Proviamo a immaginarcela, Maria di Màgdala, mentre cammina nel buio, prima dell’alba, portando nel cuore il peso di una perdita insopportabile. Il buio fuori è lo specchio del buio dentro. Eppure, e qui sta il primo miracolo, lei si muove. L’amore non attende che faccia giorno.

Quando trova la pietra rimossa, non comprende ancora. Corre da Pietro, corre dall’altro discepolo. Corrono tutti. Ciascuno a modo suo: Pietro entra senza esitare, con la concretezza di chi vuole vedere prima di credere. Il discepolo amato arriva primo, ma si ferma sulla soglia, come se l’amore intuisse prima della ragione, ma aspettasse di essere pronto a ricevere. Poi entra. E vide e credette. E noi, nella nostra vita, ci siamo mai fermati sulla soglia di qualcosa di grande, incapaci di entrare davvero?

Il sepolcro vuoto non è uno scandalo: è un’eccedenza di vita. I teli posati, il sudario avvolto con cura; non i segni di una fuga precipitosa, ma di qualcuno che ha preso congedo con ordine, con pace. La morte non ha avuto l’ultima parola, né l’ultima mossa.

Come ci ricorda la tradizione dei Padri della Chiesa, noi non eravamo nell’arena quando Cristo ha combattuto. Non abbiamo faticato, non abbiamo riportato ferite. Eppure la vittoria è offerta anche a noi. Non automaticamente – questo è fondamentale – ma attraverso la fede, attraverso il riconoscimento vivo e personale di ciò che è accaduto per noi.
Questa vittoria a noi offerta, l’abbiamo mai fatta davvero nostra, o la Pasqua è ancora qualcosa che accade “fuori” di noi?

La risurrezione non è un ritorno alla vita di prima. È un salto in una qualità di vita totalmente altra, che supera ogni immaginazione.
I discepoli stessi, quel mattino, non capivano ancora. La comprensione viene dopo, viene lentamente, viene attraverso l’amore, come per il discepolo amato, che corre sulle ali dell’amore e inizia a intravedere il mistero.

Anche noi siamo invitati a questa corsa. Non una corsa competitiva, ma una corsa insieme, come Pietro e Giovanni, ciascuno col proprio passo, ciascuno con la propria storia.
Lasciamo che il Risorto illumini le nostre notti, i nostri lutti e chiediamoci quali “pietre” vogliamo che oggi siano rimosse dall’amore di Cristo.

Gesù è risorto perché ha vissuto tutto da Figlio, fidandosi del Padre fino in fondo. Questa è la via. Questa è anche la nostra via.

Gv 20,1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro
e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.