Capitano, mio capitano

Con i suoi commilitoni in pattuglia era arrivato all’ospedale civile. La pioggia aveva battuto la fertile vallata e reso fangosa e scivolosa la pista dalla base militare alla città. Faceva freddo. Nei giorni scorsi c’erano stati attacchi più a est: il comando aveva imposto massima prudenza.

Attorno all’ospedale c’era gran movimento: mamme avvolte nei vestiti tradizionali, anziani dal portamento dignitoso, con folte barbe e turbanti. E tanti, tanti bambini, molti avvolti da coperte scure, da cui spuntavano solo i volti che incastonavano i grandi occhi. L’ospedale pediatrico di Herat, nel nord ovest dell’Afghanistan, serve oltre 500.000 persone.

La direzione dell’ospedale è affidata ad una donna, che gentilmente, con gesti fermi e voce fiera li accompagnava a visitare le corsie. Ogni spazio è occupato da bambini adagiati su materassi e stuoie sul pavimento. Quelli sui letti non sono privilegiati, ma sono i più gravi. Gli occhi dei bambini sono belli ovunque, profondi e intensi, soprattutto quando cercano consolazione.
“Non abbiamo medicine; sono finiti gli antibiotici e gli antidolorifici; potete aiutarci?”

Il capitano quella notte non aveva dormito. Gli ritornavano alla mente quegli occhi e il pensiero di bambini ammalati senza medicine. La mattina dopo era andato al suo usuale lavoro di capo farmacista della base, dove le medicine non mancavano, ma erano solo per i militari. Il cappellano lo aveva incoraggiato a parlarne con il comandante. Lo avevano ascoltato e autorizzato a contattare una organizzazione che, in Italia, raccoglie medicine per i poveri.
“Si può fare, proviamo ad aiutarvi”.

Il C130 era atterrato e nel carico c’erano le medicine per i bambini. La consegna fu una festa: con la direttrice e il personale dell’ospedale, i capi tribù, militari afgani e italiani e tanto popolo.
Il bene è contagioso e, dopo un anno, con lo stesso meccanismo, 150.000 medicine hanno raggiunto altri 6 paesi in guerra o post-conflitto e sono stati distribuiti a 24 istituzioni sanitarie che complessivamente servono 1.350.000 persone in situazioni di vulnerabilità e povertà.

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