimenticate e negate sono state combattute e recinti di filo spinato sono stati innalzati e fosse comuni scavate per miseri resti umani?

Celebriamo e ricordiamo che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (art. 11 della Costituzione).

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