Don Alessandro Andreini insegna alla Gonzaga University di Firenze ed è parroco a Panzano in Chianti, nella diocesi di Fiesole. Il suo racconto di uno studente americano non credente, che a fine semestre gli ha consegnato due pagine sul cristianesimo, fa parte del materiale del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, nella campagna «Uniti nel dono».

Il file è arrivato una sera, verso la fine del corso. Due pagine, come vuole l’esercizio che don Andreini assegna ogni anno: scrivere, senza sconti, gli aspetti positivi e quelli negativi del cristianesimo. Il ragazzo si era dichiarato non credente fin dal primo giorno, con una sicurezza quasi di sfida. Nel messaggio che accompagnava il file ha aggiunto una riga: non voleva che il docente restasse male, o scandalizzato, per quello che aveva scritto.

Non lo era. Anzi, a don Andreini è piaciuto molto potersi confrontare con quelle pagine.

Il corso alla Gonzaga University di Firenze

Il corso mette a confronto le grandi tradizioni religiose sul terreno della ricerca di senso e della tensione etica. Gli studenti sono in gran parte americani e restano a Firenze per un semestre, nella sede che l’università, di origine gesuita, ha aperto in Toscana più di sessant’anni fa. Quando il docente li lascia liberi di scegliere una figura religiosa da approfondire, raramente puntano sui nomi più noti. Cercano percorsi meno battuti, a volte vicini a quello che vivono loro, lontano da casa.

Quel ragazzo, nelle prime settimane, aveva rovesciato addosso a don Andreini una serie di obiezioni sulla Chiesa, di quelle che si sentono spesso. Dietro c’erano domande più serie: sul male nel mondo, sul senso di tutto. Il sacerdote non ha provato a smontarle una per una. Ha lasciato che continuasse a scrivere e a chiedere. Hanno passato ore a parlare, e una volta lo studente è andato anche a messa.

Sono rapporti brevi, dice don Andreini: dopo tre o quattro mesi gli studenti ripartono. Con questo ragazzo il contatto è rimasto anche dopo, cosa che capita di rado. Molti studenti, americani e italiani, davanti a una figura religiosa si mettono quella che lui chiama una maschera, perché non hanno il coraggio di essere veri fino in fondo. Questo no: cercava qualcuno in carne e ossa a cui affidare le sue domande.

La parrocchia di Panzano in Chianti

Il lavoro di don Andreini non si ferma all’università. È responsabile regionale della pastorale universitaria per la Toscana e coordina quello che le diocesi fanno su questo tema. Ha lavorato anche a un progetto di orientamento per chi deve scegliere l’università, diffuso nelle scuole superiori attraverso gli insegnanti di religione.

A Panzano in Chianti molti dei ragazzi che ha visto crescere se ne sono andati per lavoro, come capita spesso in un paese di campagna. Uno di loro faceva il catechista in parrocchia. Era già una persona formata, ma viveva la fede in un modo che i coetanei non condividevano, e questo lo metteva a disagio, anche se dentro restava convinto. L’anno scorso ha trovato una compagna disposta a fare la stessa strada. Don Andreini lo racconta come un piccolo sollievo, con lo stesso stupore con cui parla dello studente della Gonzaga.

Per il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, anche un’offerta per il sostentamento del clero, per quanto piccola, serve a mantenere la presenza di sacerdoti come don Andreini, in un’aula universitaria o dietro la porta di una parrocchia di campagna.

Informazioni sul sito www.unitineldono.it.