Commento al Vangelo di domenica 17 gennaio

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Videro dove dimorava e rimasero con lui

(Elisa Moro)

“Che cercate?” “Maestro dove abiti?” (Gv. 1, 38). Il Vangelo della II domenica del tempo per annum si apre con una scena di profonda umanità del Cristo, ma anche di ricerca di una autenticità piena, la risposta a cui Sant’Agostino giunge attraverso un lungo cammino di crescita: “Come ti cerco, dunque Signore? Cercando te, Dio mio, io cerco la felicità della vita. Ti cercherò perché l’anima mia viva”. (Confessioni IV 10, 20, 29).

Due sono i pensieri che si possono ricavare da questo denso brano di sequela proposto da Giovanni.

Anzitutto, due discepoli, che seguono, sulla parola del Battista, un uomo, trentenne, a loro sconosciuto. Una scena di evangelizzazione autentica, fatta non di parole ma di sguardi: “l’amico dello sposo (il Battista) non voleva trattenere per sé i discepoli” (Agostino, C. Ev. VII). Gli occhi e la voce del Battista sono talmente pieni del mistero di Cristo, che il semplice contatto con quello sguardo spingono alcuni suoi discepoli a seguire Cristo: il successo della missione non è nelle parole, ma nel modo autentico con cui le si comunica e le si vive.

Quello del Battista è l’impegno della Chiesa e di ogni battezzato: mostrare il volto appassionato di chi indica il Cristo nel quotidiano, nutrire i tanti affamati che sono ormai lontani dalla fede e che, nelle pieghe dell’ordinario, della vita vissuta ogni giorno, recuperano fiducia verso la salvezza, verso la pienezza autentica dell’esistenza.

“Erano circa le quattro del pomeriggio” (Gv. 1, 39). È questo il secondo aspetto su cui riflettere, un dettaglio quello riportato dall’Evangelista, che è sintesi di tutto il quadro proposto: un incontro, quello tra i primi Apostoli e Cristo, che cambia l’esistenza e di cui si ricorda l’ora, anche a distanza di tempo. Le quattro del pomeriggio sono l’ “oggi” della salvezza rivelata, l’ora in cui Cristo attende ciascuno per l’incontro unico, per posare lo sguardo ricolmo di amore; “questo è il senso cristiano del «carpe diem»: cogli l’oggi in cui Dio ti chiama per donarti la salvezza!” (Benedetto XVI, 27/01/2013)

Questa parola, la stessa indicazione temporale, aiuta, all’inizio del tempo definito “ordinario”, ad avere uno sguardo di fede sulla quotidianità, unico luogo dell’autentica e piena salvezza, “occasione” preziosa per amare Dio, per vivere un continuo slancio di inizio, nella consapevolezza che “da quell’incontro se ne esce trasformati, la vita stessa” diventa “attraversata da Cristo” (Giovanni Paolo II, 9/08/2000).

(Gv 1,35-42) In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

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