Che bello riscoprire il piacere della convivialità

(Cristina Terribili)

ROMA – Ci sono storie che cominciano per caso, in una domenica assolata, all’ora di pranzo, dentro un mercato contadino, in quella porzione di Roma tra il Circo Massimo e la Bocca della Verità.
Ci sono degli incontri che avvengono per caso e che annullano ogni distanza e che sorpassano regole e prescrizioni.

C’era una coppia di mezz’età seduta ad un tavolo intenta a mangiare prelibatezze a chilometro zero e c’era un signore, con i capelli bianchi, un ombrello che usava per reggersi, che attendeva che si liberasse un tavolo per potersi sedere; è paziente, un misto di bonarietà ed eleganza. Non borbotta, non sbuffa, non si lamenta.

C’era che la coppia di mezz’età, seduta, ha impresse nella mente i dettami delle buone maniere, di quell’effetto autobus che ti invita (o obbliga?) a lasciare il posto alla persona anziana, di quel pensiero che ti fa sentire scomodo se anche l’altro non trova una posizione di agio.

Eppure il pranzo bisognerà pur finirlo, ‘sti due potrebbero mangiare in fretta, o in piedi, oppure… oppure potrebbero trovare due sedie e aggiungerle al loro tavolo e invitare quel signore serafico a condividere un posto a tavola. La prima sedia si trova facilmente e l’invito a sedersi insieme è accolto con piacere, un giro ancora e si trova anche la seconda giusto in tempo per l’arrivo della moglie dell’uomo, che a sua volta con naturalezza e un sorriso accetta.

A vedere ora quella scena sembrerebbero genitori e figli a pranzo insieme. Chi direbbe mai che degli sconosciuti, ancora in tempi di pandemia, si siedano ad uno stesso tavolo per condividere il momento del pranzo? Sarà la protezione del vaccino, sarà perché a Roma un tempo si faceva così, in locali in cui era consuetudine mangiare a tavola con altri, anzi, ne facevano un vanto. I turisti ci venivano apposta e si mangiava insieme, in un brulicare di lingue diverse.

Proprio come domenica scorsa. La conversazione non stenta a prendere il via, gli argomenti si rincorrono aumentando di intensità e qualità, le storie di vita passata e presente si intrecciano. Il tempo corre veloce. L’uomo dai capelli bianchi si alza e all’insaputa degli altri va a prendere quattro caffè, nel frattempo anche l’altro uomo si alza e all’insaputa degli altri va a prendere un pacchetto di dolci. Ritornano in contemporanea…

Quella domenica già speciale diventa perfetta per assaporare la vita che si palesa in quella straordinaria bellezza che salva le anime. Scoprire che la pandemia non ha reso le persone solo sospettose, che il timore dell’altro si arrende alle buone maniere, all’educazione, all’invito di un posto a tavola, infonde speranza, ci fa sentire protetti da quelle consuetudini che sembravano non poter più tornare.

È solo la condivisione a salvare l’essere umano dalle paure, dalle fobie, dalla solitudine, da quel senso di smarrimento che è possibile provare oggi quando ci si trova in mezzo a tante persone, in mezzo al vociare che disorienta, nell’abbassare la mascherina per guardare l’intero volto dell’altro.

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