La Cisl chiede al governo Meloni di ritirare il taglio di 7mila posti nella scuola previsto dalla manovra. La richiesta è della segretaria generale Daniela Fumarola, che ha contestato la misura con toni netti. I posti in discussione sono tra insegnanti e personale non docente. Fumarola ha ricordato anche la mobilitazione degli studenti di queste settimane per una scuola migliore.
Il sindacato ha 4 milioni di iscritti. Un anno fa, dopo i limiti d’età, aveva lasciato la guida Luigi Sbarra, oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud. Una scelta letta come un riconoscimento di Giorgia Meloni per la collaborazione della Cisl, e lontana dalla linea della Cgil di Maurizio Landini.
Cisl e manovra, l’incontro con Tajani
Fumarola ha incontrato il vicepremier Antonio Tajani e i capigruppo di Forza Italia. Ha ripetuto la richiesta di fermare i tagli a scuola e sanità. Ha chiesto modifiche su pensioni e fisco, e sul fisco ha indicato il trattamento di favore riservato al lavoro autonomo rispetto al lavoro dipendente.
Alcuni media della destra hanno scritto che Meloni avrebbe criticato Tajani per quell’incontro, «blindando» la manovra.
Vannacci in calo nei sondaggi
Da alcune settimane i sondaggi segnalano in calo il generale Roberto Vannacci al 7% per il Corriere della Sera, al 5% per La7.
Il campo largo prepara il programma
Il centrosinistra giudica la legge di bilancio in modo ampiamente negativo. Un programma alternativo sarà definito entro novembre. Il nodo più difficile, oltre all’Ucraina, è la patrimoniale chiesta da Nicola Fratoianni (Avs) e respinta dal Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.
Al programma lavorano anche i centristi della coalizione: Matteo Renzi, «Più Uno» di Ruffini, la lista civica di Onorato, i Radicali. Un accordo tra loro non è stato possibile, nonostante molti tentativi.
Primarie e Stabilicum, si attende la Consulta
Le primarie sono fissate entro febbraio. Così tardi per una richiesta del Pd, che vuole prima la decisione della Corte costituzionale sui ricorsi contro lo Stabilicum.
Massimo D’Alema, a La7, ha indicato come punto più dolente l’indicazione del premier nei programmi delle coalizioni. Quella scelta «calpesta» i poteri che la Costituzione attribuisce al Capo dello Stato e cambia nei fatti la Repubblica da parlamentare a presidenziale, senza passare dall’iter di revisione della Carta. Il Pd ritiene che la Consulta modificherà la norma. Se accadesse, le primarie sarebbero meno urgenti e si eviterebbe il confronto diretto tra Conte e Elly Schlein.
L’altro punto discusso è il premio di maggioranza per la coalizione che supera il 42% dei voti. Secondo i critici assegna pieni poteri a una minoranza, qualunque sia. Cresce la mobilitazione dei Comitati per il «no» allo Stabilicum. Se la Consulta bocciasse il premio o l’indicazione del premier, cambierebbero i rapporti dentro le coalizioni.
Che già ora sono tesi. Nel centrodestra Tajani e Salvini temono la forza di Meloni, e Lega e Forza Italia hanno posizioni diverse sulla manovra. Nel campo largo cresce la concorrenza tra Conte e Schlein, e M5S e Alleanza Verdi e Sinistra non vorrebbero Renzi in coalizione.
Il clima, scrive la fonte, è quello delle elezioni vicine. Si parla di un election day a maggio insieme alle amministrative, che riguardano anche Torino.


