Come è difficile fare i conti con la storia e la cultura dell’Italia che fu

(Fabrizio Dassano)

Una recente (ma non affatto isolata) presa di posizione contro la Preghiera dell’Alpino mi ha fatto riflettere su questi nostri tempi singolari. La condanna verte sul passo che recita: “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana”: è il dato di fatto che ci permette di analizzare certe contraddizioni del nostro tempo e soprattutto, l’arte del negare la storia (spesso fastidiosa, come ad esempio nell’episodio dei gas usati per la conquista dell’Africa Orientale Italiana) e la cultura di un’Italia che fu, ma che non si può nascondere e forse bisognerebbe studiare meglio. Basti pensare che la Repubblica Italiana ha forse l’unico inno nazionale che contiene di fatto alle strofe 47 e 48 un insulto derisorio diretto ad un altra nazione: “Già l’Aquila d’Austria/Le penne ha perdute”.

Tornando a monte, il paradosso vuole che proprio nei giorni scorsi sia stata celebrata a Rivarolo la figura di Don Piero Solero (Tonengo di Mazzè, 30 novembre 1911 – Torino, 19 novembre 1973), cappellano e ufficiale del 4° Reggimento Alpini, ma anche alpinista, fotografo e scrittore, sempre più famoso. Ebbene, fu proprio don Pietro Solero che nel 1949 determinò una tappa importante della Preghiera dell’Alpino: don Solero si incontrò con l’Ordinario militare, monsignor Carlo Alberto Ferrero di Cavallerleone per ammodernare la preghiera, nata in clima bellico e adottata nel 1940.

In particolare, era decisamente venuto il momento di emendare il verso: “Proteggi o Signore, l’amato Sovrano, il Duce nostro, e concedi sempre alle armi romane guidate da Augusta sapienza, il giusto premio della vittoria”. L’approvazione giungerà il 21 ottobre del medesimo anno e il vicario generale monsignor Giuseppe Trossi inoltrò il nuovo testo ufficiale a tutti i comandi alpini.

Nel 1972 le mutate condizioni sociali e politiche post ’68, fecero emendare il verso “rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana…” con “Rendici forti a difesa della nostra Patria e della nostra Bandiera” con approvazione ufficiale del 15 dicembre 1985.

Il 26 settembre 1987, il presidente dell’Ana Caprioli chiese ed ottenne dal Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini che la Preghiera fosse preferibilmente recitata, nella forma originale del 1949, quando le cerimonie erano celebrate in presenza di soli iscritti all’Ana e, nel testo modificato nel 1985, in presenza di reparti alpini in armi che non potevano evidentemente contravvenire agli ordini.

Il 6 settembre 2007, l’arcivescovo Ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi, reinseriva nel testo della Preghiera modificata nel 1985, il riferimento alla “nostra millenaria civiltà cristiana”. Per gli alpini in servizio, dunque, il “rendici forti a difesa della nostra Patria e della nostra Bandiera” diventava: “Rendici forti a difesa della nostra Patria, della nostra Bandiera, della nostra millenaria civiltà cristiana”.

L’auspicio è naturalmente che non ci siano più guerre in cui mettere alla prova tale impetrazione; in subordine, che eventuali futuri nemici non si appellino ai medesimi valori nelle loro (sempre eventuali) preghiere.

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